INTERVISTA / FEDERICO PARATORE

Un futuro ancora più green

È la grande speranza del golf tricolore e sarà il testimonial della Ryder Cup di Roma 2022. Ma non sente pressioni, ama lo sport che pratica, si allena duramente e riesce anche a uscire con gli amici. Non sempre, perché l'obiettivo è costruire una grande carriera

di Paco Guarnaccia

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Nato a Roma nel 1996, Renato Paratore nel 2017 vince il suo primo torneo dell'European Tour al Nordea Masters

È la grande speranza del golf tricolore e sarà il testimonial della Ryder Cup di Roma 2022. Ma non sente pressioni, ama lo sport che pratica, si allena duramente e riesce anche a uscire con gli amici. Non sempre, perché l'obiettivo è costruire una grande carriera


2' di lettura

Le responsabilità non lo spaventano. Del resto, il 24enne romano Renato Paratore, convive da anni con l'impegnativo titolo di next big thing del golf italiano che gli esperti gli hanno affibbiato. Intanto lui si allena, vede gli amici e si gode la vita da professionista. Che gli piace e lo ha portato a diventare uno dei campioni del Golf Dream Team di Audemars Piguet.

Come ti sei avvicinato al golf?

«Un giorno per caso sono andato su un campo da golf di Roma con un amico di famiglia che mi ha fatto provare a fare qualche colpo. È stato amore a prima vista».

Pur giovanissimo, ora sei un professionista. Che tipo di vita è la tua?

«Molto bella. A patto che si abbia voglia di sacrificarsi. Servono impegno e dedizione. Poi a me piace competere e viaggiare. Quindi allenarmi e giocare non è assolutamente una fatica. Mi alleno cinque giorni alla settimana: dalle 9 di mattina fino alle 3 di pomeriggio. A queste ore vanno poi aggiunte quelle passate in palestra».

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E cosa fai quando ti alleni?

«Un giocatore di golf si può allenare in vari modi. Le sessioni possono essere divise tra campo pratica e campo. Nei periodi di pausa cerco di lavorare maggiormente sulla tecnica e poi, quando si avvicinano le gare, sto molto di più sul campo. Qualunque attività si faccia, l'importante è metterci la massima concentrazione. Diciamo che la mia giornata tipo si svolge tra allenamenti e palestra. Qualche volta esco a cena con i miei amici. Ma più spesso resto a casa, mangio, dormo e si ricomincia...»

A proposito di amici. Visto che sei molto giovane, cosa ti hanno detto quando hai intrapreso questa carriera?

«Sanno come sono fatto e sanno che a 13 anni già volevo diventare professionista. Per loro non è stata una novità. Sono contenti e tifano sempre per me».

Hai altre passioni oltre al golf?

«Gioco a tennis, ping pong e pratico la pesca subacquea. Vorrei fare altro, ma evito per non rischiare infortuni».

Qual è il giocatore che più ti ha ispirato e di cui vorresti possedere un colpo?

«Phil Mickelsen. Affronta ogni gara giocando in modo molto aggressivo, divertendosi, e si vede. Il suo gioco corto è spettacolare. È un giocatore abbastanza spericolato come quelli che piacciono a me. Tra i suoi colpi, gli ruberei il putt (nel golf è il colpo leggero dato alla palla in prossimità della buca, ndr.)».

Insieme a molti grandi campioni fai parte anche del Golf Dream Team di Audemars Piguet: che rapporto hai con il tempo mentre giochi?

«Indosso sempre un orologio quando gioco. Per me poi è importante passare il tempo, sia professionale sia privato, insieme a persone che stimo e a cui voglio bene. Inutile nascondere che far parte del Golf Dream Team di Audemars Piguet, insieme a tutti quei golfisti importanti non può che rendermi orgoglioso».

Che obiettivi hai per la tua carriera?

«Voglio crescere e migliorare sempre, che è un po' l'obiettivo di tutti perché non esiste mai un punto di arrivo… Se parliamo di classifica, vorrei arrivare tra i primi al mondo e vincere più gare possibili».

In conclusione: che responsabilità è essere definito il futuro del golf italiano?

«Bella. Ed è meglio averla che non. Di sicuro farò del mio meglio per avere una carriera importante. Che poi è il mio sogno».

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