Padova Hall

Un ecosistema dell’innovazione a servizio della città e delle imprese

Il progetto

di Giovanna Mancini

2' di lettura

Da polo fieristico a hub dell’innovazione: il percorso di trasformazione e sviluppo di Padova Hall (è questo il nome, dal 2019, della società interamente pubblica, che possiede e gestisce la fiera della città veneta) era stato ideato prima del Covid, ma si è rivelato lo scudo protettivo migliore proprio per difendersi e riprendersi dalla pandemia. Intendiamoci: gli effetti delle chiusure si sono fatti sentire sui bilanci della società padovana tanto quanto sulle altre fiere del Paese, con ricavi in calo del 75% e cinque sole manifestazioni andate in scena contro le 30 del 2019.

Ma la strategia per ripartire è la conferma, e semmai l’accelerazione, di un piano industriale che prevede la creazione di un ecosistema dell’innovazione, in cui la fiera «assume il ruolo di piattaforma, all’interno della quale viene messo a terra il valore generato anche dagli altri cinque elementi che compongono questo sistema», spiega l’amministratore delegato Luca Veronesi. Oltre alle attività espositive, il quartiere padovano ospiterà infatti un nuovo Centro Congressi, progettato da Kengo Kuma (che sarà completato in ottobre); i laboratori della facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova (la cui gara è già stata assegnata); la sede di Smact, il Competence Center del Nord-Est previsto dal Piano Industria 4.0; la sede di VenicePromex (le società per l’internazionalizzazione della Camera di comemrcio locale) e il parco scientifico Galileo Visionary District. Di recente si è aggiunta inoltre la proposta per un intervento da 20 milioni di euro per realizzare un’Arena della musica da 12mila posti all’interno del Padiglione 7.

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«In un quartiere che veniva da alcuni anni di sofferenza, con alcune fiere che hanno faticato più di altre, c’era la necessità di rivitalizzare il portafoglio fieristico, che si arricchisce infatti di eventi importanti, tra cui Africa ArchitecTour, che l’1 e 2 luglio prossimi sarà la prima manifestazione in presenza a ripartire – aggiunge Veronesi. - Ma anche di integrare l’area con altri elementi, approfittando della collocazione strategica tra la Stazione e Padova est, una zona ad alta concentrazione di aziende dei servizi avanzati».

Il 2021, dice l’amministratore delegato, sarà ancora un anno di perdite, ma il Piano industriale approvato lo scorso marzo prevede di tornare temporaneamente in utile già nel 2022 e stabilmente dal 2025, con un equilibrio finanziario stabile dal 2023 e ricavi per 13 milioni nel 2024. Grazie anche a collaborazioni e sinergie con altri poli fieristici: «Oggi come oggi, l’idea di andare avanti da soli non è la prima scelta – ammette Veronesi –. Il Covid ha condizionato molto lo stato di salute di tutti i poli fieristici italiani, quindi ci stiamo confrontando con altri organizzatori nazionali e internazionali per gestire insieme progetti specifici». Non un partner unico, dunque, ma piuttosto «una rete di partner, per accelerare lo sviluppo del portafoglio e stringere relazioni», precisa l’ad, che conclude: «Ma siamo aperti a qualunque opportunità. Lo scenario cambia rapidamente ed è importante essere flessibili».

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