Agricoltura

Un altro anno nero per la frutta: produzione in calo del 40%

Da gelate, alluvioni e cimice asiatica danni per 1,6 miliardi. Pesche, albicocche, susine, pere e kiwi le più colpite; bene solo mele e agrumi.

di Silvia Marzialetti

Aumento sprechi alimentari per il Covid, l'allarme dei produttori

3' di lettura

Produzioni quasi dimezzate e qualità in declino: la crisi che affligge il comparto della frutta, da due anni a questa parte, ha toccato livelli allarmanti, sfiorando gli 1,6 miliardi di euro di danno tra prodotto e indotto. Pesche, albicocche, susine, pere, kiwi: eccetto mele e agrumi, non c’è una sola varietà che sia uscita indenne dalla raffica di gelate che ha compromesso le gemme, nella fase più delicata: mai – concordano gli operatori – eventi climatici avevano avuto impatti così devastanti su tutte le colture e contemporaneamente in tutti i maggiori bacini produttivi nazionali, provocando perdite così rilevanti a livello nazionale. Danni che risultano ancora più penalizzanti in quelle aree che già lo scorso anno erano state colpite dal gelo e che si trovano a far fronte per il secondo anno consecutivo a nuove perdite economiche.

Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità che in molti casi – sottolinea la Coldiretti – hanno perso un intero anno di lavoro, ma che riguarda anche i consumatori che hanno dovuto affrontare un carrello della spesa più costoso. Il settore ortofrutticolo nazionale garantisce all’Italia 440mila posti di lavoro, pari al 40% del totale in agricoltura, con un fatturato di 15 miliardi di euro all’anno tra fresco e trasformato, grazie all’attività di oltre 300mila aziende agricole, su più di un milione di ettari coltivati.

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Chiusa drammaticamente la stagione della frutta estiva e primaverile, che ha registrato un calo tra il 40 e il 45% (fonte Cso) e una perdita complessiva di circa 860 milioni, le preoccupazioni si riversano ora sulla frutta autunnale, ma anche su molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea come melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi.

L’emblema di questa crisi profonda è rappresentato dalla pera, comparto ridotto allo stremo per il terzo anno consecutivo dal letale mix maltempo, cimice asiatica e maculatura bruna. «L’Emilia Romagna, che tradizionalmente rappresenta il 70% della produzione nazionale, ha prodotto 5-6 tonnellate per ettaro, contro le 20-30 tonnellate prodotte in tempi normali», spiega Davide Vernocchi di Alleanza Cooperative. Il declino appare irreversibile: la scarsa redditività, infatti, alimenta un processo di progressiva riduzione delle superfici e anche la scarsa attenzione profusa a livello di innovazione varietale non ha aiutato a contenere la graduale perdita di quote di mercato. La stessa Emilia Romagna ha perso la metà dei suoi pereti, colture parzialmente rimpiazzate da coltivazioni di albicocche, kiwi, mele, anche se nella maggior parte dei casi i terreni espiantati vengono destinati a produzioni di cereali.

L’altro prodotto simbolo della crisi ortofrutticola è il kiwi a polpa verde, che per il secondo anno consecutivo tocca il minimo storico, decimato da morìa e gelate. Il deficit produttivo è superiore al 40%, dato che certifica una sconfitta, secondo Cristian Moretti, direttore generale di Agrintesa. «L’Italia perde infatti il primato mondiale della produzione, superata dalla Grecia», spiega.

Non va meglio per cachi, castagne e marroni: negli ultimi due casi la produzione si attesta sui 4,5-5 quintali per ettaro, contro i sette quintali medi per ettaro dello scorso anno.

A fronte di un quadro così drammatico, l’unico comparto che sembra non conoscere crisi è quello delle mele , con una produzione stimata a 2.045.611 tonnellate per il 2021, come ricorda Alessandro Dal Piaz, direttore Apot (Associazione ortofrutticoli del Trentino). Stime positive anche per l’agrumicolo, la cui stagione si è appena aperta. «Le attese sono lievemente al di sotto dello scorso anno, a causa dei danni provocati dall’alluvione» racconta Elena Albertini, vicepresidente Consorzio Arancia rossa di Sicilia.

Ora il timore da parte degli operatori è che l’export, ancora saldo nei primi sei mesi dell’anno, con valori in crescita a 2,6 miliardi di euro, possa subire una battuta d’arresto e che sul mercato interno possano consolidarsi trend in crescita come quello della frutta esotica.

La virata dei consumatori verso prodotti sempre più healthy e salutista sta facendo lievitare i consumi di mango, banane, avocado, lime, per un consumo totale stimato in oltre 900mila tonnellate a livello nazionale. E in tanti si stanno riconvertendo. «Le coltivazioni di frutta tropicale in Italia - commenta Coldiretti - sono raddoppiate in meno di tre anni con un boom di oltre mille ettari fra Puglia, Sicilia e Calabria».

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