Riqualificazione

Un distretto dell’innovazione sulle rovine della ex Officine Fs

A Saline Joniche nell’area dismessa di Officine Grandi riparazioni sorgerà Agàpi, struttura voluta da Università Mediterranea di Reggio Calabria per avviare la collaborazione con le imprese

di Donata Marrazzo

Il nuovo progetto Rendering della riqualificazione dell'area di 37 ettari delle ex Officine Grandi Riparazioni

3' di lettura

Pensate a un tratto di costa incontaminato, un’area vasta della Calabria greca dove un tempo si raccoglieva il sale dello Jonio e si coltivavano bergamotto e gelsomini. Alle spalle il parco dell’Aspromonte, di fronte la Sicilia e i fenicotteri rosa nei laghetti del pantano. Pensatela, poi, quell’area prosciugata e deturpata, proprio com’è ora, nella realtà, con quel che rimane di un ex polo industriale iniziato male (negli anni ’70) e finito peggio. Proprio lì, in 37 ettari del sito delle ex Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, dismesse nel 1989, sorgerà Agàpi, un distretto dell’innovazione per sviluppare la cooperazione tra l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e altri enti di ricerca, aziende nazionali e internazionali e imprese del territorio. Le nuove tecnologie supporteranno la filiera agroalimentare, quella dell’energia e del rischio sismico e idrogeologico, compresa la medicina digitale, strategie per le smart city e la mobility transformation.

L’ateneo reggino sta lavorando al progetto già da alcuni anni: l’obiettivo è trasformare una parte del sito di Saline Joniche in un centro d’eccellenza unico nel suo genere, un nuovo ecosistema dell’innovazione in un’area urbanistica marginalizzata. La zona è tristemente nota anche per le vicende della vicina ex Liquichimica, un impianto per la produzione di bioproteine da cui si volevano ricavare mangimi. Aprì nel 1974 e chiuse dopo qualche giorno, con 750 operai che rimasero in cassa integrazione per più di un decennio.

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L’Università Mediterranea ha partecipato a un bando dell’Agenzia per la Coesione da 90 milioni di euro. Ha superato la prima fase ed è ora in attesa di successive valutazioni. «Vogliamo sviluppare ricerca e progetti per favorire la creazione d’impresa. Con il risultato di frenare l’emorragia di giovani laureati che abbandonano il nostro territorio per trovare occupazione fuori regione – spiega il rettore Marcello Zimbone – creando le condizioni per consentire a coloro che sono già andati via di tornare con il loro bagaglio di esperienza. In 36 mesi possiamo cambiare il destino di una delle aree più depresse d’Italia per tasso di occupazione e di reddito procapite. Ma paesaggisticamente insuperabile. Abbiamo già stipulato il preliminare d’acquisto del sito e delle strutture».

Il progetto è ambizioso, più vasto, in termini di dimensioni e contenuti, di quello della Città della Conoscenza realizzato dall’Università di Napoli a San Giovanni a Teduccio, nell’area ex Cirio.

Il nome del campus è Agàpi, da “agapáô” che in greco significa amare. «Ed è proprio un atto d’amore che l’università vuole dedicare al territorio e ai suoi giovani», aggiunge Zimbone. Ma Agàpi è anche l’acronimo di Area Grecanica Advanced Platform for Innovation.

Oltre 40 i partner dell’iniziativa, come l’Agenzia spaziale italiana, l’università di Bologna, quella di Trento, la Federico II di Napoli, la Sapienza di Roma, l’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il politecnico di Bari e l’università dell’Arizona con il suo Space systems engineering lab. E fra le grandi imprese Tim, Ntt Data, Consorzio Elis. In rappresentanza del territorio calabrese, la Fabbrica di liquirizia Amarelli, Caffè Mauro, De Masi Industrie meccaniche, Giacinto Callipo Conserve alimentari, Omnia Energia. Per tutte, accesso privilegiato ai talenti formati dalle università partecipanti e flessibilità dei costi logistici e di altri servizi messi a disposizione dal campus in ottica smart working e south working.

Fra gli obiettivi di Agàpi, 400 assunzioni nei primi 4 anni e 300 opportunità per ricercatori di nuove startup e spinoff che saranno inclusi in un ecosistema con elevata possibilità di scambio di idee, competenze, collaborazioni per trasferire progetti e prodotti. All’interno è prevista la creazione di un’Academy per percorsi formativi mirati alle esigenze del territorio e a quelle delle aziende partner.

«Gran parte degli edifici esistenti sarà recuperato e alcuni, anzi, potranno essere ripristinati in brevissimo tempo. Il progetto insomma – conclude il rettore Zimbone – è pronto a essere messo a gara». Ne beneficerà tutto il sito di Saline Joniche, compreso il porto, realizzato negli anni ‘70 a servizio di un polo industriale mai nato. E se non ci saranno intoppi, il Pnrr farà il resto.

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