Il bilancio

Un nuovo business plan per le Olimpiadi invernali 2026

Per i Giochi di Milano e Cortina si riapre la caccia agli sponsor dopo la pandemia
Sfuma la possibilità di portare all'Arena civica milanese il pattinaggio di velocità, che si svolgerà in Trenti

di Sara Monaci

La visita del Cio. I commissari del Cio sono stati a Milano e nelle sedi delle future gare, dando un parere positivo sull'andamento dei preparativi

3' di lettura

Con la fine dello stato di emergenza legato alla pandemia si torna a parlare di Olimpiadi invernali 2026 Milano-Cortina, che si profilano abbastanza complicate dal punto di vista logistico, essendo divise fra tre Regioni, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. A breve sarà pronto il nuovo business plan, per rivedere costi e incassi. Il prossimo cda della Fondazione Milano-Cortina si terrà a novembre.

Intanto una decina di giorni fa i commissari del Cio sono stati a Milano e nelle sedi delle future gare, dando un parere positivo sull’andamento dei preparativi. Ripartirà anche la “caccia” agli sponsor, che dovrebbero contribuire a rendere sostenibile il bilancio del Giochi, e a mantenere, per quanto possibile, l’impegno di rendere l’evento a costo zero per il pubblico. Si tratta ovviamente di uno slogan efficace ma parziale, visto che se l’evento sarà sì realizzato con le risorse del Cio e coperto con sponsor, biglietti, merchindising e altri servizi (tra cui affiti di luoghi e strumenti informatici per esempio), per quanto riguarda le infrastrutture necessarie per lo svolgimento delle gare, le Regioni Veneto e Lombardia dovranno comunque garantire la metà degli investimenti, che per ora rimangono all’interno di una cifra relativamente bassa, 380 milioni, tra pubblico e privati.

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Ricapitoliamo le cifre dell’evento. Nel dossier di candidatura veniva indicato un investimento complessivo di 1,340 miliardi. La cifra è già salita nel frattempo a circa 1,5 miliardi, per una rivalutazione dei costi, tra cui quelli legati alla comunicazione e alla promozione.

Il Cio investirà 540 milioni (più altri 400 milioni di dollari circa in servizi); 550 milioni arriveranno, secondo le aspettative attuali, dagli sponsor; 200 milioni dalla vendita dei biglietti (cifra già ridimensionata di 50 milioni dopo la pandemia); 50 milioni arriveranno dal merchandising; 200 milioni dagli eventi collaterali. Ovviamente, in base al dossier, gli enti locali e regionali garantiscono in caso di buchi al bilancio. Sarà da valutare se gli obiettivi fissati saranno raggiungibili per quanto riguarda biglietti e sponsor, dopo la pandemia.

Poi ci sono gli impianti per le infrastrutture sportive. Si parla appunto di un capitolo da 380 milioni, che potrebbero aumentare se si considera che alcuni impianti avranno bisogno di un intervento maggiore rispetto a quello previsto inizialmente. Per esempio la pista da bob a Cortina, che potrebbe aver bisogno di 70 milioni per la ristrutturazione, a carico della Regione Veneto.

Altro tema ancora aperto è quello della struttura per il pattinaggio di velocità, previsto al momento a Baselga di Piné. Milano ha tentato a inizio anno di “prendersi” per sé questa gara adattando l’Arena civica “Gianni Brera”, in pieno centro. Ma questo tentativo si sarebbe già trasformato in un nulla di fatto, visto che il Cio chiede un “ovale” al chiuso, più facile da realizzare in Trentino che a Milano (senza contare i costi di raffreddamento, molto più onerosi in Pianura Padana che in montagna). Per l’adattamento a Baselga ci sarà comunque bisogno di ulteriori 70 milioni. Ma per Milano questa possibilità è ormai sfumata.

A Milano le opere principali saranno realizzate dal settore privato. Verrà costruito il PalaItalia nel quartiere Santa Giulia, con un project financing da 70 milioni (quindi gestito e costruito da società private), dove si terrà l’hockey maschile, mentre quello femminile si svolgerà al Palasharp, da ristrutturare, per una cifra da 7-8 milioni, sempre in project financing (i lavori hanno subito mesi di ritardo a causa di un ricorso al Tar). Lo short track e il pattinaggio artistico si terranno al forum di Assago di Milano, che già è in funzione e che dovrebbe aver bisogno di un più semplice restyling.

Verrà inoltre costruita la cittadella dello Sport, nell’area dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana, all’interno di un accordo quadro tra Ferrovie dello Stato e Comune di Milano relativo alle aree dismesse da Fs (in cui le Ferrovie valorizzano i terreni vendendoli ad operatori privati - in questo caso Coima - che poi realizzano le strutture per rimetterli sul mercato). La cittadella sarà poi successivamente trasformata in studentati (secondo il cronoprogramma in soli 3 mesi).

Allegato al dossier sulle Olimpiadi invernali 2026 di Milano e Cortina c’è anche un elenco di 16 opere infrastrutturali «essenziali» o «connesse», a cui se ne aggiungono altre 6 di «contesto» (di cui 3 in teoria già finanziate), da realizzare in Lombardia e in Veneto. Per le strade essenziali e connesse, ovvero quelle più importanti, si parla di un valore complessivo di 850 milioni, di cui 630 già assegnate ad Anas dallo Stato. Il dossier strade e collegamenti viaggia in parallelo, e sarà un’agenzia ad occuparsene (si veda articolo a fianco).

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