Opinioni del Sole

Un nuovo sudafrica per trainare il continente

di Valerio Castronovo


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Cyril Ramaphosa (Afp)

3' di lettura

C’è stato un tempo, 25 anni fa, dopo le prime elezioni libere e la fine dell’apartheid, che il Paese di Nelson Mandela sembrava dovesse diventare stella polare per l’intero Continente africano. E questo per diversi motivi: sia per essere stato capace di affrancarsi, senza conflittualità violenta, da un obbrobrioso regime di segregazione razziale e di stampo autoritario, suscitando le speranze di una pacifica e feconda convivenza per l’avvenire fra le sue comunità (nere, bianche, asiatiche e di sangue misto); sia per le sue enormi risorse naturali e le consistenti attitudini del suo capitale umano che, se valorizzate, erano in grado di fare del Sudafrica una potenza economica emergente e anche un modello politico di una grande democrazia e di una società multietnica. Senonché, dopo quella fase le aspettative sono andate in gran parte deluse, a causa della reviviscenza di contese tribali, delle difficoltà di emancipazione da condizioni secolari di degrado sociale, di una piaga diffusa e debilitante come l’Aids, e soprattutto della corruzione radicata nelle alte sfere del governo, che inquina la vita pubblica.

L’antidoto contro questa sorta di morbo politico endemico e pervasivo è stato al centro delle recenti elezioni, in quanto Cyril Ramaphosa, il leader dell’African National Congress (il partito ininterrottamente al potere da un quarto di secolo, ndr), ha promesso che troverà il modo per cancellarlo dalla scena una volta per tutte. D’altronde le sue credenziali appaiono ineccepibili: dopo esser stato a suo tempo il delfino di Mandela (se il Padre della patria non fosse stato poi costretto a scegliere al suo posto Thabo Mbeki), Ramaphosa è giunto infine nel febbraio 2018 a rimpiazzare Jacob Zuma, travolto da scandali e tangenti, alla presidenza della Repubblica impegnandosi da quel momento a far piazza pulita della corruttela ai vertici del sistema e nelle file dell’amministrazione.

Adesso, però, l’ex sindacalista, pur destinato a essere confermato alla guida del Paese, non potrà contare su una maggioranza parlamentare salda e sicura (immune da faide interne e da eventuali incidenti di percorso), in quanto i suffragi dell’Anc sono scesi sotto la soglia del 60% (come mai era avvenuto nelle precedenti consultazioni) e i suoi avversari sono pronti perciò a dar battaglia.

Resta il fatto che dal successo della lotta alla corruzione dipenderanno le sorti del Sudafrica: da un vigoroso rilancio dell’economia (altrimenti in fase stagnante), al risanamento delle sue finanze (gravate da un crescente debito pubblico, dovuto a una debordante spesa pubblica clientelare), da un miglioramento in termini più estesi e tangibili delle condizioni di vita della popolazione, a un rafforzamento della classe media di colore.

Inoltre la rinascita della Nazione Arcobaleno potrebbe contribuire a rialzare quotazioni e futuro dell’Africa. L’altra grande nazione del continente, la Nigeria, da tempo alle prese con le incursioni terroristiche dello jihadismo islamico e una proliferazione della criminalità organizzata, fatica a svolgere il ruolo di un Paese-guida, malgrado la sua preminenza economica.

Per l’Africa è essenziale che un colosso come il Sudafrica sappia svolgere un’azione attiva ed efficace per evitare che larga parte del Continente ridiventi lo scenario subalterno di un complesso e serrato gioco internazionale rispondente agli interessi di diverse potenze straniere. Che è quanto avviene, dato che molte sue contrade sono esposte all’influenza politica o economica, e talora a entrambi questi legami di dipendenza, sia di taluni ex imperi coloniali europei, sia di varie multinazionali d’Oltreatlantico, sia della Cina. Per di più, nel caso di Pechino, la sua crescente invadenza risulta espressione di una strategia organica condotta dall’alto in modo sistematico e a largo raggio, e consiste in una catena di investimenti nelle infrastrutture, di prestiti pluriennali a numerosi Stati e di progetti volti a trasferire in loco determinate produzioni ad alta intensità di forza lavoro.

Intanto, il Continente viene depauperato di molte energie e potenzialità per l’esodo non solo di quanti fuggono da un’estrema miseria, da guerre civili e da gravi epidemie, nonché da riemergenti forme di schiavitù razziale, ma pure di tanti giovani più istruiti e in possesso di particolari competenze professionali. È necessario preoccuparsi realmente del destino dell’Africa prima che essa finisca per implodere.

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