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Un modo nuovo di prendere parte alle assemblee

La normativa emergenziale da Covid-19 utilizzata dal Legislatore ha previsto, da un lato, limiti alla possibilità di assembramento delle persone fisiche, dall’altro ha avuto l’innegabile pregio di aver “costretto” molti istituti a una veloce evoluzione, altrimenti difficilmente ipotizzabile.

di Michele Vietti

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3' di lettura

La normativa emergenziale da Covid-19 utilizzata dal Legislatore ha previsto, da un lato, limiti alla possibilità di assembramento delle persone fisiche, dall’altro ha avuto l’innegabile pregio di aver “costretto” molti istituti a una veloce evoluzione, altrimenti difficilmente ipotizzabile.

In particolare, in ambito societario, l’art. 106 del Decreto “Cura Italia” ha consentito alle s.p.a, s.a.p.a., s.r.l., cooperative e mutue assicuratrici di prevedere, direttamente nell’avviso di convocazione dell’assemblea e anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, la possibilità per i soci di esprimere il proprio voto in via elettronica o per corrispondenza e di partecipare mediante mezzi di telecomunicazione.

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Lo stesso decreto ha altresì previsto sia che le assemblee delle medesime società si potessero svolgere “esclusivamente” mediante mezzi di telecomunicazione, sia che le stesse potessero prescindere dalla contestuale presenza fisica del presidente, del segretario o del notaio. È stato, poi, consentito alle s.p.a. quotate di ricorrere, anche nei casi in cui lo Statuto disponesse diversamente, all’istituto del “rappresentante designato” al quale potevano essere conferite anche deleghe o sub-deleghe ai sensi dell’art. 135-novies Tuf.

L’esperienza del periodo di emergenza ha finito per delineare le direttrici in forza delle quali appare oggi possibile ipotizzare un’apertura normativa a una diversa concezione di “partecipazione” nelle società quotate. Si è avuto, infatti, un esperimento i cui risultati sono tali da suggerire la trasformazione dell’eccezione, imposta dal pericolo del contagio, in una futura regola, che potrà sostituire le norme tradizionali o convivere con esse.

In questa prospettiva, si inserisce proprio la previsione contenuta nel Ddl “Capitali” – approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta dell’11 aprile scorso – il cui art. 12 introduce un nuovo art.135 undecies-1 Tuf. volto a consentire agli statuti delle s.p.a. quotate di prevedere che l’intervento in assemblea e l’esercizio del diritto di voto avvengano esclusivamente per il tramite del rappresentante designato dalla società ai sensi dell’art. 135-undecies. In questo modo viene a stabilizzarsi la regola già adottata temporaneamente dall’art. 106 del citato Decreto “Cura Italia”, e recentemente prorogata, in sede di conversione in legge del “Decreto milleproroghe 2023” sino al 31/7/2023 (art. 3, co. 10-undecies, Dl 198/2022).

De iure condendo, invece, si colloca la possibile modifica, dell’art. 125 bis Tuf (“Avviso di convocazione dell’assemblea”), mediante l’introduzione di un nuovo comma che avrebbe come scopo quello di consentire alle società di prevedere, nell’avviso di convocazione dell’assemblea dei soci, che l’organo di amministrazione della società possa consentire il diritto di partecipazione alla discussione assembleare esclusivamente a coloro che detengano una determinata quota di partecipazione del capitale sociale.

La proposta, ispirata a una logica di maggior funzionalità dell’assemblea, consentirebbe invero il diritto di partecipazione alla discussione ai soli soci titolari di una prefissata quota minima partecipativa, anche in termini di controvalore di mercato, da stabilirsi in misura non superiore a una determinata soglia, potendo il legislatore distinguere anche fra le diverse tipologie di società.

Vale la pena segnalare, poi, come la proposta sia anche in linea con quanto già previsto in altri ordinamenti stranieri, come quello spagnolo, dove la partecipazione all’assemblea può essere vincolata al possesso di un numero minimo di azioni.

Ovviamente ogni prospettiva di riforma in materia dovrà poggiare sull’imprescindibile presupposto che sia sempre assicurato il diritto di tutti i soci di inviare le proprie domande e proposte preventivamente alla società, e che la proposta di un “tetto minimo” non potrà mai subordinare il riconoscimento dello status socii al rispetto del limite minimo di possesso di azioni o quote.

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