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Un bazooka per bloccare il rischio Italia c’è già e usarlo non costa nulla

L’attivazione preventiva delle Omt avrebbe l’effetto di scoraggiare i tentativi di speculazione

di Ignazio Angeloni e Daniel Gros

(Adobe Stock)

3' di lettura

È bastato che la Bce accennasse timidamente e con ritardo a fare quello che il suo statuto le impone, e cioè alzare i tassi quando l’inflazione aumenta, perché si spargesse il terrore sul mercato dei titoli di Stato italiani. Lo spread con quelli tedeschi è volato sopra i 250 punti base, per poi ridiscendere sotto 200 nell’attesa messianica, e probabilmente ottimistica, che a luglio Francoforte vari un nuovo “scudo” per proteggere l’Italia dagli attacchi del mercato. L’attesa alimenta le aspettative e la speculazione e mette la Bce sotto pressione da parte della politica e del mercato stesso, che ha investito in titoli e beneficiato di ampie plusvalenze. Essa però è ottimistica perché se la Bce non ha ancora annunciato questo strumento verosimilmente è perché ne ha discusso internamente senza trovare accordo. Un simile strumento, se disegnato in maniera efficace, rischia di oltrepassare i limiti del mandato e il divieto del Trattato Ue di finanziare gli Stati. Con tutti i problemi politici e legali che questo comporta.

Nelle discussioni recenti sul “rischio-Italia” si sentono due opposte opinioni. I “pessimisti” sottolineano che il debito italiano, oggi attorno al 150% del Pil, è senza precedenti. Fanno anche notare che con l’inflazione che corre ai ritmi attuali gli acquisti massicci di titoli della banca centrale, che hanno aiutato l’Italia anni fa, non possono più aiutare. Gli “ottimisti” rilevano che l’allungamento della scadenza del debito pone temporaneamente al riparo dall’aumento dei tassi. Notano anche che le banche italiane sono in condizioni migliori di dieci anni fa: hanno meno crediti dubbi e più titoli di Stato a scadenza e quindi al riparo da future minusvalenze. Il tanto temuto circolo vizioso fra finanza pubblica e privata sembra meno probabile.

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Su ciascuno di questi argomenti ci sono elementi a sostegno e contrari. Nessuno di essi è decisivo. Ciò che conta è che gli investitori in titoli – che, piaccia o no, decidono le sorti finanziarie di un Paese indebitato come il nostro – sono incerti fra due esiti opposti: uno “buono”, in cui le tensioni si placano, e uno “cattivo” in cui tornano gli scenari da incubo del 2011 con rischi di insolvenza e recessione. La fragilità e volatilità
degli ultimi giorni ne sono la prova.

Questa incertezza va bloccata subito, impedendo preventivamente ogni possibilità che si aggravi. Una via sarebbe utilizzare lo strumento che già esiste: le Omt (Outright monetary transactions) varate dalla Bce di Mario Draghi nel 2012. Il problema è che il requisito annesso di concordare un prestito del Mes, o Fondo salva Stati, non è politicamente plausibile, perché percepito, a ragione o a torto, come una perdita di sovranità nazionale.

La via per uscire dall’impasse esiste: è lo strumento “precauzionale” del Mes stesso. Si tratta di un accordo mai usato finora, destinato a Paesi che godono di condizioni finanziarie equilibrate («fundamentally sound»), ma vogliono mettersi al riparo da turbolenze future. Le condizioni per attivare lo strumenti (accesso al mercato, politiche sostenibili, e alcune altre) sono tutte soddisfatte dall’Italia. Si tratterebbe di chiedere al Mes di certificarle. Non sarebbe neanche necessario ratificare la riforma del Mes (passo comunque già annunciato dal ministro dell’Economia Daniele Franco) perché lo strumento potrebbe essere attivato in base al vecchio trattato.

A parte un ingiustificato “orgoglio nazionale”, quali altre e più concrete ragioni si oppongono a una soluzione ragionevole e benefica per tutti (Italia ed Europa) come questa? Si può essere ragionevolmente sicuri che l’attivazione preventiva delle Omt scoraggerebbe i tentativi di speculazione contro l’Italia nei prossimi mesi, quando la Bce, oltre a fermare gli acquisti di titoli, alzerà progressivamente i tassi. Il costo di sottoscrivere una “assicurazione” di questo genere per l’Italia in questo momento è nullo. Non è invece affatto certo che in assenza di essa gli argomenti portati dagli “ottimisti” saranno sufficienti a proteggere il Paese da un’altra crisi.

Fellow, Harvard Kennedy School; Direttore, Ceps

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