Italianway

Un business partito con due case sfitte

In sei anni il portafoglio alloggi a 600, comprese dimore d'epoca

di Donata Marrazzo


2' di lettura

Come si fa a raggiungere in 6 anni un tasso di crescita che supera il 90%, a raddoppiare di volta in volta i volumi gestiti e prevedere per il 2019 un fatturato di 15 milioni di euro? Come si può partire con due seconde case inutilizzate a Milano, da immettere nel circuito dell’ospitalità turistica, e ritrovarsi con 700 immobili, dalla Lombardia a Lampedusa, tra appartamenti, ville e residenze d’epoca?

«Siamo entrati su un mercato forte, quando Airbnb e diverse travel agency stavano segnando il trend. Grazie a un modello operativo ben strutturato e a un software integrato, sviluppato con oltre due milioni e mezzo di euro di investimento, con cui gestiamo l’intero processo del vacation rental, abbiamo portato Italianway a diventare a Milano protagonista del “property”».

L’ad Marco Celani, con un passato nel mondo della finanza, guida l’azienda fondata nel 2014 da Davide Scarantino, che oggi è il presidente. Racconta con i numeri la sua storia d’impresa: «Da gennaio a oggi abbiamo venduto 122mila notti a viaggiatori provenienti da 161 paesi, gestendo in tutto 35mila ospiti per un volume di 20mila prenotazioni. Poco meno della metà sono italiani e, a seguire, russi, francesi, tedeschi, americani, inglesi, svizzeri e cinesi. Per questi ultimi abbiamo adeguato gli standard di alcuni immobili integrando la domotica e la dotazione delle cucine. In tutte, ad esempio, c’è un cuociriso».

Il 6% degli ospiti che fa tappa a Milano arriva dalla Cina, e sono fra quelli che nelle strutture di Italianway spendono di più per presenza: 391 euro. Come pure i tedeschi (457 euro), gli inglesi (399 euro), i russi (387 euro). E gli americani (376 euro), i francesi (368 euro), gli italiani (270 euro). Il ticket medio di spesa più alto (1.058 euro) riguarda i cittadini del Kuwait, i viaggiatori provenienti da Arabia Saudita (585 euro) e India (539 euro). Cinque notti la media dei pernottamenti.

L’azienda non ha puntato solo su piattaforma e tecnologie, ma anche sul personale: «È il nostro valore aggiunto», dichiara Celani. In tutto 98 dipendenti e collaboratori, 350 tra partner e fornitori.

«La nostra forza è la capacità di attrarre su più canali – spiega ancora l’ad – così aumentiamo il tasso di riempimento degli appartamenti e la visibilità. Su Airbnb ci rivolgiamo al mercato occidentale, ad esempio, con Ctrip ai turisti cinesi». Incide la tipologia variabile degli alloggi, sempre fedele però allo spirito dei luoghi. Tutti vengono censiti e registrati come case-vacanza: «Nelle Langhe abbiamo solo abitazioni tipiche, ma cerchiamo ovunque di mantenere una certa uniformità di stile. In fondo vendiamo fotografie e per questo abbiamo uno staff di 8 architetti che si occupa di design e ristrutturazioni». La spesa di manutenzione per ogni struttura si aggira sui 500 euro l’anno.

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