Interventi

Un’assicurazione sociale per salvare imprese e famiglie italiane

Impreparati di fronte ad una recessione differente dalle precedenti, i governi stanno offrendo soluzioni frammentate. Servono invece proposte più concrete e di sistema

di Gianmario Cinelli* e Antonio Costagliola**

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Impreparati di fronte ad una recessione differente dalle precedenti, i governi stanno offrendo soluzioni frammentate. Servono invece proposte più concrete e di sistema


5' di lettura

La crisi sanitaria sta provocando sull'economia reale un impatto drammatico. La produzione industriale, in Marzo, è diminuita del 16.6%. Secondo le ultime stime di Goldman Sachs, il Pil italiano diminuirà dell'11.6% nel 2020. A differenza delle altre recessioni, i settori sono colpiti in modo profondamente eterogeno: se il comparto alberghiero e ristorazione, così come il settore retail (non primario) hanno quasi azzerato i ricavi, i distributori alimentari e farmaceutici hanno registrato un notevole incremento delle vendite.

Impreparati di fronte ad una recessione differente dalle precedenti, i governi stanno offrendo soluzioni frammentate. In questo contesto, la tenuta del tessuto economico e sociale del paese è messa a dura prova. Interventi per settore – codice ateco – o tipologia di attività o individuo – imprese o partite iva, lavoratori subordinati o persone in condizioni di fragilità – creerebbero vincitori e vinti, alimentando forme di conflitto sociale. Si pensi allo stato d'animo di un lavoratore autonomo, che dava impiego a tre collaboratori e ha sempre versato i propri contributi, quando scopre di ricevere un bonus inferiore al reddito di cittadinanza.

I sistemi economici in quarantena
La crisi in corso impone una riflessione teorica sul funzionamento del sistema economico durante i periodi di quarantena. Come sottolineato da Mario Draghi in un recente articolo sul Financial Times, è necessario uno schema comprensivo, in grado di garantire la copertura delle spese operative di ogni attività economica e misure di protezione sociale universali per le persone in condizioni di fragilità. In particolare, è opportuno prevedere dei meccanismi per l'interruzione (congelamento) e la ripresa (scongelamento) delle attività economiche.

Questo è stato l'obiettivo dei ragionamenti sviluppati dal gruppo dell'economia della quarantena a partire da cui è possibile sviluppare una proposta per l'Italia che non lasci indietro nessuna impresa e nessuna persona.

La proposta si fonda sull'assunto che, per preservare il funzionamento delle attività economiche, sia necessario garantire la copertura delle uscite di cassa delle imprese e i risparmi e i posti di lavoro delle famiglie, anche accettando una contrazione dei ricavi e dei redditi nel breve periodo. Qualsiasi misura che si concentrasse sulle mancate entrate piuttosto che sulla copertura dei costi non sarebbe sostenibile sotto il profilo finanziario.

Il programma di emergenza che proponiamo si fonda su due interventi: un'assicurazione sociale per le attività economiche e una misura di protezione sociale per le persone.

L’assicurazione e la protezione sociali
L'assicurazione sociale dovrebbe garantire la copertura dei costi operativi e dei redditi delle attività economiche. L'assicurazione sociale, in cui le attività in difficoltà potrebbero entrare volontariamente nel caso in cui dovessero fermare la propria attività, raggrupperebbe in un'unica cornice tre tipologie di interventi economici e l'introduzione di un regime giuridico ad hoc. In primo luogo, sarebbero annullati gli stipendi dei dipendenti durante il periodo di crisi (in cambio della rinuncia al ricorso ai licenziamenti).

In secondo luogo, sarebbero sospese e prorogate le obbligazioni verso la PA (tasse, contributi) e il sistema finanziario (mutui, finanziamenti). Infine, le obbligazioni (debiti e crediti) fra attività economiche sarebbero trattate in modo diverso a seconda che entrambe le aziende abbiano o meno aderito allo schema assicurativo. Le obbligazioni fra attività aderenti allo schema sarebbero sospese e prorogate attraverso l'introduzione di un regime giuridico ad hoc. Invece, le obbligazioni dove almeno una delle due controparti non aderisce allo schema sarebbero regolate sulla base di un prestito a tasso zero garantito dallo Stato.

Si tratterebbe di uno schema applicabile in tempi molto brevi. Le banche dovrebbero erogare alle imprese che rientrano nel programma la liquidità necessaria per far fronte alle obbligazioni in scadenza (debiti commerciali, ecc.) durante il periodo di quarantena. E Il governo dovrebbe offrire una garanzia statale, annullando di fatto il rischio di credito associato ai finanziamenti, in modo da rendere possibile l'applicazione di tassi zero o comunque molto contenuti. Per quanto riguarda le modalità operative, le attività economiche potrebbero iscriversi al programma in modo telematico, sulla falsariga di quanto avviene per l'attivazione della cassa integrazione d'emergenza, e il programma potrebbe avere una validità retroattiva (ad esempio il 9 marzo).

Come funziona l’assicurazione
L'assicurazione, a differenza di quanto avviene in altri paesi, affiderebbe a logiche di mercato l'ingresso e l'uscita di ogni attività economica dal programma di sostegno. Le imprese, mese per mese, potrebbero decidere se ricorrere o meno all'assicurazione sulla base dei flussi di cassa attesi. Soprattutto, l'entità del sostegno non sarebbe affidata alla decisione del governo ma alle passività correnti delle imprese. Si tratterebbe di un intervento completamente diverso da quelli in vigore in altri paesi e in discussione in Italia. In Germania, per esempio, il sostegno di liquidità è stabilito attraverso negoziazioni bilaterali per le grandi imprese, mentre è fisso e indipendente dalla struttura dei costi per le medio-piccole. In Italia si discute l'ipotesi che la cassa depositi e prestiti fornisca garanzie alle imprese fino al 25% del fatturato. Una cifra che potrebbe rivelarsi troppo bassa per alcune imprese, che quindi rischierebbero comunque il fallimento, e troppo alta per altre, incrementando la spesa pubblica anche laddove non necessario.

Le risorse da movimentare
Le risorse mensili mobilitate per l'assicurazione ammonterebbero inizialmente a €43.9mld per i primi tre mesi (Marzo-Maggio). La misura comprenderebbe il supporto di liquidità alle banche e la sospensione dei pagamenti verso gli istituti finanziari e la PA. L'introduzione del regime giuridico ad hoc garantirebbe risparmi per €13.4mld. A partire dal quarto mese, le risorse mobilitate per l'assicurazione scenderebbero notevolmente, visto che si è assunto che debiti commerciali, che costituiscono la voce di spesa principale, sarebbero completamente ripagati nei primi 90 giorni.

In uno scenario ottimistico, in cui assisteremmo ad una chiusura diffusa delle attività in Marzo e Aprile e ad una parziale riapertura in Maggio, il pacchetto di stimolo complessivo previsto dall'assicurazione sociale ammonterebbe a €116.2mld, con un incidenza sul PIL del 6.6%. In uno scenario pessimistico, invece, dove la chiusura delle attività perseguirebbe all'intensità attuale fino a Dicembre, la pacchetto di stimolo ammonterebbe a €186.3mld, e la sua incidenza sul PIL sarebbe pari al 10.6%.

LE RISORSE PER L'ASSICURAZIONE SOCIALE

Proiezione delle uscite di cassa coperte e delle risorse necessarie per l'assicurazione sociale per le imprese nei primi tre mesi. Nota: la proiezioni assume l'interruzione del 35% delle attività economiche, come stimato dall'Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro. Fonte: elaborazione degli autori

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Parallelamente, sarebbe necessario introdurre una misura di protezione sociale universale. Una possibile soluzione sarebbe erogare un reddito di emergenza uguale ai diversi individui in condizioni di bisogno (lavoratori dipendenti, autonomi, disoccupati o irregolari) e uno schema assicurativo simile a quello previsto per le imprese, in grado di garantire la copertura delle spese gestionali delle famiglie. Il reddito di emergenza, pari a 500 euro per gli adulti e 250 euro per i figli a carico, costerebbe €6.5mld (al mese). In ogni caso, qualsiasi altra misura universale sarebbe coerente con il disegno delineato, come ad esempio la proposta di Fabrizio Barca, Enrico Giovannini e Cristiano Gori. Si tratterebbe di utilizzare la cassa integrazione per tutte le attività (anche con un solo dipendente), il sostegno di emergenza (Sea) per i lavoratori autonomi e il reddito di cittadinanza di emergenza per gli individui che sono esclusi dalle misure precedenti.

Una scelta politica
La proposta non affronta l'identificazione delle fonti di finanziamento, dato che si tratterebbe di una decisione prevalentemente politica. Tuttavia, le proiezioni suggeriscono che l'impatto sul debito pubblico potrebbe essere inferiore a quello comunemente ipotizzato. Seguendo il programma di emergenza delineato il governo italiano spenderebbe significativamente meno rispetto ai valori previsti dai principali paesi europei come Germania e Francia. Insomma, se spostassimo l'attenzione sulle uscite di cassa delle imprese e i risparmi delle famiglie, accettando una contrazione di ricavi e redditi, saremmo ancora in tempo salvare il tessuto produttivo e sociale italiano. Ma dobbiamo agire subito.

(*) Ricercatore della Sda Bocconi

(**) Vice President di Equita

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