valore aggiunto

Un data center da 10 petabyte al servizio anche del territorio

Dalla Valle d'Aosta sono gestite 250mila postazioni di lavoro in tutto il mondo

di Carlo Andrea Finotto

Dalla Valle d'Aosta sono gestite 250mila postazioni di lavoro in tutto il mondo


2' di lettura

C’è un po’ dello spirito di Olivetti anche in Engineering D.Hub. La controllata valdostana di Engineering (multinazionale dell’It) sorge infatti a Pont Sain Martin, dove un tempo operava il data center di Olivetti.

Ora, il data center che fa capo a Engineering D.Hub si estende su una superficie di 2mila metri quadrati e ha una capacità di 10 petabyte (vale a dire 10 biliardi di byte, oppure 10 milioni di miliardi di byte). Da Pont Saint Martin vengono gestite 250mila postazioni di lavoro e custoditi i dati di circa 400 clienti in tutto il mondo, con un supporto di 24 ore al giorno, sette giorni su sette, in nove lingue.

Da circa due mesi gli uffici sono vuoti ma Engineering D.Hub opera ugualmente. Anzi, forse persino più di prima: si occupa di trasformazione digitale delle imprese, di piattaforme di smartworking, di change management, di robotic process automation, di trasferire su cloud la “vita” di centinaia di realtà produttive.

La proiezione della società guidata dall’amministratore delegato Francesco Bonfiglio (si veda altro articolo in pagina) è inevitabilmente internazionale, ma le radici sul territorio sono salde.

La Valle d’Aosta si è attrezzata non appena si è delineato l’impatto dell’epidemia da coronavirus e, sottolinea Bonfiglio, Engineering D.Hub ha aiutato molte piccole imprese ad adottare questo nuovo paradigma, con il digitale che sarà destinato ad assumere un ruolo chiave in più settori produttivi. Tra questi anche quello che rappresenta una delle principali voci per il bilancio regionale: il turismo. In regione, tra le imprese e le associazioni di categoria – spiega il manager che è anche vicepresidente di Confindustria Valle d’Aosta – stiamo ragionando su come uscire da questa situazione, ora che si profila la cosiddetta Fase 2. La ricetta è quella di sfruttare le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica dove prima non veniva impiegata o impiegata poco – dagli allevamenti all’agricoltura di qualità – e di accrescerne l’impiego in ambiti già “contaminati”, come terziario, servizi e, appunto, turismo.

«Le aziende – dice Bonfiglio – dovrebbero investire in strumenti di collaborazione, nel cloud, nell’automazione dei processi, per ridurre i costi offrendo gli stessi servizi». La digitalizzazione, e lo smart working in particolare, consentono inoltre di abbattere le distanze: «Questo significa, tra le altre cose, dare la possibilità alle aziende di aprirsi a un territorio potenzialmente sconfinato. La collaborazione con i talenti di vari settori è spesso limitata dalla distanza tra la residenza e la sede di lavoro: con lo smart working questo ostacolo non esiste più».

Nella prossima fase post-acuta della pandemia, la Valle d’Aosta potrebbe inoltre giovarsi del fatto che – in ottica vacanze – rispettare il “distanziamento” in montagna dovrebbe essere più semplice che al mare, come è stato sottolineato anche in occasione di una delle conferenze stampa quotidiane della Protezione civile.

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