ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RICERCA

Un marchio veneto per spingere il settore

Ca’ Foscari

di Barbara Ganz e Valeria Zanetti

3' di lettura

Un “Atlante dei modelli di business delle imprese del biologico” per offrire uno spaccato aggiornato su questo mondo, sulle criticità che lo sfidano e sulle opportunità che può cogliere. È la ricerca condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia e realizzata grazie ad un accordo con la Regione del Veneto.

La ricerca ha coinvolto l’Agrifood Management and Innovation Lab, laboratorio di ricerca del Dipartimento di Management dell’ateneo e la direzione ADG FEASR Bonifica e Irrigazione insieme alla direzione Agroalimentare della Regione. L’analisi, che si è appena conclusa, è stata di tipo qualitativo e ha coinvolto 30 imprenditori e imprenditrici del biologico che sono stati intervistati a più riprese. Le storie e le strategie delle rispettive aziende sono state analizzate e sistematizzate tramite la raccolta di dati economico finanziari, di marketing e di comunicazione consentendo di identificare 5 modelli di impresa: gli innovatori “nascosti”, i pragmatici, i leader di filiera, i gregari, e le imprese “rinate” grazie al cambio generazionale. Il valore generato per i clienti è legato prevalentemente alla qualità e genuinità del prodotto e a un’attenzione estrema alla sostenibilità dei processi e al loro impatto positivo sull’ambiente.

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I risultati sono in parte inaspettati, spiega Christine Mauracher, direttrice di Agrifood Management & Innovation Lab e responsabile scientifica della ricerca: «Emerge l’immagine di un comparto innovativo, vivace e in continuo sviluppo, che si muove con una logica da ecosistema, capace di innovare, fare rete e vendere attraverso molteplici canali distributivi, tra cui la grande distribuzione e l’e-commerce».

Le aziende del biologico veneto risultano ben presenti sia nella distribuzione specializzata sia in quella generalista. Entrambi i canali hanno nel tempo capitalizzato il valore dei prodotti bio, rispettando le prerogative degli operatori, ponendo alcune pressioni sui margini in alcuni casi. La Grande distribuzione organizzata (GDO) è uno dei canali maggiormente utilizzati dalle aziende intervistate, in linea con il trend di crescita del mercato italiano.

Anche l'e-commerce sta assumendo un ruolo chiave nel processo di distribuzione e ha interessato le aziende del comparto soprattutto durante la crisi da Covid-19. Non sono le piattaforme generaliste quelle che offrono maggiori opportunità agli operatori (ad es. Amazon), anzi: queste tendono a chiedere volumi e tempi poco conciliabili con le logiche della produzione biologica. Nel vino e nell’ortofrutta, invece, si sono affermati e si stanno affermando dei player specializzati con cui le imprese intervistate hanno sviluppato percorsi di crescita comune.

Il passaggio generazionale e la contaminazione di competenze, inoltre, sono stati fattori importanti nell’adeguamento di aziende agricole tradizionali alle nuove logiche di un consumo che reclama genuinità e sostenibilità. Va sottolineato che nei casi di transizione generazionale osservati, le nuove generazioni hanno ibridato i saperi dell’azienda familiare grazie alla loro esposizione a studi, esperienze e territori diversi rispetto a quelli della famiglia. A questi vanno aggiunte le competenze tecniche dei consulenti e degli agronomi, sempre più figure fondamentali e che necessitano di maggiore specializzazione.

Sebbene il biologico veneto risulti essere tra i principali in Italia, con numerose punte di eccellenza, sembra mancare una promozione del comparto come sistema: ad esempio la sostenibilità di prodotto e processo portata avanti dai produttori è spesso più elevata di quanto richiesto dalla normativa, tuttavia spesso queste azioni non vengono trasmesse al consumatore finale. Non è più sufficiente la sola certificazione per farsi riconoscere ed è necessario trovare maggiori risorse da investire in attività di marketing e comunicazione pianificate, che sappiano trasmettere i valori del biologico e allo stesso tempo sappiano intercettare le richieste del cliente, aumentando la sua consapevolezza. Non solo - conclude la ricerca: la creazione di un “marchio ombrello” del biologico veneto costituirebbe un elemento competitivo importante per le aziende della regione entro cui declinare le proprie specificità.

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