Sale in zucca

Un’economia senza mezze misure

I bilanci delle famiglie, dopo la lunghissima quarantena, debbono ora far fronte a rincari sempre più pesanti dei prezzi di certi beni di consumo

di Giancarlo Mazzuca

(niyazz - Fotolia)

2' di lettura

Da un eccesso all'altro. È proprio il caso di dire che, nelle ultime settimane, non abbiamo davvero avuto molto tempo per brindare al colpo di reni dell'Italia che ha dimostrato di essere in grado di voltare pagina anche sul piano economico risollevandosi così velocemente, salvo contraccolpi “green pass”, dalla crisi-Covid.

Se le ultime stime del Fmi ci segnalano, infatti, un'impennata del Pil italiano del 5,8% nel 2021, sull'altro piatto della bilancia dobbiamo fronteggiare tutte le controindicazioni che, sempre più, stanno emergendo. È il caso dei prezzi del petrolio e di tutti i prodotti energetici che, negli ultimi tempi, continuano a lievitare vertiginosamente: è il caso del WTI, con un barile che ha largamente superato “quota 80”, così come il Brent - il greggio del Mare del Nord che è il parametro di riferimento europeo - ha raggiunto il livello più alto degli ultimi sette anni.

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In altre parole, c'è stato – tutto lo lascia supporre - un rovesciamento della situazione troppo deciso: dopo tanti mesi di «blackdown», il Vecchio Continente (e non solo), adesso non sembra paradossalmente in grado di soddisfare una domanda che è in forte recupero un po' ovunque dopo l'ultima svolta. Lo scenario globale pare, quindi, completamente rovesciato rispetto a pochi mesi fa, con aspetti quasi paradossali perché i bilanci delle famiglie, dopo la lunghissima quarantena, debbono ora far fronte a rincari sempre più pesanti dei prezzi di certi beni di consumo, a cominciare dalla benzina e da molti prodotti alimentari. Le cifre parlano chiaro: stiamo parlando di una stangata mensile di oltre 200 euro a famiglia solo per i generi alimentari, con evidenti contraccolpi sull'inflazione che sta rapidamente risalendo.

E la domanda che molti osservatori si stanno ponendo in questi giorni è: per contenere il carovita post-Covid cosa farà il governo Draghi che, finanziamenti del Recovery Fund a parte, ha pochi margini di manovra? Lo scenario sembra, insomma, completamente mutato. Basta un esempio: solo una ventina di mesi fa, nei primi tempi della pandemia, i «traders» petroliferi erano addirittura disposti a pagare di tasca propria pur di sbarazzarsi del Brent invenduto. Gli ultimi sviluppi del disastro-pandemia stanno invece dimostrando come possa diventare “anormale” anche il ritorno dell'economia alla normalità: stiamo sì voltando pagina, ma sembra proprio che la risalita non avvenga in modo graduale.

Da un eccesso all'altro: peggio delle montagne russe. A rileggere certi dati congiunturali, pare quasi che sia passato un secolo da quando, all'inizio di questo stesso anno, il Brent viaggiava poco sopra i 50 dollari a barile. Dunque, se c'è una morale in tutta questa storia è che, almeno sul fronte economico, le mezze misure non sono più ammesse perché rischiamo di essere sempre più sballottati da una parte all'altra. Con un cambio di marcia così forte, la strada imboccata potrebbe così rivelarsi un nuovo boomerang, l'ennesimo. Speriamo di no.

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