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La maggiore tassazione sarà di importo rilevante e, come aggravante, colpirà in proporzione di più le retribuzioni non elevate

di Maria Carla De Cesari

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La maggiore tassazione sarà di importo rilevante e, come aggravante, colpirà in proporzione di più le retribuzioni non elevate


2' di lettura

Un misto di ingenuità e imperizia: solo così è possibile spiegare l’autogol del Governo sulle auto aziendali che prima ha triplicato la tassazione e poi ha cercato di correre ai ripari.
Di fronte alle proteste il Governo, in modo un po’ maldestro, ha confermato l’impostazione dell’intervento sulle auto aziendali limandone gli effetti.

I calcoli riportati nelle tabelle dimostrano però come la maggiore tassazione sarà di importo rilevante e, come aggravante, colpirà in proporzione di più le retribuzioni non elevate. Davvero si ritiene di dover punire chi ha un reddito lordo di 50mila euro e ha in dotazione una vettura che consente di svolgere magari un’ attività di assistenza ai clienti e di andare fuori porta con la famiglia nel fine settimana? E, senza pregiudizi ideologici, si può ancora aumentare il prelievo di chi tra imposte e contributi lascia al sistema pubblico quasi il 50% della propria busta paga?

C’è da chiedersi davvero dove sia finita la capacità della politica di comprendere gli effetti delle scelte tecniche. La materia tributaria è complicata, ma i tecnici possono ben spiegare le conseguenze del «comma .... come modificato» e del «combinato disposto tra le lettere... e il paragrafo» del «decreto legge ...convertito con modificazioni». Il labirinto

di rimandi e stratificazioni del testo unico delle imposte sui redditi non può essere una scusa per assumere scelte non coerenti con l’obiettivo dichiarato di ridurre il cuneo fiscale.

La conseguenza della stretta sulle auto aziendali, però, non si ferma alla sola compressione del reddito disponibile. Rischia di dare un ulteriore colpo a un mercato, quello dell’auto, alle prese con una difficilissima transizione e di rallentare l’adeguamento del parco circolante verso modelli meno inquinanti. A meno che non si voglia provare che l’impatto negativo sul Pil avrà un positivo riflesso ecologico.

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