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Un appello per il futuro dell’Europa e dell’Italia

di Sergio Fabbrini


4' di lettura

Pochi giorni fa, un “Appello per l'Europa” è stato sottoscritto da Confindustria e dalle tre principali confederazioni sindacali italiane (Cgil, Cisl e Uil). Seppure portatrici di interessi diversi e di visioni spesso contrastanti, quelle organizzazioni hanno trovato una convergenza sulla questione che è alla base della nostra costituzione materiale, l’appartenenza all’Europa integrata.

Altre volte nel passato si era verificata una simile convergenza, ad esempio quando si è trattato di contrastare il terrorismo. Tuttavia, convergere sulla visione dell’Europa non è scontato. Il processo di integrazione europea ha rappresentato una grande opportunità per il mondo delle imprese e del lavoro, ma ha anche sollevato non poche sfide all'uno e all'altro. L’apertura dei mercati ha messo in discussione la capacità competitiva di imprese che hanno difficoltà ad innovare e che si rivolgono principalmente al mercato interno.

Nello stesso tempo, quell’apertura ha sfidato la coesione sindacale del mondo del lavoro, rendendo possibile la circolazione transnazionale di lavoratori che dispongono di maggiore qualificazione rispetto a quelli nazionali o che semplicemente sono disponibili a lavorare a salari più bassi. È dunque un fatto di grande rilievo convergere, per quelle organizzazioni, su una comune visione dell’integrazione europea. Vediamo cosa dice, ma anche il suo significato implicito. L’Appello riconosce che l’Europa integrata costituisce la condizione (insostituibile) della sicurezza politica, economica e sociale dell’Italia. La Ue, «continua a garantire...benefici tangibili e significativi...per i cittadini, i lavoratori e le imprese in tutta Europa».

Tuttavia, di fronte ad un contesto globale che sta cambiando drammaticamente, anche l’Ue deve cambiare la sua struttura e le sue politiche. Deve dotarsi degli strumenti per contrastare la globalizzazione senza regole che si sta imponendo. Non solamente accelerando il completamento del Mercato unico, ma anche promuovendo una politica industriale europea in grado di contrastare i colossi americani e asiatici. Ciò deve essere fatto rafforzando i diritti e le tutele sociali, oltre che «le prospettive dell'Unione politica». Seguono precise proposte di azione immediata, quali il potenziamento delle politiche di coesione; l’allargamento degli strumenti di studio e di lavoro all’estero; un Piano straordinario per gli investimenti in infrastrutture e reti; l’emissione di titoli di debito europei (Eurobond) per la crescita, rimborsati con il gettito di nuove imposte gestite a livello europeo che sostituiscano le imposte nazionali; l’esclusione della spesa nazionale per il cofinanziamento dei progetti europei dai vincoli del Patto di stabilità e crescita.

Inoltre, l’Ue deve avviare politiche di stabilizzazione del ciclo economico in grado di sostenere il reddito e la domanda interna dei Paesi in crisi; deve dotarsi di una politica comune dell’immigrazione; deve armonizzare (favorendone la convergenza) i sistemi fiscali nazionali; deve sviluppare un dialogo sociale per contrastare il dumping e per avviare politiche attive del lavoro adeguate alle grandi sfide tecnologiche che attraversano l’Europa e il mondo. Per l’Appello, infine, bisogna accelerare l’integrazione europea, anche se ciò implica «coinvolgere i Paesi membri in tappe e tempi diversi, avviando un percorso costituente».

Se le proposte esplicite dell’Appello sono di straordinaria novità, anche il suo significato implicito è rilevante. Esso mostra come organizzazioni sociali distinte possano riconoscersi in un comune interesse nazionale. Quell’interesse consiste nell’insieme (preciso e delimitato) di principii costituzionali, valori democratici (politici, economici e sociali) e scelte geo-strategiche, insieme che fonda e tiene unito il Paese. In un ordine politico liberale, occorre preservare la distinzione tra gli attori sociali (che agiscono nel campo della “policy” o delle politiche pubbliche) e gli attori politici (che agiscono nel campo della “politics” o del sistema partitico ed istituzionale). Il ruolo delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali (oltre che delle altre associazioni di interesse o corpi intermedi) è quello di promuovere le “policies” che contribuiscono a definire l’interesse nazionale, senza per questo trasformarsi in attori politici (cioè entrare nella “politics”). In un ordine economico interdipendente, la divisione (inevitabile) tra interessi sociali non deve precludere il riconoscimento di un comune interesse (nazionale).

L’Appello afferma che il nostro interesse nazionale coincide con l’appartenenza all’Europa integrata. Dentro quell’appartenenza, vanno promosse le politiche per renderci un Paese moderno e giusto. Come una crescita economica socialmente inclusiva, una modernizzazione delle nostre strutture pubbliche e private, una selezione di gruppi dirigenti legittimati dal merito e dalle competenze. Non è più accettabile che i primari di ospedale, i direttori sanitari, gli alti funzionari dello stato, i manager di imprese pubbliche, i direttori di testate televisive pubbliche siano scelti sulla base della loro vicinanza all’uno o all’altro partito o leader di governo. In un Paese storicamente prigioniero di una cultura faziosa e partigiana, come il nostro, occorre de-politicizzare l’interesse nazionale, riducendo drasticamente i collegamenti partigiani tra attori politici e sociali. La politica sarà tanto più legittimata quanto più delimitato è il suo spazio di azione.

Ecco perché l’Appello va preso in considerazione. Importanti organizzazioni sociali avanzano una visione dell’interesse nazionale che rafforza il baricentro europeista del Paese. L’Appello è inequivoco nelle sue proposte miranti a rafforzare l’Ue e il ruolo dell’Italia al suo interno. Quali forze politiche sono disposte a sostenere quelle proposte nella prossima campagna elettorale per l’elezione del Parlamento europeo? Chiarendo, però, che l’adesione a quell’Appello è incompatibilecon l’appartenenza, nel Parlamento europeo, a raggruppamenti partitici la cui missione è contrastarne gli obiettivi (come è il caso di entrambi i partiti del governo italiano). L’interesse nazionale si difende con scelte chiare e non già con discorsi di convenienza.

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    Sergio Fabbrinieditorialista

    Luogo: Luiss Guido Carli

    Lingue parlate: francese, spagnolo

    Argomenti: Scienze politiche, relazioni internazionali

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