Interventi

Un New Deal per l’Africa

Gli effetti della pandemia sul continente rischiano di essere più profondi e che altrove, se così fosse l’economia globale potrebbe perdere uno dei suoi motori di crescita futuri

di Emmanuel Macron, Paul Kagame, Cyril Ramaphosa e Macky Sall

(AP)

5' di lettura

La pandemia da Covid-19 ci ha insegnato che non possiamo più considerare delle crisi apparentemente distanti da noi come problemi che non ci riguardano. Ciò che accade in un luogo può avere effetti sulle persone ovunque esse vivano. Ecco perché affrontare l’impatto e gli strascichi della pandemia in Africa è oltremodo importante.

Sebbene l’Africa abbia registrato meno casi e decessi per Covid-19 rispetto ad altre aree del mondo, gli effetti della pandemia sul continente rischiano di essere più persistenti, profondi e destabilizzanti per l’intero pianeta.

Loading...

In un solo anno, la pandemia ha interrotto un quarto di secolo di crescita economica costante, distrutto catene di valore e favorito un aumento delle disuguaglianze e della povertà senza precedenti. Ma non è solo l’Africa a rischiare di perdere l’opportunità di riemergere completamente dalla pandemia. L’economia globale potrebbe perdere uno dei suoi motori di crescita futuri.

L’Africa ha tutte le carte in regola per superare la crisi pandemica e guidare il mondo verso un nuovo ciclo di crescita sostenibile: una gioventù intraprendente e innovativa, risorse naturali in grado di rifornire un’industria locale, e un progetto d’integrazione continentale fortemente ambizioso. Tuttavia, essa non possiede gli strumenti necessari per uscire da una crisi tanto grave quanto imprevista. Anche se il Fondo monetario internazionale ha stimato la necessità, per i Paesi africani, di finanziamenti aggiuntivi pari a 285 miliardi di dollari entro il 2025, in atto non vi è alcun piano di ripresa o meccanismo per garantire tali risorse.

Mentre altre regioni stanno registrando segnali di una rapida ripresa economica, l’incapacità dell’Africa di combattere la pandemia con lo stesso potere rischia di alimentare una crisi economica e sociale che negherebbe ai giovani del continente le opportunità di cui hanno bisogno e che meritano. La solidarietà internazionale ha cominciato a produrre risultati subito dopo l’inizio della pandemia.

Il G20 ha sospeso i pagamenti del servizio del debito per i paesi più poveri, mentre il Fmi, la Banca mondiale e altri donatori, tra cui l’Europa, hanno offerto contributi economici di eccezionale portata. Ma le istituzioni che da decenni sostengono la solidarietà internazionale sono ormai al limite, essendo state indebolite nel breve termine dalle enormi disparità nell’accesso ai vaccini e, più in generale, dalle profonde divergenze economiche che nessuna misura di emergenza sembra in grado di risolvere.

Ecco perché serve un nuovo piano, un New Deal ambizioso e audace. E il primo banco di prova di questa iniziativa sarà l’accesso ai vaccini Covid-19. Grazie al programma Covax, pilastro vaccinale della piattaforma internazionale ACT-A (Access to Covid-19 Tools Accelerator), e all’African Vaccine Acquisition Task Team, centinaia di milioni di dosi verranno consegnate all’Africa nei prossimi mesi. Le dosi di vaccino preordinate sono in fase di ripartizione attraverso canali multilaterali, dando massima priorità alla tutela degli operatori sanitari.

Ma questo non basta.

La vaccinazione, in questo momento, è la politica economica più importante a livello mondiale: i suoi benefici si calcolano in migliaia di miliardi, i suoi costi in miliardi. È l’investimento più redditizio in assoluto nel breve termine. Occorre, quindi, mobilitare strumenti finanziari innovativi per aumentare i fondi per l’acceleratore ACT, così da raggiungere l’obiettivo di copertura vaccinale per l’Africa fissato al 60-70% dai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Chiediamo al Fmi di approvare l’uso dei diritti speciali di prelievo (DSP, l’unità di conto del Fondo) per finanziare tale sforzo. Inoltre, come afferma la dichiarazione di Roma adottata al Global Health Summit del 21 maggio scorso, la chiave per combattere le pandemie future è trasferire ai produttori di vaccini nei paesi in via di sviluppo non solo i brevetti ma anche le competenze necessarie.

In attesa della conclusione di un accordo sulla proprietà intellettuale attualmente in fase di negoziazione presso l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), l’Africa deve poter produrre vaccini usando la tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA) e ottenere una deroga, nell’ambito del WTO, all’accordo TRIPs (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights), che riguarda i diritti di proprietà intellettuale in materia di brevetti.

Sull’onda del vertice di Parigi del 18 maggio scorso, a cui hanno partecipato leader africani, europei e delle istituzioni finanziarie mondiali, tali partnership produttive potranno essere finanziate e andare avanti nei prossimi mesi. Il secondo elemento di un New Deal per l’Africa è rappresentato dagli investimenti su vasta scala in sanità, istruzione e lotta ai cambiamenti climatici.

Dobbiamo consentire all’Africa di tenere separati questi fondi dagli esborsi per la sicurezza e dagli investimenti nelle infrastrutture, evitando che il continente si trovi di fronte a un nuovo ciclo di debito eccessivo. Nel breve termine, nonostante lo spettacolare successo di alcuni Paesi africani nell’attingere ai mercati internazionali dei capitali, i creditori privati non forniranno le risorse finanziarie necessarie.

L’Africa ha bisogno di uno shock di fiducia positivo. Il vertice di Parigi ci ha permesso di consolidare un’intesa su una nuova allocazione di DSP per 650 miliardi di dollari, 33 miliardi dei quali saranno destinati ai paesi africani. Ora vogliamo addirittura spingerci oltre con due impegni su base volontaria. Il primo riguarda la necessità che altri paesi mobilitino parte delle loro allocazioni di DSP per l’Africa. Come misura iniziale, questo reindirizzamento delle risorse consentirebbe una prima soglia di fondi pari a 100 miliardi di dollari da destinare al continente (e ad altri paesi vulnerabili).

In secondo luogo, bisogna coinvolgere le istituzioni africane nell’utilizzo di questi DSP per sostenere la ripresa del continente e i suoi progressi verso il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile 2030. Ciò, a sua volta, potrebbe aprire la strada a una ristrutturazione della nostra architettura finanziaria internazionale nel senso di attribuire maggior peso alle istituzioni africane. Invitiamo tutti i membri della comunità internazionale ad assumersi questo duplice impegno. Infine, occorre concentrarsi sulla principale risorsa dell’Africa, cioè il suo dinamismo imprenditoriale. Le piccolissime, piccole e medie imprese del continente sono un’ancora di salvezza per il futuro delle donne e dei giovani africani, ma il settore privato è ostaggio dell’economia informale e dell’inadeguatezza dei finanziamenti.

Ecco perché dobbiamo focalizzarci sul miglioramento dell’accesso ai fondi da parte degli imprenditori africani, puntando alle fasi più cruciali dei loro progetti, in particolare quella di avviamento.

L’obiettivo del vertice di Parigi era ottenere un consenso su quattro obiettivi: accesso universale ai vaccini Covid-19, anche attraverso la loro produzione in Africa; rafforzamento della posizione e del ruolo delle istituzioni panafricane nel contesto di una nuova architettura finanziaria internazionale; rilancio degli investimenti pubblici e privati; sostegno al finanziamento su larga scala del settore privato africano. Il nostro compito nei prossimi mesi sarà quello di portare avanti questi obiettivi nelle sedi internazionali e nell’ambito del prossimo semestre di presidenza francese del Consiglio dell’Unione europea.

Questo commento è stato sottoscritto anche da António Costa, primo ministro del Portogallo; Pedro Sánchez Pérez-Castejón, primo ministro della Spagna; Alexander De Croo, primo ministro del Belgio; Charles Michel, presidente del Consiglio europeo; Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea; Mohammed bin Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita; Mohammed bin Zayed, principe ereditario dell’Emirato di Abu Dhabi; Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo, presidente della Repubblica democratica del Congo e presidente dell’Unione Africana; Faure Gnassingbé, presidente del Togo; Alassane Ouattara, presidente della Costa d’Avorio; Abdel Fattah el-Sisi, president dell’Egitto; Filipe Nyusi, presidente del Mozambico; Muhammadu Buhari, presidente della Nigeria; Roch Marc Christian Kaboré, presidente del Burkina Faso; Azali Assoumani, presidente delle Comore; Nana Akufo-Addo, presidente del Ghana; João Lourenço, presidente dell’Angola; Sahle-Work Zewde, presidente dell’Etiopia; Mohamed Ould el Ghazouani, presidente della Mauritania; Kaïs Saïed, presidente della Tunisia; Bah N’Daw, ex presidente del Mali; Mohamed Bazoum, presidente del Niger; Albert Pahimi Padacke, primo ministro del Ciad; Abdalla Hamdok, primo ministro del Sudan; Denis Sassou Nguesso, presidente della Repubblica del Congo; Patrice Talon, presidente del Benin; Paul Biya, presidente del Camerun, e Moussa Faki, presidente della Commissione dell’Unione africana.

Emmanuel Macron è il presidente della Repubblica francese. Paul Kagame è il presidente del Ruanda. Cyril Ramaphosa è il presidente del Sudafrica. Macky Sall è il presidente del Senegal.

Copyright: Project Syndicate, 2021.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti