la classifica di wine spectator

Un Bordeaux è il miglior vino del mondo del 2019. Terzo un Chianti classico

Château Léoville Barton St.-Julien 2016 succede al Sassicaia 2015. Secondo è Mayacamas 2015 (Cabernet Sauvignon della Napa Valley) e al terzo il Chianti Classico 2016 della Fattoria San Giusto a Rentennano

di Giorgio Dell'Orefice


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3' di lettura

Solo un vino francese poteva succedere al Sassicaia 2015, miglior vino del mondo 2018. È stato infatti svelato il nuovo numero 1 di Wine Spectator (la rivista Usa vera e propria bibbia per gli amanti del vino e punto di riferimento fin dal 1988): si tratta di Château Léoville Barton St.-Julien 2016, un Bordeaux che sul podio dei migliori vini del mondo precede Mayacamas 2015 (Cabernet Sauvignon della Napa Valley, quindi Usa) e al terzo il Chianti Classico 2016 della Fattoria San Giusto a Rentennano che tiene alto il vessillo del made in Italy.

Otto rossi tra i primi dieci
La Top ten come da tradizione (per dieci giorni viene comunicata una posizione alla volta) è stata svelata del tutto oggi con il numero 1. Dal 18 novembre invece sarà resa nota la Top 100.
Molti vini rossi (8 su 10) e grandissimo successo degli Stati Uniti che piazzano 4 vini nella Top 10 (meglio di Francia oggi e dell’Italia del 2018), in secondo piano Italia e Cile.
In grande spolvero anche la Francia con tre etichette al top mondiale ovvero la stessa posizione dell’Italia nel 2018. Quest’anno infatti al posto degli italiani Sassicaia 2015 (numero 1 del 2018), del Chianti Classico riserva di Castello di Volpaia (numero 3) e dell’Etna Rosso (lo scorso anno al numero 9), ai quali andrebbe ricordato anche il Nobile di Montepulciano riserva di Carpineto che si classificò lo scorso anno al numero 11 (e quasi mai ricordato perché appena fuori della Top 10), quest’anno la Francia piazza il già citato di Château Léoville Barton St.-Julien al numero 1, lo Château de Beaucastel Châteauneuf-du-Pape 2016 al numero 6, un altro Bordeaux, il Château Pichon Baron Pauillac 2016 al numero 8. A questi inoltre andrebbe aggiunto anche un altro vino in condominio tra Francia e Stati Uniti: al numero 5 della classifica infatti c’è Roederer Estate Brut Anderson Valley L’Ermitage 2012, che fa capo alla Maison dello Champagne Louis Roederer ma è prodotto in California dove l’etichetta francese è sbarcata nel 1982.

Gli Usa in grande spolvero
Ma come detto chi fa ancora meglio della Francia quest’anno (e dell’Italia nel 2018) sono gli Stati Uniti che nella top 10 piazzano ben 4 etichette: al numero 2 il Cabernet Sauvignon della Napa Valley Mayacamas, al numero 4 Groth altro Cabernet Sauvignon della Napa Valley, al numero 5 il già citato brut realizzato da Roederer e infine l'unico bianco (e terzo vino della Napa Valley), lo Chardonnay Ramey. La Napa Valley con tre vini nei primi dieci si candida tra le regioni top del vino al mondo.
Fin qui 3 francesi, 4 statunitensi e un italiano. A chiudere la classifica l’Australia con lo Shiraz della Barossa Valley Penfolds (al numero 9) e infine il Cile (al 10) con Viña Almaviva Puente Alto 2016.

Prezzi alti ma non impossibili
Vini importanti ma non irraggiungibili come qualcuno potrebbe pensare. Il più costoso? L’ultimo dei francesi, il Château Pichon Baron Pauillac 2016 che ha un prezzo medio di 176 dollari. A seguire il Groth della Napa Valley e l'australiano Penfolds (150 dollari), poi il cileno Almaviva (130 dollari), l’altro Usa Mayacamas (125 dollari), lo Châteauneuf-du-Pape di Château de Beaucastel (107). Solo ottavo il prezzo del numero 1 Chateau Leoville Barton: costa in media 98 dollari. A chiudere lo Chardonnay Usa Ramey (65 dollari), lo spumante franco statunitense di Roederer (48 dollari) e ultimo il Chianti Classico di San Giusto a Rentennano (solo 35 dollari). Almeno la palma di miglior rapporto (mondiale) qualità/prezzo non ce la toglie nessuno.

Per approfondire:
La guerra del Chianti si combatte sulla categoria premium

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