Interventi

Un mercato più agile e competitivo per le sfide del lavoro

di Stefano Scabbio e Giampiero Castano

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

L’Italia è fra i primi dieci Paesi al mondo in termini di accelerazione dei processi di trasformazione digitale e automazione come conseguenza della pandemia. Chi oggi lo sta facendo sarà in una posizione privilegiata per conquistare ancora più quote di mercato. Innovazione tecnologica e qualificazione del capitale umano sono due dimensioni fondamentali inscindibili: se noi le manteniamo come variabili indipendenti non riusciremo a chiudere quel gap di 300mila posti di lavoro inoccupati per mancanza di competenze, senza contare il milione e oltre che ci portiamo dietro dal passato. Uno squilibrio che si inserisce in un mercato del lavoro che si dovrà presto confrontare con l’accelerazione delle riorganizzazioni aziendali, in parte rallentate dal blocco dei licenziamenti che si è protratto per quasi un anno e mezzo.

Ne deriva una prima considerazione: questo è un processo destinato a durare nel tempo. In passato, in un ciclo economico positivo, il sistema del lavoro poteva riassorbire buona parte di coloro che erano rimasti inoccupati, oggi senza competenze di base di elettronica, di robotica, di trasformazione digitale, e si citano solo alcuni esempi, diventa sfidante avere la possibilità di entrare nel mercato del lavoro e, allo stesso tempo, di rimanere “impiegabili”.

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Ci attende, dunque, una lunga fase di transizione che metterà le aziende e i lavoratori di fronte a nuove sfide, ma anche a opportunità da cogliere. Oggi l’unico modo per adeguarsi ai nuovi standard è accompagnare, a beneficio delle persone e delle aziende, in un processo di upskilling e reskilling. Il modello sta cambiando, siamo in una fase in cui la vera difesa del lavoratore non è nel posto fisso, ma nella sua capacità di essere employable.

La sfida che ci attende si gioca sulla capacità di implementare progetti condivisi, creando infrastrutture e sistemi di governance che consentiranno nel lungo periodo di avere un mercato del lavoro più moderno e competitivo. Siamo tutti chiamati ad adottare una visione sistemica e integrata che tenga conto delle esigenze dei diversi attori in campo, facendo leva su un concetto di co-responsabilità. Le Agenzie per il lavoro insieme ai Centri per l’Impiego possono fare la differenza nelle transizioni occupazionali: con un approccio aperto alla collaborazione e al confronto con tutti gli stakeholder si impegnano, infatti, a promuovere in modo positivo e conclusivo l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Le agenzie offrono un sistema integrato di strumenti e competenze che consentono al candidato di individuare le possibili aree di sviluppo professionale e di reinserirsi nel mercato del lavoro attraverso percorsi mirati di orientamento e formazione. Quello che chiediamo da tempo è di investire sulle politiche attive per il lavoro, risolvendo il nodo Stato-Regioni e stabilendo una governance chiara, con una cabina di regia forte a livello nazionale. Inoltre, serve potenziare gli strumenti di alternanza scuola-lavoro, e di integrazione tra scuola e lavoro con l’esperienza degli Its che va notevolmente ampliata. Il Pnrr va in questa direzione con uno stanziamento che è dell’ordine di 25 miliardi destinati al rafforzamento delle Politiche Attive per il Lavoro, all’ampliamento delle competenze e allo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (Its),ma non è ancora sufficiente perché il gap con gli altri Paesi europei rimane ancora molto elevato e la nostra spesa pubblica per le politiche attive del lavoro è più bassa rispetto alla media Ue. Ci sono Paesi come Francia, Belgio, Germania dove il partenariato pubblico e privato funziona e non per questo lo Stato perde il suo ruolo di responsabile della programmazione e delle politiche attive sul lavoro. In Italia abbiamo già esempi virtuosi, come l’assegno di ricollocazione che andrebbe potenziato, oppure l’ottimo lavoro che svolgono talune ragioni con misure di supporto alle strutture pubbliche e private che gestiscono domanda e offerta di lavoro. Si potrebbe anche arrivare a un sistema premiante più o meno significativo a seconda della durata del contratto che le agenzie del lavoro sono state in grado di stipulare per i candidati. Esiste un’Italia che non si ferma e che oggi non si accontenta di superare la crisi, ma si pone l’obiettivo di riscrivere il futuro industriale post pandemia, attraverso l’accelerazione dei processi di digital transformation, di internazionalizzazione e di sviluppo sostenibile. Uno scenario sfidante e in evoluzione, in cui è fondamentale ripartire dal capitale umano per creare valore condiviso per tutta la comunità.

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