il personaggio

Conte bis? I 15 mesi a palazzo Chigi dell’ «avvocato del popolo» diventato leader politico

È entrato nell’agone della politica da professore di diritto privato, assumendo via via un’autonomia politica, fino a diventare lo snodo della trattativa tra pentastellati e Dem per la nascita di un nuovo esecutivo dopo la crisi di quello, da lui stesso presieduto, di colore giallo verde

di Andrea Carli


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3' di lettura

Da professore di diritto privato prestato alla politica, arrivato a Roma quasi in sordina senza un partito e senza voti alle spalle, ed entrato a Palazzo Chigi grazie all’indicazione dei Cinque Stelle (ma col benestare della Lega) a snodo della non facile trattativa che M5S e Pd stanno conducendo in queste ore per la nascita di un esecutivo giallo rosso.

È la breve cronistoria di un percorso politico: quello di Giuseppe Conte. Un percorso che inizia da “avvocato del popolo”, garante del contratto che ha dato vita al “governo del cambiamento” con pentastellati e leghisti azionisti di maggioranza. E giunge a una posizione da leader, giunto a fare ombra all’attuale capo politico del Movimento Luigi Di Maio, forte dell’endorsement del padre del Movimento Beppe Grillo e delle “investiture” che gli sono piovute addosso in queste ore dall’Europa (da Merkel a Macron, al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk) ma non solo (il presidente Usa Donald Trump nelle ultime ore ha twittato: «l’altamente rispettato primo ministro della Repubblica
italiana, Giuseppi Conte ha rappresentato l'Italia in modo
energico al G7. Ama il suo Paese grandemente e lavora bene con
gli Usa. Un uomo molto talentuoso che spero resti primo
ministro!»).

Un anno e mezzo fa inizia l’esperienza del governo del cambiamento
Il punto di partenza 15 mesi fa. Dopo le elezioni del 4 marzo e 89 giorni di crisi, un primo tentativo naufragato sul nome di Paolo Savona (attuale presidente Consob) all’Economia e un passaggio dell’economista Carlo Cottarelli a Palazzo Chigi, grillini e leghisti trovano la quadra sul suo nome. A giugno 2018 giura l’esecutivo giallo verde con lui alla guida, e con una forte impronta sovranista.

In questo quasi anno e mezzo di governo, il professore da “avvocato degli italiani”, come lui stesso ama definirsi, prende confidenza con i palazzi della Capitale, riuscendo a delineare e proporre agli interlocutori, che siano i colleghi di governo o commissari europei o semplici cittadini, un’immagine politica propria, di persona chiamata, anche in virtù del suo stile moderato, ad appianare le divergenze tra due alleati litigiosi.

La mediazione per appianare le divergenze tra Salvini e Di Maio
In più di un’occasione è chiamato a mediare, limare, smussare. Forte di un profilo istituzionale, non manca di farsi sentire quando ritiene che ce ne sia bisogno, evitando così che il tavolo salti. Una mediazione che trova sostegno anche dalla sintonia con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale in più di un’occasione chiede consigli su come affrontare un nodo politico. Il tutto malgrado la presenza ingombrante dei suoi vice, Di Maio e quel Matteo Salvini che critica duramente in aula al Senato, prima di salire al Colle per rassegnare le dimissioni.

Guarda il video - Il j'accuse di Giuseppe Conte a Matteo Salvini

Il sì alla Tav e l’intervento al Senato dopo il Russiagate
In fondo, la svolta decisiva è opera sua, con il suo “sì” alla Tav, che ha di fatto apre una frattura nel governo, che nei giorni successivi si è rivela insanabile. Il cambiamento di Conte e le prime prese di distanza dall’alleato ingombrante cominciano a manifestarsi in Parlamento, quando decide di intervenire in audizione per parlare dei presunti fondi russi alla Lega. La sola presenza di Conte in Aula rimarca il fatto che non lo stava facendo Salvini. Più recentemente, dopo l’aspra requistoria contro Salvini a Palazzo Madama e la scelta di dimettersi, rompe un silenzio che dura da giorni per confutare la strategia del doppio forno (dialogo sia con il Pd sia con il Carroccio) di Di Maio. «Per quanto mi riguarda - chiarisce - la stagione con la Lega è chiusa e non si riaprirà». Ovvero il professore si dice disponibile a un Conte bis ma allo stesso tempo mette in evidenza che la porta a Salvini va chiusa in via definitiva.

Guarda il video - Crisi, Conte: qui si arresta il nostro governo

Il contributo per superare l’impasse tra pentastellati e Dem
Nelle ultime, frenetiche ore, quando la trattativa tra Cinque Stelle e Pd sembra giunta a un punto di stallo, fa sapere in via indiretta (attraverso la formula: «fonti di Palazzo Chigi») che «in presenza del Presidente Conte, non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, né dal Movimento 5 Stelle né da Di Maio stesso», contribuendo così a sciogliere uno dei nodi nei quali si è incagliato il confronto tra le due parti politiche.

Verso il secondo incarico?
Se alla fine M5S e Pd dovessero raggiungere l’intesa per un suo esecutivo bis, e il Capo dello Stato dovesse decidere di puntare su di lui, per Conte si aprirebbe la porta di un secondo incarico, questa volta alla guida di un esecutivo non più sovranista ma europeista. Ma sempre elegante nel vestire e istituzionale nei modi.

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