industria

Un’estate difficile per chimica verde e metallurgia della Sardegna

di Davide Madeddu


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(Ansa)

3' di lettura

La prospettiva è fatta di programmi e investimenti, ma l'estate per la chimica verde nel nord Sardegna e la metallurgia al sud dell'isola è tesa e movimentata. E il filo che unisce Porto Torres a Portovesme è quello della mobilitazione. A Porto Torres la Versalis, da venerdì, ha fermato l'impianto elastomeri perché in assenza di una proroga dell'Aia, non si può continuare a utilizzare (provvisoriamente e in attesa della costruzione di quella a gas) la caldaia a olio combustibile. Un fatto che ha spinto i sindacati a lanciare la mobilitazione coinvolgendo anche i rappresentanti delle istituzioni.

«Abbiamo chiesto un incontro con Eni, Versalis, Matrica e Syndial – spiega Gianfranco Murtinu della Filctem di Sassari – la situazione, per quanto ci riguarda è preoccupante». Per l'esponente sindacale che, i giorni scorsi assieme ai segretari di Femca Luca Velluto e Uiltec Giovanni Tavera «è necessario ridurre i tempi della fermata al minimo perché la mancanza di vapore in pressione, legato allo spegnimento della centrale, può causare gravi problemi di gestione agli impianti di bonifica dell'acqua di falda (Taf) gestiti da Syndial e che garantiscono la tenuta ambientale del sito».

E, nonostante le diverse rassicurazioni arrivate anche dalla Regione che, attraverso l'assessore regionale dell'Industria Maria Grazia Piras ha ribadito tempi brevi, «qualche settimana» per «definire con il Governo l'Accordo di programma quadro, nel quale dovranno essere chiare le traiettorie di sviluppo industriale e di verticalizzazione della chimica verde, i livelli occupazionali, di cantiere e a regime, e il cronoprogramma degli investimenti», resta alta la preoccupazione dei sindacati che hanno scritto anche al prefetto. «Vanno bene tutti i programmi – prosegue Murtinu – ma è necessario risolvere questo problema in tempi brevi, sia con la proroga per l'utilizzo della caldaia, sia con le opere per la costruzione della nuova».

Nel sud della Sardegna, invece il nodo da sciogliere, per evitare la fermata degli impianti della Portovesme srl, azienda metallurgica controllata dalla Glencore che produce zinco, piombo, oro, argento, rame e acido solforico, è quello del sito per lo stoccaggio dei fumi di acciaieria sino a quando non sarà costruita la nuova discarica. Dopo la mobilitazione dei giorni scorsi e il diniego della Provincia al conferimento di ulteriori 25 mila tonnellate di fumi di acciaieria nella discarica in via di esaurimento a Genna Luas venerdì è arrivato il chiarimento della Regione. La competenza resta in capo all'ente intermedio. La provincia del Sud Sardegna.

«Ieri mattina alle 8.30 è arrivato il via libera della Provincia per il conferimento delle 25 mila tonnellate – spiega Patrizio Cancedda Rsu Uiltec – questo fatto ci permette di continuare un altro mese e procedere con le altre istruttorie». Domani a Roma al ministero dell'Ambiente si discuterà del secondo progetto provvisorio, quello per l'abbancamento dei fumi di acciaieria nelle vasche contenute all'interno dello stabilimento. «Quest'altra soluzione ci permetterà di andare avanti altri 8 mesi, a questi poi si aggiungeranno i 4 mesi di abbancamento nelle discariche private». Un anno di tempo per consentire all'azienda di completare le pratiche e avviare la costruzione del primo anello della nuova discarica. «A settembre è prevista la conferenza di servizi per la nuova discarica – continua Cancedda – è chiaro però che l'attenzione resta ancora alta perché non possiamo permettere che ci sia la fermata della fabbrica».

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