Rinnovabili e sostenibilità

Un bonus per le Pmi per puntare sempre più sulle rinnovabili

Si tratterebbe di rafforzare uno strumento che il governo ha già adottato per gli immobili strumentali

di Amedeo Teti

(wladimir1804 - stock.adobe.com)

3' di lettura

Per arginare l’aumento della bolletta energetica che pesa oggi sulle imprese industriali vengono prese in considerazione diverse ipotesi, spesso orientate alla soluzione di un problema ritenuto contingente.

Ma se il problema dovesse invece avere un orizzonte temporale più ampio, occorrerebbe forse individuare soluzioni di più lunga gittata, coinvolgendo, se non quasi “obbligando”, le stesse imprese ad investire per passare alle rinnovabili.

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Qui di seguito si evidenzia una proposta destinata in particolare alle Pmi industriali di tipo win-win in quanto mirata all’investimento produttivo e utile per irrobustire l’uso delle fonti rinnovabili.

Bonus ristrutturazione al 100%. L’idea è quella di prorogare, rafforzare e rendere più attraente uno strumento che il Governo ha già adottato per sostenere l’efficientamento energetico degli immobili strumentali posseduti dalle imprese (ad esempio i capannoni industriali) e cioè il cd “Bonus Ristrutturazione”, che incentiva attraverso fasce di aliquote dal 50 al 65% da poter portare in detrazione entro massimali prestabiliti.

La proposta prevederebbe l’utilizzo di fondi - anche quelli del Pnrr destinati all’efficientamento energetico - innalzando ad un valore più possibile vicino al 100% l’attuale Bonus Ristrutturazione pari a 50 o 65%, ma solo per quei beni che consentano in tempi brevi di realizzare un forte risparmio energetico quali principalmente pannelli fotovoltaici, generatori eolici, inverter ed accumulatori.

Allargando poi la platea dei beneficiari a tutte le tipologie di Pmi, per almeno due anni
(e cioè 2022 e 2023).

E considerando anche l’allargamento dello sfruttamento dell’incentivo sugli immobili attualmente privi di riscaldamento.

Inoltre prevedere anche il “costo zero” per le imprese, attraverso cioè la possibilità di poter cedere celermente il proprio credito di imposta, oltre alla attuale possibilità di recuperare la detrazione in dieci rate annuali.

Grazie al “costo zero”, mutatis mutandis per quanto avviene con il Superbonus 110% delle abitazioni private, un tale incentivo potrebbe comportare, entro pochi mesi, un prevedibile successo e quindi una straordinaria impennata di produzione (e stoccaggio) energetica da rinnovabili in Italia. Questo comporterebbe non solo una forte riduzione della spesa della bolletta energetica per le Pmi industriali, ma anche una loro sempre più ampia autonomia energetica.

Comunità energetiche di imprese. L’efficienza di questa soluzione potrebbe poi essere aumentata coinvolgendo le imprese attraverso la possibilità di sviluppare e favorire la creazione di “comunità energetiche industriali” presso le singole aree produttive italiane con un utilizzo smart dell’energia sulla base sia di quanto autoprodotto che di quanto richiesto dalle singole imprese nella stessa area. Si tratta qui di sfruttare un principio europeo cardine per lo sviluppo delle rinnovabili e cioè che i consumatori di energia siano autorizzati a divenire “autoconsumatori”. In questo caso il legislatore potrebbe stimolare l’uso di questo sistema a cluster aumentando ad esempio gli attuali massimali di potenza complessiva di 200kW per ogni singola comunità (visto anche che la direttiva 2018/2001 qui non sembra indicare limiti come invece fa la norma italiana, art. 42bis del dl 162/19), favorendo la previsione di una nuova fattispecie quale quella delle “comunità energetiche tra Pmi”.

Il minor fabbisogno energetico nazionale promosso da queste soluzioni orienterebbe pertanto a breve termine l’utilizzo della maggior parte dell’energia industriale prodotta da fonti tradizionali solo verso i grandi energivori, riducendo comunque l’escalation dei prezzi e rischi di blackout per il Paese.

In aggiunta, a complemento della proposta, una indicazione positiva di politica industriale potrebbe essere quella di ancorare l'utilizzo dei prodotti sopracitati - e cioè pannelli fotovoltaici, generatori eolici, inverter ed accumulatori (oltre alle caldaie) – ad una certificazione CAM (criteri ambientali minimi) in modo da favorire l’aumento di produzione di tali beni con origine made in Italy.

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