le risposte alla pandemia

Un nuovo sguardo per interpretare l’ignoto

di Andrea Prencipe

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(ANSA)


3' di lettura

Noi esseri umani siamo alla continua ricerca di risposte. L’esigenza di ottenerle sembra connaturata all’esperienza di vita, al pari dell’esigenza di continuità che cerchiamo attraverso le nostre routine. Questa ricerca si esaspera nelle situazioni straordinarie come quella attuale – nonostante ciò che è straordinario strida, per definizione, con la continuità delle routine.

Ho apprezzato i commenti sulle risposte dei vari Paesi alla pandemia (su queste pagine Camuffo, Gambardella e Soda riguardo l’articolo di Pisano, Sadun e Zanini pubblicato dalla Harvard Business Review). Come è stato sottolineato, la situazione generata dal Covid-19 non ha precedenti. Lo sforzo di identificare chiavi di lettura è stato diretto alla ricerca di fenomeni paragonabili come guerre, crisi sanitarie, crisi economico-finanziarie, crisi di un paradigma di organizzazione industriale, crisi di competenze.

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L’attuale situazione potrebbe essere il combinato disposto di tutte le rappresentazioni appena menzionate, ma soprattutto evidenzia la natura senza precedenti, complessa, multiforme, emergenziale dei problemi che affronteremo in futuro. Possiamo descrivere tale natura? L’allora segretario alla Difesa Usa Donald Rumsfeld per definire la crisi irachena del 2002 propose l’idea di unknown unknowns, cioè incognite sconosciute, fenomeni né noti né prevedibili per mancanza di esperienze o basi teoriche appropriate per inquadrarli. L’attuale situazione è un unknown unknown – o, per dirla con la teoria organizzativa, una situazione ambigua. Le situazioni ambigue sono poco chiare e vaghe: il decisore non ha le conoscenze interpretative per inquadrarle, addirittura non è in grado di formulare domande. Mentre l’incertezza si riferisce al grado di imprevedibilità e complessità degli stati futuri ben definiti di una situazione, l’ambiguità si riferisce alla mancanza di significato di una situazione as is e quindi all’incapacità di interpretare o dare un senso alle domande da porsi.

Nei contesti ambigui è necessario riconoscere che l’errore è la regola: la generazione di alternative interpretative – mascherina sì, mascherina no – giocoforza produce errori; di conseguenza è necessaria una fredda e aperta valutazione dei riscontri delle alternative sperimentali.

Una situazione ambigua è l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. L’attacco fu percepito come un incendio e l’evacuazione seguì le regole del caso, in particolare quella di non prendere l’ascensore. Questa scelta risultò fatale per molti, coloro che non la fecero riuscirono a salvarsi. Le situazioni ambigue richiedono capacità di re-inquadratura, di re-framing. In situazioni ambigue in cui la conoscenza non è affatto disponibile, risolvere l’ambiguità richiede la capacità di generare ipotesi interpretative alternative. Se la natura dei problemi che affronteremo sarà sempre più ambigua, è opportuno iniziare a porci domande rispetto a tre “fatti stilizzati” più volte richiamati in queste settimane.

Coordinamento – Sebbene sia evidente la necessità di coordinare analisi e azioni, dobbiamo chiederci qual è il livello di analisi e di azione? Qual è lo scopo del coordinamento? Quanto è necessario accentrare? Le singole regioni, nazioni, o forse è il caso di ripensare il ruolo delle istituzioni transnazionali e non solo per questioni economiche-finanziarie? Operativamente, Ilaria Capua sul Corriere della Sera e Michele Costabile su queste pagine hanno sottolineato l’importanza di sviluppare metriche condivise per creare database comparabili per sviluppare azioni.

Continuità – Lo spazio vitale di noi essere umani è caratterizzato da una continuità strutturante; le routine individuali e organizzative dettano tempi e comportamenti, si attuano in sincrono, e rappresentano la normalità. Come sarà la nuova continuità strutturante? La routine della nuova normalità? Probabilmente sarà caratterizzata da una continua altalena di cambiamenti, di stop and go, di situazioni ambigue che richiedono di saper re-inquadrare continuamente. E con quale agenda (Bricco, su queste pagine) organizzare la nuova normalità, considerando che potrebbe cambiare più velocemente che in passato?

Competenze e abilità – Quali sono le competenze di cui avremo bisogno? L’incapacità di fare re-framing ha evidenziato l’importanza di coordinare prospettive disciplinari diverse per saper fare domande e risolvere l’ambiguità. Se l’attuale situazione è una crisi sanitaria, economico-finanziaria, tecnologica, ecc., avremo necessità di esperti con competenze sia verticali – equipaggiati con strumenti enquiry-based che permettano loro di saper interrogare situazioni ambigue – sia orizzontali per dialogare e lavorare con esperti di altre discipline. La creazione di team di generalisti-specializzati porterebbe con sé il vantaggio della “saggezza del team” che agisce in maniera coesa, ma distinta. Una saggezza che conferisce autorevolezza a chi deve coordinare e, per questa via, governare. In tempi di domande ignote, l’autorità da sola non basta.

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