Sandra petrignani

Un modello artistico e morale

di Gianluigi Simonetti

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4' di lettura

«Nulla dà una più profonda impressione di verità a chi ama la letteratura di quanto la dia uno scrittore che si occupi di un singolo scrittore: allora la letteratura diventa contemporaneamente più “letteraria” e più viva...». Così nel 1983 Maria Corti, italianista e scrittrice, recensendo Casa Manzoni , la biografia romanzesca che Natalia Ginzburg aveva dedicato, più che a Manzoni, a quel grumo di «nevrosi e risentimenti, affetti e rivendicazioni» che era stata la sua famiglia; che sono anzi, per Natalia, tutte le famiglie, nei termini in cui ne ha scritto in tante sue opere, sia pure diverse per genere e registro: da Lessico famigliare a Caro Michele , da Ti ho sposato per allegria a Serena Cruz o la vera giustizia . Leggo la frase della Corti nell'ultimo libro di SandraPetrignani, La corsara.

Ritratto di Natalia Ginzburg , e la trovo due volte rivelatrice: non solo dello stile di Natalia, ma della Corsara stessa. Incentrato su una figura di letterato peraltro cruciale del secondo Novecento – Ginzburg narratrice, saggista, drammaturga e consulente di punta di una casa editrice come Einaudi, emblema e scudo dell'ultimo umanesimo italiano – il libro è scritto in buona parte en artiste da un'osservatrice come Sandra Petrignani, romanziera ormai specializzata nel racconto di scrittori, testimone documentata ma non asettica delle biografie intellettuali a cui dà forma. Lo dimostra tra l'altro il prologo del libro, in cui si comincia per così dire dalla fine: da un incontro crepuscolare tra biografa e biografata, nella casa romana di Natalia, in una cornice narrativa e simbolica che prepara il racconto che verrà: racconto di formazione di un modello artistico e morale.

La corsara si inscrive nell'orbita degli ultimi lavori di Sandra Petrignani: nel solco della biografia romanzata di Marguerite Duras, ma anche in quello di Addio Roma , profilo della scena letteraria capitolina dagli anni Cinquanta ai Settanta. Opera in fondo una sintesi tra il baricentro più strettamente biografico del primo e la capacità del secondo di spaziare in un mondo vasto di relazioni, contatti, amicizie (e inimicizie). Molti degli intellettuali protagonisti di Addio Roma tornano del resto nella Corsara : lo consente il fatto che la storia di Ginzburg coincide in gran parte con quella di una stagione della nostra letteratura, non sempre simpatica ma certamente grandiosa, in cui arte e cultura erano anche una questione di famiglia – famiglia biologica, ma anche allargata, comunità ristretta, clan.

Non si può raccontare Natalia senza chiamare in causa i suoi parenti o amici o interlocutori più prossimi: per limitarsi ai più intimi, oltre ai monumentali mariti Leone Ginzburg e Gabriele Baldini, almeno Pavese, Calvino, Carlo Levi, Morante, Montale, Saba, Tobino; Turati, Gobetti, Olivetti, Carlo Rosselli, Spinelli, Mila, Bobbio, Eugenio e Renata Colorni, Giulio Einaudi; e ancora Garboli, Debenedetti, Niccolò Gallo, Siciliano… Con tali e tanti “personaggi” a disposizione Sandra Petrignani ha potuto confezionare un profilo che da un lato tesaurizza la straordinaria qualità spirituale dispiegata, dall'altro prova a modulare, dentro al racconto organico e tutto sommato lineare di una vita sola, digressioni che ci portano a contatto con episodi forti, romanzeschi eppure veri, che riguardano vite altrui: il suicidio di Pavese, la morte di Leone Ginzburg, la fuga di Turati, e altri ancora.

Le pagine più efficaci della Corsara sono quelle in cui risplende la forza, ma diciamo pure la bellezza, di eroi intellettuali con poche macchie e pochissime paure, protagonisti di conflitti disperati; a cominciare naturalmente dalla stessa Natalia, una donna «tagliata in un blocco solo» di qualche materiale grezzo in cui cultura e sofferenza sembrano (e sono, di fatto) inseparabili. E tuttavia, in un libro in cui l'ammirazione e l'affetto tributati da una prospettiva quasi filiale prevalgono di gran lunga sull'ottica (romanzesca) dello smascheramento e della falsa coscienza, l'omaggio più toccante non riguarda i contenuti, ma la forma del racconto. Consiste cioè nello sforzo strutturale di scrivere un dettagliato ritratto di Natalia Ginzburg come se fosse un libro suo : tra «saggio, racconto, autobiografia, memoria».

Quindi un libro fatto di «un tessuto che pare lavorato a maglia, un punto via l'altro sempre uguale, un racconto a schidionata, con tante storie e tanti casi umani infilzati nello spiedo della narrazione». Parole che si attagliano a Tutti gli altri ieri o a Lessico famigliare , ma che possono andar bene anche per La corsara . Finita la lettura, l'effetto è ambivalente. Petrignani ci proietta in un mondo vicino nel tempo ma culturalmente lontanissimo, in cui la letteratura è una religione laica, una fede nel bello e nel vero che pretende ascesi fino all'autodistruzione. Eppure questo materiale passa attraverso un filtro estetico tutto contemporaneo, ad alto tasso di suggestione: l'approccio giornalistico, da inchiesta, con tanto di interviste e documenti d'archivio; il ricorso, da romanzo storico, alle grandi tragedie del Novecento (a cominciare dalla Seconda guerra mondiale e dalla lotta antifascista), e quello, più mondano, al backstage di una scena letteraria; la testimonianza in prima persona, lo sguardo personale gettato su figure carismatiche, storiche, reali (carismatiche perché storiche e reali). Sono gli ingredienti di molti libri di successo, di molte opere da premio letterario. Mentre raccontano assai scorrevolmente di figure e vicende di una volta, troppo grandi, spigolose e aspre per gli standard correnti, questi libri testimoniano forse di alcune nostre debolezze odierne: il bisogno di emozionarci col passato, estetizzare l'arte e la cultura, “romanzizzare” ogni tipo di esperienza.

Sandra Petrignani
La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
Neri Pozza, Vicenza, pagg. 464, € 18

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