il graffio del lunedì

Un campionato senza certezze. E quindi bellissimo

Scivola l’Atalanta a spese della Lazio, risorge il Milan, la Roma si conferma terza. Cronaca di una Serie A interessante come non si vedeva da anni

di Dario Ceccarelli

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4' di lettura

Ormai è chiaro: anche nel campionato, come in politica, non si capisce niente. È un ginepraio. Scervellarsi è inutile. Per trovare una sintesi, una volta chiuse le consultazioni per il nuovo governo, bisognerà chiedere al presidente della Camera, Roberto Fico, di rifare per cortesia un breve giro di opinioni per aiutarci a uscire anche da questo impasse calcistico. Non ci sono certezze. Salta sempre fuori qualcuno che rimescola le carte. E fa il diavolo a quattro come Renzi in Senato o Di Battista quando torna dalle vacanze.

L'Atalanta, per dirne una. La settimana scorsa, dopo aver strapazzato il Milan, ruggiva come un leone. Un tritacarne da spaventare chiunque. Tanto è vero che poi, anche in Coppa Italia, ha eliminato la Lazio. Si apriva per la Dea un futuro radioso: gioco spumeggiante, carattere da vendere, uno show permanente con il vulcanico Gasperini a dirigere da par suo l'orchestra.

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E Invece, quattro giorni dopo, si rovescia tutto: la Lazio non solo demolisce i Gasperini-boys (3-1 a Bergamo), ma pure li scavalca in classifica . E quindi? Cosa è capitato all'Atalanta? Ha perso potenza come quei cicloni dei mari dl Sud? Ha esaurito la pozione magica di Asterix? Mistero.

Certo, ha pesato qualche assenza, come Romero fuori per Covid. Però la scivolata rimane. E La Dea rientra nei ranghi cedendo il suo posto alla Lazio che, alla sua quinta vittoria consecutiva, rientra nel giro delle big. Un bel filotto che ci riporta alla fantastica cavalcata dell'anno scorso, prima che il lockdown la mandasse in depressione.

Un'altra resurrezione, altrettanto sorprendente, viene dalla Roma che con un disinvolto 3-1 sul Verona conserva il terzo posto (40) davanti alla Juventus (39) vittoriosa in scioltezza sulla Sampdoria. Dilaniata dalle polemiche per la maldestra uscita dalla Coppa Italia, e dallo scontro tra l'allenatore Fonseca e il centravanti Dzeko (ancora in tribuna per punizione), la Roma realizza tre reti in nove minuti a una difesa, quella scaligera, tra le più blindate del campionato. Un piccolo miracolo difficile da spiegare in un contesto così esplosivo visto che Fonseca continua a pretendere le scuse di Dzeko. Chi ha ragione? Di sicuro brilla l'assenza della società. Ma questa non è una novità.

Parenti serpenti, anche all'ombra del Vesuvio. Il faticoso successo sul Parma (2-0) non chiude il duello a distanza tra Gattuso e De Laurentiis. Se non fossimo ormai a febbraio si potrebbe parlare di cinepanettone. «Qui prendo schiaffi tutti i giorni» ha detto Rino riferendosi ai contatti che il presidente partenopeo ha preso con altri allenatori non fidandosi del suo che, comunque, è quinto in classifica e l'anno scorso ha vinto la Coppa Italia.

Che dire? De Laurentiis è riuscito perfino a litigare con Ancelotti, figuriamoci con Gattuso. Anche qui ci vorrebbe un mediatore di altissimo profilo, ma Fico ha già altre gatte da pelare. E di “responsabili”, a parte il povero Gattuso, non se ne vedono….

Tutt'altra aria tira a Milano. A guidare la classifica (46 punti) infatti c'è sempre il Milan. Tra una mazzata e l'altra (Atalanta in campionato, Inter in Coppa Italia) veniva dato alla deriva, un fenomeno residuale dopo un fantastico girone d'andata. Anche Ibrahimovic, dopo l'imbarazzante chiassata con Lukaku, sembrava ormai fuori giri. Invece, a Bologna , nuovo colpo di scena: pur sbagliando un rigore, lo stesso Ibra trascina i rossoneri al successo (2-0) rimettendoli in pista dopo il testa coda con l'Atalanta. Una vittoria sofferta negli ultimi venti minuti, ma fondamentale per rispondere al fragoroso 4-0 dell'Inter sul Benevento. Due vittorie diverse, sia chiaro: in discesa quella nerazzurra, con qualche ansia quella rossonera. Però, il segnale del Milan agli altri naviganti è forte e chiaro: «Eh, già, sono ancora qua», come canta Vasco Rossi quando qualcuno lo dà per bollito.

Ora bisognerà vedere. Normalmente, verrebbe da dire che il calendario dei ragazzi di Pioli nelle prossime partite è più favorevole. Ma poiché ogni previsione in un campionato così liquido è labile, è meglio lasciar perdere. Diciamo che il Milan, in attesa di Bennacer e Calhanoglu, mostra ancora qualche crepa, soprattutto dalla parte di Teo Hernadenz, non pienamente recuperato. Però, mantenendo il comando, sembra uscito dal gorgo. E sembra aver recuperato quella famosa autostima che, come il buon senso, tutti nominano ma pochi possiedono.

Solo due segnalazioni: la prima è per Ibra: oltre a frenare i suoi feroci istinti da maschio Alfa, è bene infatti che la smetta di battere i rigori. Anche lui invecchia, se ne deve fare una ragione. L'altra notazione riguarda il risveglio di Eriksen. Adesso, dopo la magistrale punizione del derby, è diventato un fuoriclasse intoccabile. Decisivo anche con il Benevento. Ma allora? Perchè così tanto tempo prima di dargli fiducia? Forse Conte, dopo tutto questo teatrino, un minimo di autocritica potrebbe farla. O no?

Comunque, mentre l'Inter, con i gol di Lautaro e Lukaku va avanti con la potenza di un tir, anche la Juve dà forti segnali di ripresa continuando la sua rincorsa. Passare senza affanni in casa della Sampdoria, non è una passeggiata.. E anche se Ronaldo non segna, poco importa visto che ci pensano Ramsey e Chiesa. La squadra cresce. Arthur e Mckennie sono sempre più pimpanti e Cuadrado è uno stantuffo inarrestabile. Insomma, Pirlo può sempre più sorridere. Non tutto funziona, certo. Ma chi non ha pensieri al giorno d'oggi?

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