Green Economy / 1

Un circolo virtuoso Stato-imprese per la sostenibilità

di Michelle Scrimgeour e Alok Sharma

(Adobe Stock)

3' di lettura

Ognuno di noi è responsabile per il benessere del nostro pianeta ed è giunto il momento di fare qualcosa. Dalla Cina all’Europa, dall’India agli Stati Uniti, gli incendi sono sempre più incontrollabili, le inondazioni stanno causando danni sempre maggiori alle città e le tempeste sono sempre più forti e violente. Stiamo vedendo eventi atmosferici estremi, risultanti dall’immissione di grandi quantità di CO2 nell’atmosfera, da cui gli scienziati ci avevano messi in guardia. Questi fenomeni arriveranno a soverchiarci se non agiamo ora per contenere l’aumento della temperatura globale sotto gli 1,5 gradi, secondo quanto previsto dagli Accordi di Parigi. Anche il report prodotto dall’Intergovernmental panel on climate change riporta che la soglia degli 1,5 gradi è fondamentale; se le temperature dovessero innalzarsi oltre questo livello, le conseguenze si ripercuoterebbero su milioni di persone. Tuttavia, il mondo si è mosso con troppa lentezza e adesso, per riuscire a rispettare l’obiettivo degli 1,5 gradi, è necessario dimezzare le emissioni mondiali entro il 2030 e per riuscirci si deve agire subito. Per questo la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (la Cop26) che si terrà a novembre è un appuntamento cruciale.

Ogni nazione e ogni segmento della società deve abbracciare gli Accordi di Parigi e fare in modo che diventino realtà e questo si può ottenere promuovendo i 4 obiettivi della Cop26.

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Il primo è cruciale per rispettare l’obiettivo degli 1,5 gradi: mettere il mondo sul percorso giusto per abbattere le emissioni, fino a che queste non raggiungeranno il net zero attorno alla metà di questo secolo. Tutte le nazioni devono presentare degli obiettivi di breve periodo che li mettano in condizione di raggiungere le zero emissioni nette nei tempi stabiliti.

Il secondo è proteggere la popolazione e la natura stessa dai cambiamenti climatici, realizzando protezioni contro le inondazioni, sistemi di allarme contro gli uragani e infrastrutture in grado di resistere a eventi atmosferici estremi.

Il terzo è far fluire i finanziamenti, sia pubblici che privati, verso la lotta al cambiamento climatico. I governi devono subito fare qualcosa: in particolare i Paesi sviluppati devono investire i 100 miliardi di dollari l’anno promessi ai mercati emergenti. Tuttavia, anche il settore privato deve mobilitarsi in questo senso.

Il quarto viene di conseguenza: lavorare tutti insieme
per questo obiettivo.

In particolare, le istituzioni finanziarie e le imprese devono fare la loro parte nell’abbattere le emissioni e nel reindirizzare i capitali dell’economia globale in modo che l’obiettivo degli 1,5 gradi venga raggiunto.

Per questo Lgim è tra i fondatori e primi firmatari della Net zero asset managers initiative e sempre per questo chiede alle imprese in cui investe di rispettare i suoi standard minimi sulle questioni ambientali. Inoltre, ha anche sviluppato una roadmap che porterà alle zero emissioni nette le sue soluzioni L&G Workplace Pensions e L&G Mastertrust entro il 2050 e molte altre azioni che portano benefici non solo al pianeta, ma anche agli investitori stessi.

Al giorno d’oggi, il 70% del Pil globale è sostenuto da obiettivi di zero emissioni nette, mentre quando il Regno Unito ha assunto la presidenza della Cop26 la percentuale era solo del 30 per cento. Anche i membri del G7 hanno obiettivi di riduzione delle emissioni di breve periodo, che li porteranno allo zero net entro il 2050. Quando nel dicembre del 2020 fu avviata la Net zero asset managers initiative, i firmatari erano solo 30 e assieme gestivano asset per oltre 9 trilioni di dollari; oggi sono 128 e gli asset gestiti equivalgono a 43 trilioni.

Le opportunità offerte dalla green economy sono enormi, così come lo sono i rischi che corrono coloro che non riusciranno a ultimare questa transizione: 215 delle società più grandi al mondo hanno stimato che il loro rischio climatico è di un trilione di dollari circa, ma queste stesse società possono guadagnare due volte tanto se portano a termine correttamente il passaggio verso un’economia sostenibile.

Gli incentivi dei governi possono spingere le imprese a cogliere le opportunità derivanti dalla green economy; al tempo stesso, le azioni delle aziende aiutano a creare le condizioni che spingono i governi a prendere decisioni audaci. Sulla lotta ai cambiamenti climatici, gli sforzi dell’uno sostengono quelli dell’altro e questo è esattamente ciò che si intende per capitalismo sostenibile.

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