Verso la transizione ecologica

Un nuovo modo d’intendere crescita e benessere

di Paolo Gualtieri

(Adobe Stock)

4' di lettura

Le stime indicano che la temperatura è aumentata di circa un grado centigrado rispetto ai livelli preindustriali e che se non si interviene per ridurre le emissioni di gas serra la temperatura aumenterà ancora di oltre un grado e mezzo in questo secolo. Già oggi osserviamo eventi climatici più intensi che in passato e il 90% della popolazione mondiale vive in luoghi in cui l’aria è inquinata, condizione che provoca la morte prima del tempo di oltre 5 milioni di persone. Molti studi predicono che, se non si agisce rapidamente e in maniera decisa, i mutamenti climatici decimeranno gli ecosistemi della terra, eliminando un numero considerevole di specie. L’attività umana sembra aver provocato enormi danni. Tuttavia, ha determinato anche benefici altrettanto grandi. Agli inizi del secondo dopoguerra circa la metà della popolazione mondiale era sottonutrita, oggi lo è circa il 10%; il poter disporre di acqua pulita ha ridotto fortemente il tasso di mortalità soprattutto nei bambini: nel 1980 ne disponeva solo il 50% della popolazione mondiale ora ce l’ha oltre il 90%; la speranza di vita è aumentata in misura notevole pressoché ovunque negli ultimi 50 anni, seppur in maniera eterogenea tra Paesi. Gli esseri umani oggi vivono meglio delle generazioni precedenti e conoscono molto di più dell’universo di cui sono parte.

Il sistema economico che ci ha condotto sino a questo punto non ha fallito e non deve perciò essere rinnegato, deve però evolvere, e quindi cambiare, come è avvenuto in molti momenti della storia. Parallelamente con lo sviluppo dei canali di comunicazione e della loro intensità di utilizzo è diventato frequente il ricorso a giudizi radicali, a opinioni estreme e all’iperbole come strumenti per distinguersi e per dar apparentemente forza alle proprie idee. L’azione, tuttavia, al contrario, richiede mediazione tra interessi e spinte diverse e rispetto dell’esistente senza che ciò diventi immobilismo: natura non facit saltus. Anche le grandi innovazioni tecnologiche hanno impiegato molti anni prima di produrre effetti significativi sulla società e sull’economia. Il telefono cellulare è stato utilizzato per la prima volta nel 1973, è stato proposto in commercio 10 anni dopo, ma solo a partire da metà degli anni 90 ha iniziato a cambiare le nostre vite e a modificare l’economia di molti settori, non solo dell’industria delle telecomunicazioni. Internet è l’evoluzione di reti per trasmettere dati create già negli anni 60 che si è diffusa a tutti con l’idea del web nel 1991, ma gli effetti dirompenti sul modo di comunicare delle persone e di vendere beni e servizi li abbiamo osservati in questo millennio e tutti i cambiamenti indotti dall’uso di internet non si sono ancora esauriti. Pure il settore dell’energia impiegherà del tempo per trasformarsi completamente e ridurre e poi sperabilmente azzerare le emissioni nocive per la sopravvivenza degli ecosistemi terrestri. Sebbene siano stati registrati importanti sviluppi nella produzione di energie rinnovabili e le auto elettriche si stiano diffondendo, nel 2021 abbiamo assistito a un importante incremento dell’uso del carbone e del petrolio.

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Per accelerare e favorire l’evoluzione verso l’energia pulita sarebbe utile un cambiamento delle nostre abitudini di vita che potrebbe essere indotto da una nuova definizione degli obiettivi economici da parte dei policy maker. In Paesi con economie ormai sviluppate il benessere dei cittadini non dovrebbe essere misurato dal grado di ricchezza raggiunto, perché oltre un certo livello la ricchezza marginale non migliora realmente la vita degli individui e delle famiglie; nella nostra società la ricchezza è considerata una misura del successo e delle capacità personali e perciò vi è in molti il desiderio di mostrare ciò che si possiede oppure ciò che si può fare, ma non è davvero un fattore di benessere. Il grado di sviluppo di una società evoluta dovrebbe essere misurato sulla base di indici di natura qualitativa come l’efficacia dei servizi sanitari, il livello di inquinamento delle città, il rispetto delle diversità, la sicurezza e l’incolumità dei cittadini, il funzionamento della giustizia quale struttura al servizio delle persone, la lotta alla povertà. Gli obiettivi quindi dovrebbero essere definiti sulla base di vari indicatori di qualità della vita e il livello di ricchezza dovrebbe essere un obiettivo intermedio da considerare nei limiti in cui è funzionale a raggiungere gli obiettivi primari di benessere della società e non viceversa. La pandemia ha provocato un aumento notevole e in soli 12 mesi dei debiti degli Stati e delle imprese. La necessità di ripagarli costituisce un vincolo che orienta le scelte verso quegli investimenti che si stima produrranno maggiore ricchezza, che non sempre sono quelli che genereranno maggiore benessere. Un’innovazione finanziaria che potrebbe essere sperimentata è aumentare il livello di partecipazione dei creditori agli asset dei debitori, non solo al capitale delle imprese o alla proprietà di asset materiali e immateriali ma anche a servizi offerti dallo Stato o dall’azienda debitrice, favorendo così conversioni volontarie di crediti in beni e servizi.

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