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Un americano per la prima corsa

Il ciclismo in Italia compie 150 anni: il 2 febbraio 1870 la prima gara Firenze Pistoia

di Marco Burchi

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(Afp)

Il ciclismo in Italia compie 150 anni: il 2 febbraio 1870 la prima gara Firenze Pistoia


5' di lettura

Il 23 ottobre 1868 Abraham Rynier Van Nest, ministro di culto della Chiesa dell'Unità Americana in Firenze, prese carta e penna ed indirizzò una lettera al “fabbro” Michaux di Parigi, lamentandosi di non aver ancora ricevuto il velocipede che aveva ordinato di persona ben tre settimane prima.

A Pierre Michaux in quel periodo gli affari andavano a gonfie vele. Il velocipede era di gran moda, altro che la draisina. Tutto era cambiato da quando tra il 1861 ed il 1863 Michaux aveva applicato due leve contrapposte munite di appoggi al mozzo della ruota anteriore di una draisina, dando origine ai pedali.
Si è vero, questa bicicletta villanoviana pesava oltre trenta chili per colpa della struttura in ferro e delle ruote di legno massiccio, ma la nuova moda si era diffusa rapidamente in europa, Firenze compresa.

Al Parco delle Cascine erano molti i signori, anzi gli “sportmen”, che cavalcavano questo nuovo mezzo creando ipotetici pericoli all'incolumità altrui; Il Comune, sollecitato dalle proteste di tanti cittadini, emise apposita ordinanza limitando la circolazione del velocipede solo in determinati orari e fuori dalle mura cittadine.
Tra coloro che creavano scompiglio alle Cascine c'era anche un giovinetto americano, Rynier Van Nest, nato a New York nel 1854 e figlio del pastore protestante Abraham Rynier, autore della lettera che ha dato inizio alla nostra storia.

Ne deduciamo che il velocipede era stato infine consegnato all'indirizzo di Via Montebello dove abitava la famiglia Van Nest ed il giovane Rynier aveva presto imparato ad addomesticare quell'arnese tanto che, racconta La Nazione, l'americano era ben noto ai frequentatori di mezzogiorno delle Cascine, dove il ragazzo dimostrava straordinarie capacità di guida del suo velocipede.

Ai limiti del parco fiorentino, e più precisamente in Piazza degli Zuavi oggi Piazza Vittorio Emanuele, aveva inoltre la propria sede il Veloce Club, società sportiva costituita nel dicembre 1869 e che raccoglieva gli appassionati del velocipede, fondata da personalità in vista ed animata dal nobile belga Alexandre De Sariette.
Al Veloce Club, tra un sigaro e un “vermutte”, giunse la notizia che in Francia si era da poco organizzata e disputata una gara di velocipedi, nientemeno che da Parigi a Rouen. La prima corsa al mondo.
I soci del Veloce Club non ci misero molto a deliberare che una corsa si sarebbe presto fatta anche a Firenze.
Nel 1870 Firenze era la Capitale d'Italia e c'era un gran fermento in tutti i campi, compreso quello sportivo, sia tra i fiorentini che tra i numerosi stranieri che abitavano in città.
Sotto la guida del Presidente Gustavo Langlade, nobile di origine belga, i signori del Veloce Club, tutti di “distinta educazione” decisero il percorso.
33 chilometri da Firenze a Pistoia, passando per il Po ggio a Caiano e poi dritti fino a destinazione percorrendo la Strada Regia.
Pochi giorni dopo era tutto organizzato e la città venne a sapere dell'evento, pubblicizzato con annunci e regolamento affissi in tutti i chioschi di Firenze, pardon, della Capitale.

I signori velocipedisti avrebbero corso il 2 febbraio 1870 e, se colti da improvvisa fatica, avrebbero potuto pure gareggiare camminando. Il regolamento in proposito era chiaro “… i velocipedisti potranno anche camminare a piedi, ma il velocipede dovrà essere rimorchiato da loro stessi!”
L'evento fu molto pubblicizzato e La Nazione, il 25 gennaio, comunicò il grande appuntamento della partenza, fissata il 2 febbraio 1870 “Alle nove precise i concorrenti partiranno da Porta al Prato e si dirigeranno verso la meta della loro corsa”.
L'entusiasmo in città in quei giorni fu tale che si pensò anche al servizio d'ordine e si riuscì a fare in modo che i Dragoni Reali a cavallo assicurassero il tranquillo e sicuro svolgimento della competizione.
Alla gara si iscrissero in 40 ma alla fine, pronti a mangiare la polvere della Strada Regia, si presentarono solo in 19.
La mattina stabilita tanta gente affollò incuriosita la zona di Porta al Prato, comprese tante signore. Molti la sera prima avevano fatto un salto al Caffè Landini o al Caffè delle Alpi per piazzare la propria scommessa.
Il via fu dato a suon di tromba dal trombettiere Salvini, garibaldino verace, camicia rossa fiammante.
I Signori concorrenti furono divisi in quattro file e quando le labbra di Salvini soffiarono nell'ottone si spinsero in avanti con foga. Scrive però La Nazione: “non tutte le partenze furono felici: qualcuno fu visto con la gamba destra sulla sella e il piede sinistro in terra tentare con vario successo di prendere l'assetto definitivo, ma fu un momento; tutti o per virtù propria o per soccorso altrui vi riuscirono, e mossero rapidamente alla volta di Pistoia”.
Tra i più lesti ci fu il nostro ragazzino americano, che già a Poggio a Caiano aveva staccato tutti. Dietro di lui il favorito De Sariette, il francese Chareles ed il pisano Edoardo Ancillotti.
I giudici e parte degli appassionati fiorentini precedettero i Signori concorrenti in carrozza o con il treno e si mischiarono per tempo con i tanti pistoiesi accorsi a vedere la grande novità nei pressi di Porta Carratica, punto di arrivo della competizione.
Scrive ancora La Nazione “All'improvviso alcuni gridarono: eccolo, eccolo! Presto tutti poterono vedere da lontano, appena sopra un oceano di teste, un berretto con il distintivo del Veloce Club. Era il Signor Rynner Van Heste (in realtà Ryener Van Neste)” e continua: “La folla è rimasta sbalordita nel vedere un giovane – che sembrava non avere più di 15 o 16 anni – vincere una gara così lunga”.

Per arrivare a Pistoia sul suo velocipede marca Michaux gli ci vollero 2 ore e 12 minuti, alla velocità media di 13 chilometri orari. A 3 minuti arrivò staccato il francese Charles e poco dopo il De Sariette sul quale, sembra, si erano concentrate la maggior parte delle scommesse.
Quarto arrivò l'Ancillotti, quinto il Presidente del Veloce Club Gustavo Langlade. Ancillotti presentò un vibrato reclamo e fu poi classificato terzo a pari merito con il De Sariette.
Dopo tanta fatica cosa c'è di meglio che una bella mangiata? Ecco allora che i Signori concorrenti, accompagnati dalla banda musicale, si recarono al rinomato Ristorante del Globo. Qui il giovane Ryener ebbe in premio un meritatissimo attestato, una medaglia d'oro ed un revolver!
Sul finire dell'anno, mentre le truppe piemontesi entravano in Roma e Firenze si apprestava a lasciare il ruolo di capitale, il nostro Rynier rientrò a New York per seguire gli studi di medicina. Da allora di lui, del vincitore della prima corsa ciclistica italiana, non si sa molto, forse per qualche tempo continuò a sfrecciare in velocipede e poi sulle prime biciclette per i vialetti di Central Park o forse si dedicò solo alla professione di medico ed alla grande passione che aveva per la musica. Morì nel 1931 ed è sepolto nei prati del cimitero di Greenwood, oltre la gigantesca porta gotica in pietra che accoglie i visitatori.
Ancora oggi in pochi conoscono la sua storia e quella dei primi pionieri del Veloce Club.
Fino a ieri, a parte qualche timida rievocazione, anche Firenze ha dimenticato il ragazzino americano che uscito dall'aula della scuola in Santa Croce tornava a casa e poi via, di corsa alle Cascine in sella al suo bellissimo velocipede del “fabbro” Michaux.

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