prove di governo

Un ministro e addio alla tassa di soggiorno: sul turismo M5S e Lega già d’accordo

di Marzio Bartoloni


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(Mimmo Frassineti / AGF)

3' di lettura

Il primo ministro del Turismo (e dello Spettacolo) - Umberto Tupini - risale al Governo Segni di fine anni cinquanta, l’ultimo - Piero Gnudi - ha fatto parte del Governo Monti nato nel 2011. Il prossimo dovrebbe trovare posto nell’Esecutivo - se mai partirà - tra Lega e M5S. Che entrambe, già in campagna elettorale, hanno sostenuto la centralità del turismo. Che continua a macinare record - l’anno scorso 60 milioni di stranieri per quasi 40 miliardi di spesa (+7,7%) - ma potrebbe fare molto di più. Da qui un capitolo ad hoc su questo settore nella bozza di contratto per il Governo su cui le diplomazie leghiste e penstellate stanno lavorando.

«Il turismo è un settore fondamentale dell’economia - recita la bozza di accordo filtrata sui giornali - non solo per la sua valenza sul Pil nazionale e sull’occupazione, ma anche per la capacità naturale di raccordo con altri settori cruciali della società, come ad esempio i Trasporti, le infrastrutture, l’agricoltura, lo Sviluppo economico, comunicazioni, cultura, ecc.». Da qui alcune «questioni centrali» per il suo rilancio. E si parte proprio dal fatto che il turismo deve riavere un ministero con un ministro ad hoc perché «non può essere più una direzione di un ministero (il turismo culturale è solo uno dei turismi), ma ha bisogno di centralità di governance e di competenza, con una vision e una mission - si legge ancora nel documento - coerenti ai grandi obiettivi di crescita che il nostro Paese può raggiungere ma di ampio spettro».

Tra le altre priorità - piuttosto generiche - c’è la crescita della competitività delle imprese attraverso intervento sulla fiscalità. Qui le proposte sono ancora allo studio: sul tavolo c’è la possibilità di ridurre l’Iva sul turismo come hanno fatto alcuni nostri Paesi concorrenti. Ma ancora più concreta è la possibilità - sostenuta in campagna elettorale dalla Lega - di abolire la tassa di soggiorno che oggi incassano gli enti locali sui pernottamenti dei turisti in albergo e nei bed and breakfast e che varia da Comune a Comune. Una tassa non proprio amata - anche se per molti enti locali è una boccata d’ossigeno -con versamenti e regole diverse (si contano ben 649 regolamenti diversi da città a città) e i cui incassi molto spesso non vengono reinvestiti nella promozione del turismo ma per fare cassa e coprire i buchi di altre voci di bilancio. Su questo fronte era circolata anche l’idea di una tassa di soggiorno unica per tutta Italia per un importo rivisto al ribasso. Ma l’ipotesi è stata smentita proprio dalla Lega in favore di una abolizione tout court.

Le reazioni degli addetti ai lavori sono positive. Come quella di Federturismo (che rappresenta migliaia tra le più grandi imprese turistiche italiane) che promuove l’istituzione di un ministero del Turismo «condizione preliminare per qualunque efficace programma di intervento su un settore che oggi genera il 14% dell'occupazione totale e che salirà nei prossimi anni fino a toccare il 20% ai ritmi di crescita attuali». «Dal punto di vista fiscale siamo altresì soddisfatti di apprendere - aggiunge Federturismo - che sarà probabilmente inserita una delle nostre richieste più importanti, l'abolizione della tassa di soggiorno, un meccanismo di prelievo asimmetrico che colpisce solo una categoria di viaggiatori (quelli che pernottano in un centro turistico) e una sola categoria di imprese (gli alberghi) e i cui introiti originariamente destinati al miglioramento delle destinazioni turistiche finiscono invece nelle casse dei Comuni spesso solo come stampella contabile». Per l’associazione che unisce 21 associazioni di categoria sarebbero necessari anche interventi su Imu, Tari e Iva che sono «purtroppo elementi di forte diseconomia competitiva verso i nostri concorrenti europei».

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