musica

Un Maggio Musicale Fiorentino glamour e internazionale

Gli assi nella manica di Alexander Pereira prospettano il rilancio fin dalla LXXXIII edizione

di Valeria Ronzani


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3' di lettura

Un festival chic, pare ridisegnarsi così il Festival del Maggio Musicale Fiorentino firmato Alexander Pereira. Con quel glamour internazionale che connota un festival come quello di Salisburgo, fra l'altro gemellato proprio col Maggio, in quanto i due sono i festival più antichi d'Europa.

A Firenze quando parli di Maggio non ti annoi. Pereira ha preso pieni poteri dopo il 15 dicembre, passata l'inaugurazione scaligera di Sant'Ambrogio.

“La sfida più dura della mia carriera”, ha dichiarato annunciando l'aumento del prezzo dei biglietti, scatenando un putiferio. Colui che ha lanciato Zurigo, ha reso Salisburgo un appuntamento top e voleva portare gli sceicchi alla Scala è arrivato di rincorsa a seguito di una mossa forse improvvida del sindaco Dario Nardella, che ha sbaragliato un equilibrio in via di ricomposizione, grazie al precedente soprintendente Cristiano Chiarot. Che stava cercando di porre in sicurezza bilanci devastati, limando un deficit abissale di 62 milioni di euro. La mossa del sindaco, tirarsi fuori dalla Fondazione del Maggio (di cui da statuto è presidente) per nominare al vertice colui che ha fatto per anni il bello e cattivo tempo al dipartimento Spettacolo dal vivo del Ministero Beni Culturali, Salvo Nastasi, ha provocato le dimissioni di Chiarot e la fuga del direttore musicale Fabio Luisi. In un durissimo comunicato Luisi denunciava il tentativo di riportare il teatro sotto il controllo della politica, anche se sulla sua mossa pende il sospetto di un amore mai decollato con il pubblico di Firenze. Oltre alla mal tollerata convivenza con Zubin Mehta, passato dopo più di 30 anni alla guida del teatro a direttore onorario a vita, dato che Francesco Bianchi, sovrintendente di allora, aveva deciso di giubilarlo. Nardella aveva bisogno di un vero colpo di teatro per risalire la china delle critiche: ecco quindi tirare fuori dal cappello il mitico collettore di sponsor Pereira. Che, infatti, giura di averne già dieci nella manica. Coerente col motto di Don Giovanni “ Chi a una sola è fedele, verso l'altre è crudele”, non ne anticipa nemmeno uno.

Dieci opere liriche e sedici fra concerti e appuntamenti sinfonici è l'ossatura dell'LXXXIII edizione del Maggio Musicale Fiorentino. Si inaugura il 23 aprile nel segno di Cherubini, con l'unica opera buffa da lui composta, mai rappresentata a Firenze, “Lo sposo di tre, e marito di nessuna”. Direzione di Diego Fasolis, regia di Cesare Lievi. Un'edizione questa forzatamente connotata dalle scelte artistiche della precedente gestione. E dalla disponibilità di Zubin Mehta, molto amico di Pereira, che torna quindi a farla da padrone e salvatore della patria, visto che le dimissioni di Luisi avevano lasciato molti appuntamenti scoperti. Anche per la questione del nuovo direttore musicale, Mehta si è impegnato a saggiare gli umori dell'orchestra . I due talentuosi già contattati hanno detto di no: Lorenzo Viotti, figlio di Marcello, dopo lunga attesa si è accasato ad Amsterdam, per Michele Mariotti si vocifera di un incarico all'Operà di Parigi. Per tutti e due, peccato.

Sonya Yoncheval

Quello che doveva essere il titolo inaugurale, l'Otello di Verdi, slitta al 10 maggio per l'indisponibilità di Mehta. Fabio Sartori al debutto nel ruolo del protagonista, regia di Valerio Binasco. In cartellone anche Fidelio in forma di concerto, (28 e 31 maggio), protagonista Gregory Kunde, dirige sempre Mehta che, nella ricorrenza dei 250 anni della nascita di Beethoven, dirigerà anche l'integrale delle sinfonie. In cartellone una prima assoluta, commissionata dal Maggio a Fabio Vacchi, Jeanne Darck. Alessandro Cadario dirige il Contempoartensamble, regia di Valentino Villa (22, 24, 26 maggio al Teatro Goldoni). Ma l'appuntamento più eccitante di questa edizione arriva il 4, 5 e 6 giugno. La regina dell'arte contemporanea, Marina Abramović, reduce da una trionfale retrospettiva fiorentina, dedica la sua prima opera lirica, come autrice e regista, a Maria Callas.

7 deaths of Maria Callas, una coproduzione con Monaco, Berlino, Parigi e Atene. Euridice di Iacopo Peri (13, 15, 18 giugno, Teatro Goldoni), dirige Federico Maria Sardell, la riproposta, imperdibile, di un mitico spettacolo firmato Maggio musicale, la Turandot di Puccini nell'allestimento di Zhang Yimou, dal 17 giugno al Teatro del Maggio, dirige Juraj Valčuha (che dirigerà anche un concerto). La zampata di Pereira si palesa soprattutto nella fase finale del calendario, dilatato fino al 23 luglio. Dal 14 luglio arriva dal Bol'šoj di Mosca Un ballo in maschera, di Verdi, regia di Davide Livermore per la bacchetta di Carlo Rizza. Protagonisti Francesco Meli, Krassimira Stoyanova, Carlos Alvarez.

La recita della Traviata firmata Francesco Micheli del 22 luglio vedrà un cast stellare, con Placido Domingo quale Germont padre, Sonya Yoncheva Violetta, Francesco Demuro Alfredo.
Fra i concerti, Myung-Whun Chung il 29 aprile, Krystian Zimerman con l'Orchestra Giovanile Italiana il 18, 19, 22 maggio, Edita Gruberová il 14 giugno, Daniele Rustioni il 16, Maurizio Pollini il 22, Daniele Gatti il 26 e il 30 giugno.

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