incendio nella notte

Un morto nella baraccopoli di San Ferdinando. Salvini: «La sgombreremo»

di Donata Marrazzo

San Ferdinando, l'ennesima tragedia, morto giovane senegalese

3' di lettura

C’è ancora fumo che sale nella tendopoli di San Ferdinando divorata dalle fiamme. L’incendio di questa notte ha cancellato una ventina di baracche. Lo scenario è spettrale: restano solo i pali inceneriti conficcati nel terreno e qualche lamiera accartocciata. Del giovane senegalese che in italiano si faceva chiamare Aldo, invece, non restano nemmeno i documenti. Aveva 29 anni e il suo vero nome era Moussa Ba. È la terza vittima in un anno dei roghi del ghetto di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro. Una baraccopoli abusiva, allestita nell’area industriale, in cui vivono in condizioni di degrado i braccianti stagionali, quasi tutti stranieri: oltre duemila persone. Moussa Ba, come gli altri, era lì per la raccolta delle arance. La Procura della Repubblica di Palmi coordina le indagini.

Il prefetto propone l'accoglienza diffusa
Il prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari ha convocato una riunione all’alba, disponendo il trasferimento dei migranti rimasti senza riparo in una nuova tendopoli. E ha «richiamato l’importanza di attuare politiche attive di integrazione e inclusione nel tessuto socio economico della Piana di Gioia Tauro attraverso forme di accoglienza diffusa, anche ai sensi dell’art. 40 del Testo unico sull’immigrazione, così come convenuto nelle riunioni che si sono susseguite in Prefettura». Dunque, non più sistemazioni provvisorie.

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Le altre vittime di San Ferdinando
Il problema, in effetti, è dibattuto da tempo. Ma intanto, in attesa di una soluzione, si muore: come Moussa Ba, Becky Moses, 26 anni, nigeriana, arsa viva a San Ferdinando il 27 gennaio dell’anno scorso. Veniva da Riace dove le era stata negata la richiesta d’asilo. E allo stesso modo Surawa Jaithe, 18 anni, gambiano, bruciato nel rogo del 2 dicembre 2018. Sacko Soumali, 29 anni, originario del Mali, invece, è stato ucciso da una fucilata alla testa: recuperava lamiere in un capannone da utilizzare nella tendopoli. Una morte diversa, ma lo stesso degrado.

Il comitato per il riutilizzo delle case vuote
«Le soluzioni arrivano sempre dopo la tragedia – sottolinea Nino Quaranta, attivista locale dell’Associazione rurale italiana, all’interno del coordinamento europeo Via Campesina – si enunciano e poi restano lettera morta. Per questo ora è importante passare ai fatti».
E ai fatti sono passati alcuni sindaci (quello di Polistena, Michele Tripodi, e di Cinquefrondi, Michele Conia), associazioni (Rete dei comuni solidali, Emergency, Libera, Medici per i diritti umani) e liberi cittadini, costituendo un comitato per il riutilizzo delle case vuote nella Piana di Gioia Tauro. In prima fila Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace, il borgo dell’accoglienza, e il missionario comboniano padre Alex Zanotelli. Dalla stessa parte anche la Regione che ha messo a disposizione fondi di garanzia a tutela degli immobili.

Salvini nella tendopoli San Ferdinando: "Una vergogna"

Alloggi per immigrati e rosarnesi
Più distaccato il sindaco di Rosarno Giuseppe Idà. La questione dell’assegnazione degli alloggi sfitti a Rosarno è una spina nel fianco. Sei palazzine per un totale di 36 unità abitative realizzate con risorse europee nel 2010 - dopo la rivolta dei braccianti africani e tentativi violenti di “pulizia etnica” - dovevano essere destinate agli immigrati. Ma le proteste dei rosarnesi che vivono in condizioni di povertà e disagio abitativo hanno spinto il sindaco a richiedere una conversione parziale degli immobili. Un’azione che trova comunque d’accordo anche il comitato: «Le case vanno assegnate a chi ne ha bisogno – aggiunge Quaranta - Nessuno deve essere discriminato. Noi siamo già pronti per la prossima riunione operativa, il 21 a Cinquefrondi. Per battere Salvini sul tempo».

Lo sgombero annunciato
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha infatti annunciato: «Sgombereremo la baraccopoli di San Ferdinando. L’avevamo promesso e lo faremo, anche perché illegalità e degrado provocano tragedie come quella di poche ore fa. Per gli extracomunitari di San Ferdinando con protezione internazionale, avevamo messo a disposizione 133 posti nei progetti Sprar. Hanno aderito solo in otto (otto!), tutti del Mali. E anche gli altri immigrati, che pure potevano accedere ai Cara o ai Cas, hanno preferito rimanere nella baraccopoli. Basta abusi e illegalità».

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