AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùPietrasanta e i laboratori artistici

Un distretto e le sfide per consolidare il futuro

I laboratori artistici del marmo e del bronzo di Pietrasanta, la relazione con i grandi artisti internazionali e le trasformazioni del mercato.

di Roberto Bernabò

2' di lettura

La città con le 80 e passa opere di arte contemporanea esposte in strade e piazze ha una storia che viene dall’Ottocento. Dietro le sculture che costruiscono il parco artistico all’aperto di Pietrasanta (a cominciare da quelle di Fernando Botero, Igor Mitoraj, Kan Yasuda, e presto Girolamo Ciulla, con una bellissima fontana: tra le poche tra l'altro site specific, perché anche qui prevale la cultura della “rotatoria più scultura” con la rinuncia dell'arte a costruire una connessione sociale con la comunità, finendo per essere inghiottita nella logica del colpo d'occhio e via) c'è un distretto che ha saputo reinventarsi affrontando crisi storiche. Per acquisire una leadership internazionale che dà sostanza alla città.

I grandi laboratori in cui si riproduceva l’arte antica per chiese e palazzi in tutto il mondo, si sono rigenerati e hanno prodotto tante costole dove l’abilità delle mani - oggi affiancata da una tecnologia che richiede sapienza per integrarla nei processi produttivi e nella narrazione- sta al servizio dell’arte contemporanea. Nelle botteghe di marmo e bronzo (e mosaici, intarsi) dominano gli artisti internazionali che a fianco agli artigiani danno forma alle loro opere.

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Un cambio di rotta che viene da metà anni Settanta e che trovò lo svelamento pubblico nel 1978 con la prima mostra nella storica piazza del Duomo, un’esibizione dei tanti artisti che erano arrivati ad animare queste botteghe del centro.

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Da allora sono accadute moltissime cose. I laboratori si sono trasferiti all’esterno, nelle zone artigianali. Il centro città è diventato piuttosto un luogo da vedere e mangiare più che vivere, con commercio e turismo che ne hanno progressivamente definito l’identità. Con tante gallerie d'arte e mostre a rappresentare l’immaginario di città dell'arte, ma con le fondamenta di tutto ciò poco visibili. E invece, ne sono consapevoli gli imprenditori, il distretto artistico ha bisogno di essere mostrato e promosso, nella sua storia e nella sua modernità.

Negli ultimi tre anni però, l’associazionismo delle botteghe – riunite in ArtigianArt – si è piantato, faticando anche a trovare sponde istituzionali. Non ha fatto passi avanti l’idea di un museo dell’artigianato (adesso arriveranno 5 milioni dal Pnrr su un progetto che gli imprenditori aspettano di conoscere), mentre nel marketing territoriale il distretto è presenza spot.

Così, come sono venuti meno gli investimenti provinciali nella formazione di nuova manodopera mentre faticano a crescere le relazioni con lo storico Istituto d’arte. Smarrito poi lo scouting di nuovi artisti presenti nei laboratori, allineandosi a un mercato dell’arte guidato - ovunque in Italia - dai galleristi, che offrono ai Comuni mostre finanziate.

Le botteghe artigiane restano comunque un esempio di imprenditoria forte, vivace, competente. Ma le sfide del futuro – compresa un’attrattività da non dare per scontata - sono altrettanto forti.

E chiedono uno sguardo lungo, su identità e innovazione.

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