ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGRAN BRETAGNA

Un kit di sementi made in Italy per sopravvivere alla Brexit

di Mara Monti


Brexit, proroga fino al 31 ottobre

3' di lettura

Chi avrebbe pensato che le provviste di frutta e verdura della Gran Bretagna post Brexit sarebbero state racchiuse nelle sementi vendute da un Italiano a Londra? Paolo Arrigo, londinese di Harrow al Nord del Tamigi, da vent’anni commerciante in sementi importate rigorosamente dall’Italia, con la sua società la Franchi Seeds of Italy Ltd ha avuto una idea originale: lanciare il “Brexit vegetable growing survival kits”, un pacchetto 12 diversi semi con cui fare crescere pomodori, cavolo nero, insalata, basilico, carote, broccoli, spinaci sufficienti per almeno un anno, verdure da coltivare in giardino oppure sul balcone.

«Nei momenti di crisi i semi sono venduti in grandi quantità», spiega Paolo Arrigo, figlio di emigrati piemontesi, con radici a Villa del Bosco in provincia di Biella, arrivati a Londra alla fine dell’800 quando allora erano gli Italiani a lasciare il paese per trovare lavoro.

Il kit di sopravvivenza
«L’idea del kit di sopravvivenza è nata una sera tra amici davanti a una bottiglia di grappa. Avevamo notato i messaggi catastrofisti che circolavano sui social sulle ricadute della Brexit - racconta il proprietario della Franchi Seeds -. Le persone avevano iniziato ad accumulare cibo in grandi quantità. E lo sa quali sono i prodotti che vengono accumulati quando si teme un disastro? Pasta, medicine e sementi». Cogliendo l’opportunità offerta dal mercato perché «in Inghilterra non esistono più importatori e produttori di sementi e quelle che ci sono arrivano dall’Olanda, Germania e Italia», la Franchi seeds a gennaio ha lanciato il Brexit kit ed è stato subito un successo. Paolo non si aspettava che la Brexit sarebbe stata un’occasione per fare business : «Siamo stati travolti da richieste al punto che ad oggi abbiamo venduto un migliaio di kits». Un risultato inaspettato per chi come lui ha votato «Remain» e si candida nelle liste de i LibDems contro la Brexit.

Paolo Arrigo

Sementi italiane
È risaputa la passione degli inglesi per il giardinaggio e per gli orti cittadini (gli allotments) che i Londinesi si tramandano per generazioni, una tendenza che in questi mesi si sta accentuando sui timori alimentati dalla Brexit: «Ho ereditato la passione per gli orti e le sementi da mio nonno muratore che nel tempo libero curava con orgoglio il suo allotment qui a Londra. Negli anni 50 in Inghilterra c’erano una quarantina di distributori di sementi, oggi sono spariti tutti e la Franchi Seeds è rimasta l’unica ad operare». Le sementi vengono accuratamente selezionate e importate in prevalenza dall’Italia come il pomodoro San Marzano campano, il basilico ligure, il cavolo nero toscano. Che cosa succederà con la Brexit? Il timore di Paolo è che questi prodotti tradizionali vengano sostituiti da qualità inferiori di sementi provenienti ad esempio dalla Cina.

Regno Unito dipendente dall’import dalla Ue
Le preoccupazioni, del resto, sono reali dal momento che circa il 90% della lattuga, l'80% dei pomodori e il 70% dei frutti rossi provengono dall’UE. In generale circa il 30% del cibo consumato in Gran Bretagna proviene dall'UE. Anche i grandi supermercati hanno colto questi timori al punto che lo scorso gennaio le grandi catene Asda, Morrisons e Sainsbury's hanno inviato una lettera al governo del premier Theresa May esprimendo la loro preoccupazione sui rischi della Brexit e le ricadute sull’importazione di frutta e verdura.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...