L’intervento

Un asse di collegamento tra Bergamo e Treviglio

È necessario definire un quadro strutturale coerente rispetto al quale ricondurre i singoli, legittimi investimenti privati

di Olivo Foglieni

È necessario definire un quadro strutturale coerente rispetto al quale ricondurre i singoli, legittimi investimenti privati


2' di lettura

L’autostrada A35 Brescia-Bergamo-Milano rafforza le potenzialità di interconnessione di una delle aree più sviluppate d’Europa, le tre province insieme ospitano più di cinque milioni e mezzo di abitanti e quasi mezzo milione di imprese, con più di tre milioni di occupati. Tuttavia, il rapporto fra l’infrastruttura e i territori delle tre province è molto diverso.

A Brescia si connette al sistema viario primario all’altezza del capoluogo, a Milano si innesta sulla rete di autostrade e tangenziali che servono l’area metropolitana, mentre a Bergamo attraversa la “bassa bergamasca”, un territorio ricco di attività e in forte sviluppo industriale, ma a bassa densità. Questa differenza si è accentuata con il diverso sviluppo delle opere complementari: a Milano l’infrastruttura è stata accompagnata dal potenziamento della rete viaria e dalla realizzazione della Tangenziale est esterna che facilita la connessione con il sistema di tangenziali e autostrade, a Brescia è stata potenziata la tangenziale sud ed è stato realizzato il raccordo con l’autostrada A4. Al contrario, a Bergamo, dove l’infrastruttura ha un’estensione maggiore, circa 25 su 62 km complessivi, le opere complementari sono minori e tutte con valenza locale. L’estensione, la bassa densità e la diponibilità di aree edificabili hanno favorito l’insediamento della maggior parte degli interventi, secondo lo studio sulle ricadute di Brebemi condotto da Agici nel 2020, ben 14 dei 18 principali programmi o progetti di investimento connessi all’infrastruttura, concentrati soprattutto sul settore della logistica. Ospitare nuovi insediamenti è di per sé un’opportunità, ma c’è anche il rischio – nient’affatto remoto – che questi interventi risultino più funzionali ai territori vicini, meglio interconnessi, sprecando così le potenzialità di un potente fattore di sviluppo e sbilanciando decisamente l’analisi costi/benefici territoriale. Ciò si renderà ancora più evidente con la realizzazione del nuovo scalo merci ferroviario, in via di definizione nel comune di Cortenuova.

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Come Confindustria Bergamo sosteniamo, quindi, la necessità di un asse forte di collegamento – l’autostrada Bergamo-Treviglio – tra la pianura e l’area centrale di Bergamo, dove è più sviluppato l’ecosistema di supporto alle attività economiche (l’università, i parchi scientifici, l’aeroporto, la A4).

Più in generale, purtroppo, emerge anche il tema del mancato coordinamento dei tanti interventi urbanistici: da un lato la legge urbanistica lombarda lascia grande autonomia ai comuni e dall’altro c’è nel territorio una forte frammentazione amministrativa. Un parziale aiuto potrebbe arrivare dalla revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che prevede, nel caso di interventi rilevanti, il ricorso obbligatorio al coordinamento tra comuni e l’ente provinciale, ma temiamo che questa modalità operativa non sarà comunque sufficiente per governare fenomeni così articolati. Per questo chiediamo anche un piano provinciale di settore per lo sviluppo delle attività produttive con focus sulla pianura bergamasca, così da definire un quadro strutturale coerente rispetto al quale ricondurre i singoli, legittimi investimenti privati, affinché non siano calati dall’alto ma condivisi per il bene comune.

Vicepresidente di Confindustria Bergamo con delega Infrastrutture, Ambiente e Sicurezza

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