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«Un fondo con Cdp per finanziare l’innovazione nella cultura»

La proposta di Innovenzo Cipolletta e il ruolo dei privati nel finanziamento dei progetti culturali

di Raoul de Forcade

3' di lettura

Un fondo, creato possibilmente col supporto di Cdp, per finanziare l’innovazione tecnologica delle imprese della cultura. A lanciare l’idea è stato Innocenzo Cipolletta, Presidente di Confindustria cultura Italia, durante la tavola rotonda L’industria culturale: strategie per il sistema-Paese. Il ruolo dei privati nell’economia della cultura, tenutasi nel corso degli Stati generali della cultura di Torino.

Nel periodo di lockdown, ha sottolineato Cipolletta, la tecnologia ha avuto un progresso molto netto nel mondo della cultura, «non solo nelle rappresentazioni teatrali e negli eventi ma anche, ad esempio, nel campo della musica e in quello dei libri. Questo implica, per le aziende, la necessità di fare un salto di qualità e servono, quindi, finanziamenti per far crescere le piccole imprese della cultura e consentire loro di proseguire. A questo scopo, credo sarebbe opportuno istituire un fondo per finanziare l’innovazione tecnologica delle imprese del settore. Potrebbero esserci anche private equity e venture capital».

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Il fondo dei fondi

In Italia, ha poi spiegato Cipolletta, a margine dell’evento, «abbiamo un operatore come Cdp che potrebbe costituire un fondo o, più propriamente, un “fondo dei fondi” dedicato al settore culturale, in modo da attirare capitali privati che, a loro volta, investano nella cultura col supporto, appunto, di Cassa depositi e prestiti».

Cipolletta ha anche ricordato che Confindustria Cultura Italia sta analizzando «le professioni portanti del settore culturale per verificare la possibilità di organizzare corsi di formazione e percorsi professionali», con l’obiettivo di consentire al mondo della cultura di «avere personale in grado di portare avanti la rivoluzione tecnologica» di cui ha bisogno.

L’art bonus

Da parte sua, Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa e vicepresidente dell’Unione industriali di Torino, ha sottolineato come «si pensi di solito che, quando le imprese finanziano le attività culturali, si tratti di una dimensione mecenatesca; ma occorre avere chiaro che le imprese sono soprattutto attori culturali: i processi industriali, i brevetti, un contratto di lavoro, la fisica e la chimica, conquistare un mercato sono tutti processi culturali. Se si perdessero gli archivi industriali di un’impresa, ad esempio di uno stilista, ci sarebbe una perdita culturale, perché si smarrirebbe un patrimonio del Paese, si perderebbe il made in Italy».

Parlando, poi, dell’art bonus, Calabrò ha spiegato che si tratta di «uno strumento eccellente», che però «può funzionare meglio» e «va esteso anche ai privati che investono sul loro patrimonio culturale, in beni culturali privati che possono creare meccanismi di sviluppo».

Confronto pubblico-privato

Riguardo al rapporto tra istituzioni e imprese, Fabrizio Paschina, executive director Comunicazione e immagine di Intesa Sanpaolo, ha posto l’accento sulla necessità di un confronto ben impostato tra ministero della cultura e aziende. «Vorrei dare un consiglio - ha detto - al ministro Dario Franceschini (intervenuto in apertura degli Stati generali, ndr) e ai suoi collaboratori: quando io voglio sapere cosa succede, esco dall’ufficio e cerco forze nuove con cui confrontarmi. Ecco, il confronto è fondamentale e quello con le aziende che hanno capacità di attività nel settore culturale può aiutare reciprocamente».

Paschina ha poi sottolineato che «il compito della più grande banca italiana è di assecondare, alimentare e stimolare in ogni modo possibile la diffusione della cultura, anche proponendo nuovi modelli e strumenti».

Sul fronte della fondazione, invece, Matteo Bagnasco, responsabile cultura della Compagnia di Sanpaolo, ha ricorda come l’ente abbia «mutato il proprio ruolo da puro sostenitore di progetti ad agente di sviluppo e cambiamento. Dunque, stiamo lavorando sull’innovazione digitale; su progetti di allargamento della base sociale alla partecipazione alla cultura; sul rapporto tra sistema educativo e cultura, in particolare per la formazione; e sulla programmazione della manutenzione preventiva» delle opere d’interesse culturale.

Logistica dell’arte in sofferenza

A testimoniare la sofferenza delle imprese che operano nel settore, in particolare nel campo della logistica dell’arte, è stato Alvise di Canossa, presidente di Art defender e dell’associazione Logistica arte. «Il Covid - ha detto - ha completamente fermato la macchina delle mostre e degli eventi. Le aziende di logistica dell’arte hanno avuto un crollo di fatturato tra 75 e 85%».

Poi, pur lodando le misure per contenere la crisi prese dal Mic, Alvise di Canossa ha aggiunto: «Ora in Italia c’è bisogno di una forte innovazione, che rompa i paradigmi del passato e permetta lo sviluppo di un sistema di circolazione delle opere d’arte sano, corretto e legale».

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