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Un nuovo lockdown nazionale? L’uscita di Ricciardi divide gli scienziati

Galli, Crisanti e Pregliasco per la linea sostenuta dal consulente del ministro della Salute che si dice pronto alla dimissioni: «Se non sono utile mi faccio da parte». Ma per altri (Vaia, Bassetti, Burioni) la chiusura totale non è la strada giusta. Cts: rafforzare misure per limitare diffusione varianti

Salvini contro gli esperti: "Basta terrorizzare gli italiani"

4' di lettura

Fa discutere la presa di posizione di Walter Ricciardi, il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza che ha parlato della necessità di un lockdown immediato in tutta Italia, compresa la chiusura delle scuole, per contrastare la diffusione del coronavirus. Una strategia di contrasto al virus che divide gli esperti, con alcuni convinti che si debbano evitare misure drastiche e ricorrere invece a interventi mirati. Alla luce delle reazioni anche politiche alle sue parole (come quella di Matteo Salvini) Ricciardi ha reagito così: «Chiedono le mie dimissioni? Queste sono considerazioni che lascio alla politica. Se posso essere utile al Paese con i miei consigli, lo faccio a livello internazionale e lo faccio anche in Italia: altrimenti mi faccio da parte».

Cts: rafforzare misure per limitare diffusione varianti

Per «contenere e rallentare» la diffusione delle varianti del Covid, «in analogia con le strategie adottate negli altri Paesi europei», è necessaria una «rigorosa osservanza, rafforzamento e incremento delle misure di mitigazione del rischio sia in ambito nazionale che in specifici ambiti locali, evitando ulteriori misure di rilascio». È l'indicazione che gli esperti del Comitato tecnico scientifico hanno dato venerdì scorso al termine della riunione in cui hanno analizzato gli ultimi dati epidemiologici e preso atto dello studio dell'Istituto superiore di sanità sulla diffusione delle varianti del virus in Italia.

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Intanto quella che si è conclusa è stata un’altra settimana fotocopia che, con 85mila casi, ricalca sostanzialmente i dati delle quattro settimane precedenti. Costanti anche il numero dei tamponi e l’indice di contagio nazionale Rt, appena sotto 1. Diversa invece la situazione a livello delle singole regioni, in alcune delle quali stanno emergendo criticità. È quanto rilevato dall’analisi del fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook Coronavirus-Dati e analisi scientifiche e del network di comunicazione della scienza giorgiosestili.it.

Vaia: no lockdown, sì a misure chirurgiche

Gli esperti si dividono sulle misure da adottare in questa fase. «Fare lockdown totali non serve, bastano chiusure mirate e chirurgiche dove se ne ravvisi la necessità. L’importante è applicare con rigore e severità le regole che già ci sono per guadagnare libertà progressiva, ed evitare le “montagne russe” dell'aprire e chiudere a fisarmonica. Serve equilibrio», ha detto il direttore sanitario dell'Istituto Lazzaro Spallanzani, Francesco Vaia parlando a Rainews24.

Bassetti: lockdown? disco rotto, ci sono altre strategie

Contrarietà a una chiusura totale è stata espressa anche da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria. «Se c’è bisogno di mettere un’area in zona rossa va fatto rapidamente, ma evitiamo di continuare a parlare di lockdown nazionale perché c'è qualcuno che è diventato un disco rotto». E ancora: «Non siamo alla soglia di un nuovo lockdown. Dobbiamo avere un po' di pazienza e di ordine, e le boutade non aiutano. I numeri dicono che abbiamo il 5% dei positivi, le ospedalizzazioni sono calate e la situazione non è di emergenza. Guardando a quello che è successo un anno fa con i primi casi di coronavirus al Nord, è verosimile pensare che questo virus si correla con la stagione invernale e potrebbe esserci un aumento dei casi. Questa volta, però - ricorda l'infettivologo - abbiamo gli strumenti per contrastare la pandemia. Se c'è aumento dei casi e dei ricoveri, si dovrà intervenire a livello locale con le chiusure».

Burioni: Covid non si risolve con chiusure ma con il vaccino

«Una cosa vi dico: è molto difficile per un vaccino avere un'efficacia sul campo maggiore di questa. Adesso sbrighiamoci. Il problema non si risolve con le chiusure che servono solo a guadagnare tempo. Si risolve con il vaccino», scrive su Twitter il virologo e docente all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni, commentando un nuovo studio israeliano che conferma un'efficacia del 94% dopo 2 dosi del vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech, all'indomani dell'appello lanciato da Walter Ricciardi.

Pregliasco: si provi a rivedere parametri chiusure

È una posizione intermedia quella espressa dal virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. «Da un punto di vista scientifico sono d'accordo con Ricciardi», ammette Pregliasco. Che aggiunge: «Credo però che un lockdown totale sia difficile da proporre dal punto di vista dell'opportunità politica e del disagio e della ribellione sociale che si rischierebbe». Per l'esperto, perciò, meglio tentare prima una via «più accettabile», provare a «rivedere i parametri» su cui far partire le chiusure. «A mio avviso - spiega Pregliasco - forse sarà necessario rivedere i parametri di aperture e chiusure, essere più flessibili. Perché, si sa, quando una regione va nella fascia gialla, il rischio di perdere i progressi ottenuti c’è. Vediamo se saranno fattibili interventi chirurgici, zone rosse come l'Umbria, da far scattare in base a valutazioni più stringenti».

Crisanti: siamo nei guai, lockdown subito

Anche il virologo Andrea Crisanti, come il consigliere del ministro Speranza, ritiene che il governo debba stringere ancora le misure per la lotta al Covid. «Gli impianti di sci non riaprono? E vorrei vedere! - dice in un’intervista alla Stampa -. Il 20% dei contagiati presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare. Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Come se ne esce? Con un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele», risponde Crisanti.

Galli: Ricciardi ha ragione

«Ricciardi ha ragione in linea di principio», perché «è davanti agli occhi di tutti che la faccenda delle Regioni colorate ha funzionato molto poco senza toglierci dal problema», ha detto Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco-università degli Studi di Milano, ospite de “L'aria che tira! su La7.

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