Interventi

Un «Italian social business» da costruire

di Marco Marcatili


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3' di lettura

Secondo le principali Istituzioni internazionali tutte le proiezioni di crescita sono state progressivamente riviste al ribasso, per Banca d’Italia «non è trascurabile il rischio di un andamento meno favorevole» dell’1% di crescita previsto per quest’anno, ma tutti gli osservatori sottolineano il ruolo imprescindibile delle famiglie anche di fronte alla perdurante debolezza delle prospettive generali.

L’indagine sulle famiglie

In questo senso la consueta indagine annuale di Nomisma sulle famiglie annuale richiama l’attenzione su tre fenomeni particolarmente decisivi.

Il primo fa riferimento alla ormai famigerata resilienza. Continuiamo ad essere un Paese abituato a resistere a tutto, sia pure con una certa inclinazione strutturale a lamentarsi senza mobilitarsi. Colpisce come ci sia un lieve miglioramento di alcuni indicatori di fiducia da parte delle famiglie, dove certamente potrebbero influire i processi di formazione delle convinzioni e delle opinioni del Paese, ma si inserisce in un quadro di “nuova normalità” dove le famiglie perdono memoria e non fanno più i conti con il passato, accorciano l’idea di futuro se non in termini di pura difesa di rischi, e si affidano a qualsiasi segnale o effetto annuncio che possa avere un impatto sul presente.

I tre fenomeni

Il secondo fenomeno riguarda il fattore contesto, sempre più decisivo per determinare percorsi di crescita e realizzazione delle famiglie. A parità di profilo, infatti, le caratteristiche di un contesto supporta o appesantisce l’attivazione di fiducia, di consumi e investimenti. Tutto questo spiega anche come alcuni segnali di miglioramento e di fiducia si accompagnano a quelli di incertezza se non di peggioramento, evidenziando nel complesso una maggiore fragilità dei bilanci delle famiglie rispetto alla precedente rilevazione, in termini reddituali e di capacità di risparmio. La quota di famiglie che accantona meno denaro rispetto a 12 mesi fa è aumentata al 23% (5,6 milioni di famiglie), a cui si aggiunge la quota pressoché stabile (29%, 7,1 milioni di famiglie che non riescono a risparmiare).

È un dato molto correlato a quello sconcertante dell’Istat secondo cui ben 15 milioni di persone, più di un quarto della popolazione, sono in condizione di povertà assoluta e relativa.

Il terzo fenomeno riguarda la diluizione, se non il definitivo disfacimento, del processo di cetomedizzazione che in passato aveva contribuito all’affermarsi di una domanda chiara e unitaria, per esempio di casa o mobilità, e che oggi richiede creazione di un prodotto plurale e sostenibile, oltre che modelli di business più orientati alla gestione (utilizzo) e meno alla vendita (proprietà). In questo senso una “nuova domanda” è in cerca di un nuovo mercato, la cui concretizzazione dipende soprattutto dalla capacità del sistema di “ascoltare” la nascita di nuove istanze e di offrire una soluzione anche per quel 50% di famiglie “scartate” dall’attuale offerta di mercato.

Nuovi comportamenti

Quali servizi attraggono i millennials e che casa cercano? Come sono cambiati i comportamenti nei consumi? Quale capacità di domanda esprime la Generazione Sandwich, ovvero 45-55enni che, oltre al proprio lavoro, devono prendersi cura dei genitori anziani (13,4 milioni gli over 65, 22 milioni nel 2050) e, allo stesso tempo, dei figli minorenni (5,2 milioni tra i 7 e i 15 anni)? Come intercettare la spesa socio-sanitaria “out of pocket” (ovvero fuori dal servizio sanitario nazionale) di 140 miliardi di euro da parte delle famiglie italiane?

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