FALCHI & COLOMBE

Un conservatore flessibile per guidare la Bce

di Donato Masciandaro

3' di lettura

Con oltre un anno di anticipo sulla scadenza del mandato di Mario Draghi, è già iniziata sui media la gara delle ipotesi e previsioni su chi prenderà il suo posto. Quello che colpisce è che nella ricerca dell’identikit del successore, le argomentazioni di natura economica sono completamente scomparse, a favore di considerazioni politiche e geografiche. L’esperienza ci insegna invece che le ragioni economiche e quelle politiche si intrecciano nei momenti di scelta dei governatori delle banche centrali. Magari offrendo delle soprese.

La domanda da cui partire è: quali requisiti deve avere il presidente della Banca centrale europea (Bce)? L’analisi economica ci offre almeno un requisito cruciale: il governatore della Bce deve essere avverso a politiche monetarie miopi; tecnicamente, deve essere un conservatore. Tale qualità è a sua volta legata alla ragione per cui una banca centrale deve essere una istituzione indipendente all’interno del complessivo disegno della politica economica in una moderna economia di mercato: evitare che le politiche monetarie siano distorte dall’orizzonte di breve periodo che fisiologicamente caratterizza chi è portato a ragionare in termini elettorali o ideologici per ragioni di consenso.

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La politica monetaria deve cioè essere tenuta a distanza di braccio da chi gestisce quotidianamente il governo di un Paese, perché tra tutte le politiche economiche è quella che può essere al contempo molto efficace, ma anche massimamente tossica, se gestita male. Politica monetaria significa gestire l’unica risorsa che è da un lato indispensabile per una economia di mercato, ma che allo stesso tempo non ha un limite fisico in natura: la moneta.

La moneta deve essere prodotta per consentire una gestione ordinata e regolare di tutti gli scambi; questo è il lato illuminato della medaglia. Il lato oscuro è invece legato al fatto che la produzione di moneta può essere teoricamente illimitata; è una proprietà che rappresenta una formidabile tentazione per chi gestendo tale risorsa può essere tentato di risolvere ogni tipo di problema macroeconomico – disoccupazione, disavanzi pubblici, salvataggi bancari - stampando valuta. Ma l’eccesso di moneta crea distorsioni profonde nei prezzi, reali e finanziari; il rischio è quello delle bolle, inflazionistiche oppure creditizie e finanziarie.

Quindi la banca centrale deve essere indipendente, e il banchiere centrale deve essere conservatore. Un connotato che si riflette sulla politica monetaria, che in generale e in tempi normali deve essere conforme al cosiddetto principio di Taylor: l’obiettivo della stabilità monetaria deve essere più rilevante rispetto a quello della crescita economica. Quanto più rilevante dipende da Paese a Paese, e dalla fase congiunturale. Quindi il banchiere centrale deve essere conservatore, ma flessibile. Se tale qualità è auspicabile per una qualunque banca centrale, è necessaria per il successore di Mario Draghi, visto che lo statuto della Bce prescrive che la stabilità monetaria sia l’obiettivo prioritario.

L’essere un conservatore flessibile dipende dalla nazionalità? Assolutamente no. Anzi: chi invece di essere flessibile, mostra di essere solo un conservatore duro e puro – come viene ritenuto ad esempio il presidente della Bundesbank Jens Weidmann – non parte favorito. Più in generale, la nazionalità non dovrebbe contare, soprattutto per una banca centrale sovranazionale come Bce. Si pensi ai casi di Stanley Fischer, banchiere centrale dal doppio passaporto, che ha ben servito in due banche centrali, quella di Israele e quella americana (Fed); oppure a Mark Carney, attuale governatore della Banca d’Inghilterra, di passaporto canadese.

E il genere conta? Finora no, ma forse dovrebbe contare. L’analisi economica sta approfondendo gli effetti della diversità di genere sulla governance delle banche, e di riflesso sulle loro performance. Questo vale anche per le banche centrali: il più recente risultato mostra che al crescere della diversità di genere cresce il grado di conservatorismo della politica monetaria. Nessuna sorpresa: conservatorismo significa prudenza. Da questo punto di vista, la presidenza di due banche centrali assai rilevanti – la Fed e la Banca centrale russa – sono già legate ai nomi rispettivamente di Janet Yellen - fino allo scorso febbraio - ed Elvira Nabiullina. Sarebbe una bella sorpresa vedere che anche la Bce seguisse questa strada. Altro che la nazionalità.

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