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«Un netto cambio di passo su energia, green, ricerca e formazione»

Responsabile Imprese e Territorio di Srm

di Vera Viola

Salvio Capasso, Srm Intesa Sanpaolo

2' di lettura

«L’Osservatorio sulla resilienza, al secondo anno, ci conferma che anche nel 2022, anno tutt’altro che facile per l’economia mondiale, fare impresa al Sud è possibile e che si fa anche bene». Salvio Capasso, responsabile del Servizio Imprese e Territorio di Srm, centro studi collegato ad Intesa Sanpaolo.

Analisi, ricerche contraddistinte da un unico punta di vista che Capasso descrive così: «Abbiamo una visione positiva che ci porta a cercare cosa si può fare, come migliorare, su quali leve fare forza. Da qui nasce l’esigenza di descrivere il Mezzogiorno migliore».

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C’è quindi un Sud che reagisce, resiste e che addirittura cresce?

Il 2021 e il 2022 sono stati due anni di grande vivacità dell’economia in Italia e anche nelle regioni meridionali. L’Osservatorio di Srm ha intervistato i rappresentanti di 300 imprese meridionali su 700 selezionate in tutta Italia e ha riscontrato attitudine a resistere con programmi di investimento anche più numerosi al Sud rispetto ad altre aree del Paese. Voglio precisare che abbiamo limitato la nostra indagine alle imprese con più di 10 dipendenti, escludendo quelle molto piccole. Il nostro campione è quindi composto da imprese abbastanza strutturate: per lo più sono società di capitali.  

Hanno una buona propensione a investire, cresciuta rispetto al 2021. Ma è importante anche considerare queste imprese in cosa investono.

Su questo tasto vanno fatte alcune precisazioni. L’investimento delle imprese meridionali più frequente è quello che definiamo “tradizionale”, cioè sul nuovo capannone. Si investe meno in innovazione rispetto alle altre aree del Paese. Tutto ciò ci dice che si sta cercando di recuperare un ritardo dandosi strutture adeguate. Probabilmente, realizzato questo primo passo, seguirà anche una maggiore propensione a investire in innovazione. In realtà ci aspettiamo una svolta nei prossimi mesi con il Pnrr.

Cosa intende?

Voglio dire che su digitalizzazione e sostenibilità si attendono i bandi del Pnrr. Questo per ora ha per lo più avviato riforme e progetti, ma sono ancora pochi i bandi avviati e i cantieri aperti. Il cambio di passo è atteso per il 2023.

La ricerca di Srm svela però altre sorprese.

È vero, a esempio scopriamo che sono cresciuti gli investimenti in ricerca e formazione, e sulla autoproduzione energetica. Forse per la posizione geografica, con un clima più favorevole alla produzione di energia. Deduciamo che effettivamente se a Sud si puntasse sulla creazione di un hub energetico potrebbero nascere nuove imprese e si potrebbe creare occupazione. Previsioni per il 2023?

Ci sarà un rallentamento dell’economia, speriamo che l’Italia non vada in recessione. Dopo due anni di crescita, seguiti alla pandemia, ci sarà senza dubbio una brusca frenata.

Anche degli investimenti?

Non è detto. Di solito le imprese hanno una visione lunga. Penso più a un calo di produzione e consumi. Mentre, proprio per resistere, è possibile che le imprese continuino a investire. Grazie ai bandi del Pnrr e all’avvio della nuova programmazione europea, le risorse per sostenere l’economia non mancheranno. Bisognerà piuttosto spenderle e soprattutto spenderle bene.

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