Opinioni

Un nuovo welfare per rinascere europei e solidali

Il rapporto sulle povertà 2020 di Caritas Italiana ci mostra lo scivolamento sociale dei secondi verso i penultimi

di Aldo Bonomi

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(ANSA)

Il rapporto sulle povertà 2020 di Caritas Italiana ci mostra lo scivolamento sociale dei secondi verso i penultimi


3' di lettura

Il dibattito sociopolitico forse è un po’ troppo avvitato dentro la faglia tra garantiti e non garantiti. Così cerchiamo di colmarla guardando alla fiamminga Bruxelles. Dove spero venga avanti, oltre a indicazioni alte per cambiare sull’ambiente e sul digitale, anche una attenzione urgente al welfare che verrà. Una attenzione da “rinascimento nordico”, da pittori fiamminghi alla Bruegel che passarono dalla rappresentazione del divino a dipingere una moltitudine sofferente dove il cieco si accompagna allo storpio, cosi come oggi avviene nella sottile linea rossa che separa i penultimi dagli ultimi.

Di questo quadro del margine dà conto l’articolato rapporto sulle povertà 2020 di Caritas Italiana dal titolo Gli anticorpi della solidarietà. Si rappresenta lo scivolamento sociale dei secondi verso i penultimi e assieme, come il cieco e lo storpio, superano la linea rossa del margine verso gli ultimi... Che in questi mesi ha interessato un gran numero di persone che vanno ad aggiungersi ai 4,6 milioni di poveri assoluti registrati dall’Istat nel 2019. Da qui, la preoccupazione rispetto a quanto ci si può attendere dalle conseguenze di medio e lungo periodo della pandemia in un contesto in cui tra partenze, false partenze e ripartenze, l’economia fatica a riassorbire i vulnerabili della crisi.

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Dall’osservatorio dei Centri di ascolto della Caritas le persone assistite nella fase di prima emergenza socio-sanitaria (69 giorni di lockdown) sono state poco meno di 450mila, delle quali ben il 30% ascrivibili tra i nuovi poveri della pandemia. Parliamo di donne, di tanti giovani, di famiglie con minori, generalmente accomunate da condizioni lavorative precarie, formali e informali, intermittenti, ma anche cassintegrati, autonomi, artigiani e commercianti, che si sono ritrovati a fare i conti con una riduzione drastica dei redditi e delle entrate.

Anche parte dei secondi che si credevano “garantiti” negli interstizi del ceto medio da pubblico impiego hanno vissuto tale scivolamento verso il margine. Vissuto spesso con vergogna della povertà rivolgendosi più al parroco direttamente, cercando di evitare la fila al centro Caritas. Per tutti il vivere il margine e il non riconoscersi e sperare in ciò che era abituale si è accompagnato a rilevanti fenomenologie del disagio relazionale. Con il venire avanti dei digital divide per gli anziani, ma anche per non pochi alunni delle scuole che rischia di cronicizzarsi in percorsi di prematura esclusione comunitaria e istituzionale con in più solitudine, depressione, difficoltà dell’abitare e della convivenza domestica. Bastano i dati del consumo di psicofarmaci e i numeri della malaombra dei suicidi e dei femminicidi per capire.

In questi mesi i centri di ascolto hanno visto aumentare del 105% il numero di persone assistite, del 135% se residenti al sud. I nuovi poveri sono più italiani che stranieri, più under 35 che over 50 anni, con un aumento degli inattivi, giovani senza lavoro precipitati fuori dalla famiglia contenitore. I direttori delle Caritas segnalano che il reddito di emergenza ha tamponato la frana così come, nel breve periodo di ripartenza (luglio-agosto), le persone assistite sono scese a 176mila con un aumento della quota a sud. Sempre loro, i direttori, sottraendosi al dibattito tra garantiti e non garantiti, avendo come cifra di lettura sociale la povertà, segnalano assieme ai ritardi della cassa integrazione, la scarsità di reddito e di senso nell’essere senza lavoro e poi si vedrà e l’insufficienza delle misure a sostegno una tantum per gli autonomi. Su questo fronte le Caritas hanno supportato 2mila micro attività. Sempre continuando con oltre 62mila volontari a praticare l’ultimo miglio territoriale con una rete capillare da “Amazon dei poveri” di assistenza a domicilio (pasti, pacchi alimentari, farmaci, dispositivi medicali...) facendo da “commercialisti degli ultimi”, mediando tra le complesse misure governative di sostegno e una moltitudine di soggetti poco avvezzi a muoversi nei meandri della burocrazia assistenziale. Disegnando un welfare dal basso che ha accelerato la tessitura sociale di relazioni e di collaborazione tra rete della Caritas, altre associazioni di volontariato e terzo settore, Protezione civile, così come sono aumentate le donazioni da parte di imprese e fondazioni.

Nel rapporto lo si definisce un “potenziale civico”; io lo definisco una comunità di cura larga che, partendo da questo embrione resistente di welfare dal basso dovrebbe interrogare e stimolare il mondo delle rappresentanze degli autonomi e dei “garantiti” ad andare oltre la difesa corporativa degli interessi essendo chiaro che nessuno si salva da solo se non ricostruiamo una coesione sociale per lo stato sociale che verrà. Forse solo così potremo sperare in un “rinascimento nordico” di un welfare europeo per la next generation. Bruegel era nato in Olanda, passò nell’Italia del rinascimento e morì a Bruxelles. Speriamo che il Rinascimento italico e quello nordico tornino a incontrarsi.

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