Il partenariato pubblico privato/1

Un contratto standard per allocare meglio i rischi tra Stato e investitori

di Biagio Mazzotta

(slako - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il partenariato pubblico privato (Ppp) ha assunto da tempo una certa importanza in Italia in relazione al suo potenziale impatto sugli investimenti del Paese senza comportare, se realizzato correttamente, effetti indesiderati sulla finanza pubblica e sul debito pubblico.

Sempre maggiori risorse vengono destinate dalle amministrazioni pubbliche allo sviluppo di tali operazioni. A queste si aggiungeranno quelle di provenienza comunitaria previste dal Recovery Plan.

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Solo a titolo esemplificativo e non esaustivo si ricordano il Fondo per la progettazione delle operazioni di partenariato pubblico privato e il Fondo per l’attrazione di investimenti in aree dismesse e per beni dismessi, finalizzati alla realizzazione di progetti di sviluppo di infrastrutture e beni immobili in disuso appartenenti alle amministrazioni pubbliche attraverso piani di sviluppo coordinati da Investitalia e realizzabili tramite partenariato pubblico-privato.

Nella consapevolezza della capacità di queste operazioni di rappresentare un’ulteriore leva, grazie al coinvolgimento diretto dei privati, per favorire la crescita economica, di recente le istituzioni hanno reso il quadro regolatorio più chiaro attraverso l’inquadramento giuridico delineato nel Codice dei contratti e con l’emanazione di apposite linee guida.

Su impulso della Ragioneria Generale dello Stato e in uno spirito di grande collaborazione con l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (Dipe) e le altre pubbliche amministrazioni co-interessate è stato costituito e portato avanti un apposito tavolo interistituzionale finalizzato alla predisposizione di un “contratto standard” per le operazioni di Ppp realizzate con contratto di concessione per la progettazione, costruzione e gestione di opere pubbliche, le cui clausole costituiscono una utile guida per le Amministrazioni pubbliche, ai fini della ottimale allocazione dei rischi tra pubblico e privato. Tali clausole sono coerenti con le regole contabili europee e mirano a evitare riclassificazioni con conseguenti aggravi sui bilanci delle amministrazioni
e sul debito pubblico.

In tal senso il ruolo svolto dal ministero dell’Economia e delle finanze è utile non solo nella volontà di dare impulso a queste operazioni, ma anche nell’evitare eventuali e imprevisti effetti negativi di tali operazioni sulla finanza pubblica e sui bilanci delle Amministrazioni pubbliche, eventualmente connessi a successive riclassificazioni delle stesse.

Il legislatore, consapevole dell’opportunità e allo stesso tempo dei rischi e delle problematiche connesse alla gestione di uno strumento così complesso, con la legge 160 del 2019 ha attribuito alla Ragioneria Generale dello Stato il monitoraggio delle operazioni di partenariato nell’ottica del loro corretto trattamento statistico e contabile e il contestuale obbligo a carico di tutte le Amministrazioni di trasmettere alla stessa Ragioneria le informazioni e i dati relativi alle operazioni effettuate ai sensi degli articoli 180 e seguenti del Codice dei contratti.

È stato pertanto predisposto un apposito portale, attualmente in fase di sperimentazione, che verrà a breve reso disponibile a tutte le Amministrazioni e all’Ufficio statistico dell’Unione europea. Questo sforzo è necessario al fine di creare le condizioni per la giusta cultura del partenariato pubblico privato, dando certezza a tutti gli operatori del settore siano essi pubbliche amministrazioni o investitori
privati e istituzionali.

Si tratta di operazioni che devono contemperare l’interesse della pubblica amministrazione all’agire efficiente ed efficace e l’interesse del privato al giusto profitto. Su questo delicato equilibrio si innestano le regole europee di allocazione dei rischi, senza le quali il partenariato nemmeno
si qualifica come tale

Da qui deve partire una nuova cultura del partenariato pubblico privato. Dalla conoscenza delle regole che permettono l’ottimale allocazione dei rischi tra privato e pubblico, per evitare la proliferazione di contratti più onerosi dell’appalto e solo apparentemente più efficaci, con inevitabili ripercussioni sulla finanza pubblica laddove non correttamente impostati e contabilizzati.

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