Falchi & Colombe

Un’Autorità europea contro il più tossico dei reati finanziari

di Donato Masciandaro

(Comugnero Silvana - stock.adobe.com)

3' di lettura

C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico, nelle sfide anti-riciclaggio post Covid. Il direttore dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif) Claudio Clemente descrive una criminalità «liquida», cioè veloce ed efficace nell’utilizzare la recessione pandemica per infiltrarsi ancor di più negli ambienti economici e finanziari. Ma lo strumento è sempre lo stesso: il riciclaggio, che è un reato economico davvero speciale, perché è allo stesso tempo il più generale e il più tossico. All’analisi economica va dato il merito di aver individuato a partire dagli anni Novanta la peculiarità di questo reato, che già era stato oggetto di interesse delle discipline giuridiche.

Non c’è reato economico che non produca automaticamente una domanda di riciclaggio. La ragione è semplice. Chiunque commetta un reato per ottenerne un vantaggio economico, ha un obiettivo: minimizzare la probabilità di essere scoperto. Dunque, occorre ridurre al minimo l’eventualità che dal reddito illegale si possa risalire al reo. La domanda di riciclaggio viene così alimentata da una platea di criminali, che da altri punti di vista possono essere considerati molto diversi: si va dall’evasore fiscale ai membri dell’associazione a delinquere di stampo mafioso. Ma c’è di più: dall’11 settembre del 2001 ci si è progressivamente resi conto che anche il finanziamento del terrorismo aveva con il tradizionale riciclaggio una comune finalità: quella di occultare il percorso che portava risorse e redditi, magari di origine lecita, a finanziare reati efferati.

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Ma il riciclaggio non è solo un reato generale; è anche il più tossico per il tessuto economico e finanziario, e di riflesso sociale e politico. Anche qui, il merito dell’analisi economica è stato quello di aver messo in luce il ruolo del riciclaggio come moltiplicatore. Il meccanismo si fonda sulla constatazione che il denaro ripulito può avere tre destinazioni: a) il consumo, b) l’investimento in settori e attività legali o c) illegali, con i loro rispettivi tassi di rendimento. L’investimento illegale genererà redditi che producono automaticamente nuova domanda di riciclaggio. Il cerchio si chiude: se esiste una offerta di servizi di riciclaggio, ed è efficace, in una società il peso economico di chi delinque tende a salire esponenzialmente. Anche l’offerta di riciclaggio è antica – si pensi alle banconote – e nuova allo stesso tempo: la Relazione dell’Uif si sofferma proprio sui nuovi profili di rischio che durante la pandemia si sono mostrati con particolare evidenza. Stiamo parlando dell’operatività sui canali telematici, criptovalute incluse.

Dunque il riciclaggio è stato, è e sarà uno strumento efficace per una criminalità che sa essere “liquida”. Di riflesso, qualunque Paese civile dovrebbe avere come sua priorità la lotta a tale crimine, mettendo le proprie istituzioni – a partire dalle Unità antiriciclaggio nazionali – nelle migliori condizioni per disegnare e implementare le necessarie politiche di prevenzione e di contrasto al fenomeno. Purtroppo la domanda di anti-riciclaggio non trova lo stesso robusto e sistematico alimento che invece irrobustisce la domanda del corrispondente reato. La ragione è politica: combattere il riciclaggio significa combattere tutti i crimini, compresi quelli che in taluni Paesi possono contare su un minor stigma sociale, o addirittura su forme di consenso più o meno esplicite. L’esempio paradigmatico per l’Italia è il legame tra evasione fiscale e utilizzo del contante.

Nonostante ciò, l’offerta anti-riciclaggio che il nostro Paese riesce ad esprimere è considerata a livello internazionale un esempio da imitare, a partire dall’azione della Uif. Viene perciò naturale, come è stato proposto su queste pagine, pensare all’Italia – meglio, a Milano – come alla sede di una Autorità europea antiriciclaggio, così come fu naturale pensare a Francoforte quando si decise la sede della Bce. Sarebbe un gioco a somma positiva, per l’Europa e l’Italia.

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