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Un milione di veicoli noleggiati a lungo termine

Nel 2021 il giro d’affari del settore a 9 miliardi di euro (più 12%) rispetto al 2020 di cui solo il 30% deriva dalla vendita dell’usato

di Pier Luigi del Viscovo

Alfa Romeo Tonale ibrida

3' di lettura

Un 2021 molto positivo per il Nlt, che ha sfondato il tetto del milione di macchine nonostante la crisi delle consegne da parte dei costruttori, a cui il sistema ha reagito in maniera eccellente, prolungando quando e fin dove possibile i contratti in scadenza nell’anno.

Lo scorso anno le aziende operanti nel settore del noleggio a lungo termine hanno sviluppato un giro d’affari complessivo pari a quasi 9 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto al 2020.

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Di questi, il 70%, oltre 6 miliardi di euro, è generato dall’attività caratteristica, ossia il noleggio dei veicoli, mentre la restante parte deriva dal relativo by-product, la vendita dell’usato.

Dei 6 miliardi prodotti col noleggio, 5 sono realizzati su vetture mentre il noleggio dei veicoli commerciali, che beneficia della continua crescita delle consegne dei prodotti acquistati online, ha generato quasi 1 miliardo di euro. È residuale l’apporto delle moto e di altri veicoli, i cui contratti hanno sviluppato, nel complesso, 28 milioni di euro.

Il noleggio classico, cioè quello che prevede la disponibilità del veicolo ad uso esclusivo del cliente per un periodo superiore ai 12 mesi arriva a coprire il 94% della flotta complessiva, poco sotto il milione di unità. Di queste, le vetture sono le più numerose, coprendo l’80% del totale (quasi 800mila unità). Il 19% è costituito dai furgoni, mentre il restante 1% dalle moto e da altre tipologie di veicoli.

Guardando ai clienti, notiamo che la maggior parte del fatturato 2021 viene da contratti di noleggio ad imprese, quasi il 70% pari ad oltre 4,2 miliardi di euro. La penetrazione del noleggio su questo segmento è altissima; è improbabile che un’azienda di medie-grandi dimensioni non abbia valutato il noleggio come modalità di acquisizione e gestione del proprio parco veicoli.

Tuttavia, il vero fenomeno di questi ultimi anni è il boom dei contratti di noleggio ai privati, che hanno raggiunto nel 2021 il 19% del giro d’affari e che superano il 24% se si considerano anche i privati con partita Iva.

In termini di volume i privati, con e senza partita Iva, sono su dimensioni più contenute arrivando a coprire il 15% della flotta. Questo significa che le auto noleggiate a questi clienti hanno un canone medio ben superiore a quello delle imprese. Non che ciò significhi necessariamente prezzi più elevati, visto che entra in gioco anche il valore dell’automobile che è stata noleggiata.

Con il passare degli anni il noleggio a lungo termine sta diventando una formula di acquisizione dell’auto sempre più “familiare” per i privati, perché di fatto prevede un uso esclusivo dell’auto, liberando al tempo stesso l’utilizzatore da tutte le incertezze legate alla proprietà. Oggi anche i costruttori spingono verso il Nlt per agevolare l’accesso alle motorizzazioni elettriche, sollevando i clienti dalle incognite legate alla tenuta delle batterie.

È probabile che questo segmento di clientela abbia un peso anche nell’identikit tempo/chilometri del Nlt nel 2021. Due contratti su cinque prevedono una durata di quattro anni, salvo prolungamenti, e quelli che vanno ancora oltre sono il 16%. Indice che le vetture reggono meglio gli anni, certo, ma pure che il loro utilizzo è in flessione: un contratto su tre prevede 20.000 km/anno e solo la metà arriva o supera i famosi 30.000 km/anno.

I clienti rientranti nella categoria della pubblica amministrazione hanno generato quasi 384 milioni di euro, pari al 6,3% del giro d’affari del noleggio.

Come accennato, l’altra fetta importante del business dei noleggiatori è la rivendita di veicoli usati a fine noleggio. Nello scorso anno quasi un terzo del fatturato, circa 2,5 miliardi euro. I volumi, a causa della difficoltà a sostituire i veicoli in scadenza per la penuria di macchine, sono stati appena un filo sopra l’anno precedente, ma non così il fatturato, che ha segnato un +13% grazie alla abnorme rivalutazione delle quotazioni, direttamente collegata alla impossibilità dell’industria di produrre e consegnare le auto nuove.

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