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Un «gioco di specchi» tra Ligabue e Vasco Rossi

di Francesca Milano


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3' di lettura

Settanta chilometri: tanto misura la distanza tra Vasco Rossi e Luciano Ligabue, i due rocker italiani più famosi, entrambi emiliani. Il primo è di Zocca, in provincia di Modena, 5mila abitanti in tutto. Il secondo è di Correggio, Reggio Emilia, 25mila anime «in plexiglass». Ma che cos’hanno in comune i due cantanti, oltre alla terra d’origine? Molto, se si analizzano le loro canzoni. Lo ha fatto Fabrizio Brignone nel suo libro “Nascono da sole e sanno chi sei”, edito da Arcana.

Il volume è un viaggio nelle vite ma soprattutto nella poetica dei due artisti emiliani, che sono tra i più amati dal pubblico italiano. Sia per Vasco che per Liga c’è chi parla di una vera e propria “fede”, e le fedi - si sa - sono spesso monoteistiche. In queste pagine si scoprono però più elementi di contatto di quanti ce ne si potrebbe aspettare. Ognuno a modo suo ha parlato d’amore, di Dio, di musica, di amicizia, di famiglia, di fortuna (e di sfortuna, «maledetta»). Ognuno a modo suo a parto di gioventù, di un’Italia che ha attraversato gli ultimi decenni cambiando, ma forse nemmeno tanto.

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E se le canzoni sono la colonna sonora di un’epoca e di un Paese, quelli di Vasco e Ligabue ci hanno accompagnato negli ultimi 3-4 decenni. «Vasco e Ligabue - scrive Brignone - fanno parte della nostra cultura popolare di oggi e hanno segnato la musica del nostro Paese, ciascuno con il proprio stile. Sono diversi, certo, ma non è corretto metterli in contrapposizione».

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Il libro non è né un “trova le differenze” né un esercizio di “pacifismo musicale”: è, piuttosto, un’analisi linguistica dettagliata delle scelte linguistiche dei due cantanti. Tema dopo tema (dall’amore al cuore, dalla vita alla favola), l’autore riporta tutte le citazioni di Vasco e di Ligabue. In totale, ce ne sono nel libro 2000 tratte da 324 canzoni. Se da una parte questo lavoro può risultare a tratti fin troppo “scientifico” (ne è consapevole anche l’autore che scrive: «l’analisi su singole parole può correre il rischio di un’ulteriore decostruzione di un tipo di testo - la canzone - già di per sé meno strutturato rispetto ad altri»), dall’altra il confronto tra le citazioni aiuta a soffermarsi sulla poetica dei due cantanti e a riscoprire vecchie canzoni o brani meno noti.

«La tristezza però si può racchiudere dentro una canzone», scriveva Vasco in “Canzone”, ma a leggere (e ascoltare bene) si scopre che dentro le canzoni si possono racchiudere molte più cose: sogni («I sogni passano se uno li fa passare», «Erano giorni di grandi sogni sai, eran vere anche le utopie»), libertà («Voglio il tempo libero, sì ma libero proprio ogni attimo», «T’immagini se fosse sempre domenica, tu fossi sempre libera e se tua madre fosse meno nevrotica»), paure («Forse dopo questo gioco avrò meno paura», «Non ho paura di nessuno ma ho paura sempre»), figli («Non par vero nemmeno a me i essere un padre di un figlio che domani sarà un altro», «Da adesso in poi com’è che andrà con te che hai detto sono qua»).

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