Interventi

Un’occasione per cambiare paradigma

di Carlo Resta

4' di lettura


Mettendo in evidenza i disastri dei nostri sistemi economici, la pandemia rappresenta l’opportunità per creare un cambiamento. Il fallimento della gestione economica del mondo occidentale ha portato ad una feroce globalizzazione guidata dal profitto a brevissimo termine, dallo sfruttamento delle nostre limitate risorse naturali, e soggetta a catastrofi come quella attuale. Il divario tra i più ricchi e i più poveri ha raggiunto livelli record. Un processo di privatizzazione e sfruttamento dei beni pubblici è proseguito. Milioni di Pmi sono state soffocate da oligopoli multinazionali che hanno usato nuove tecnologie violando le regole di libero mercato e sana concorrenza. I valori umani sono stati fortemente ignorati (vedi Prof. J. Stiglitz, Columbia University).

Una crisi come quella che stiamo vivendo con questa pandemia era facilmente prevedibile (vedi i ripetuti ammonimenti del Prof. N. Roubini, NYU Stern). Come ha detto Papa Francesco: “Siamo tutti sulla stessa barca!”, e questa situazione offre un’occasione epocale per dare luogo alla costruzione di un mondo migliore.

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Propongo tre “semplici” misure la cui adozione potrebbe cambiare le nostre vite e costituire le fondamenta per un futuro sostenibile. Gli Stati e le pubbliche amministrazioni hanno un ruolo cruciale nell’innovazione e nel miglioramento della vita nelle nostre comunità; aprire e regolamentare i mercati e applicare norme comuni.
1.Il prezzo dei beni e dei servizi deve riflettere adeguatamente tutti i costi: solo in questo modo avremo sviluppo, una sana competizione ed equilibrio. Devono includersi: l’impronta ambientale; la conformità a: standard di produzione e di rispetto umano; obblighi fiscali del produttore e società distributrice. È inoltre necessario calcolare il valore sociale di prodotti e servizi. Possiamo tracciare i prodotti con precisione, la loro provenienza, i loro componenti; confrontare i prezzi reali e consentire a tutti gli operatori del mercato di competere su un piano di parità. La tecnologia esiste e anche illustri lavori su tecniche di valutazione (vedi P.Sukhdev, GIST, WEF 2020).
Impronta ambientale del prodotto, incluso trasporto, confezione; materiali con cui è fabbricato. Le condizioni dei lavoratori impiegati rispettino gli standard umani generalmente accettati; e il sito produttivo gli standard ambientali; le tasse siano pagate dal produttore e dal distributore. Non consentire l’evasione fiscale di multinazionali che spostano i profitti nei paradisi fiscali a spese dell’economia reale, delle famiglie e delle Pmi. Impedire forme di concorrenza sleale.
Diversificare i rischi geopolitici con una molteplicità di siti produttivi e di fornitori, con evidenti vantaggi per tutti.

Le economie di scala non esistono più come in passato e la tecnologia consente più siti di produzione. Non è necessario fabbricare lontano o delocalizzare. Si promuova una politica di produzione vicina a dove avviene il consumo. Ciò creerà valore. Favorire più produttori e fornitori è un modo per diversificare i rischi e ridurre la formazione di oligopoli. Una produzione più distribuita e diversificata offre incentivi per il vero motore di crescita: le Pmi a vantaggio delle nostre comunità locali.
2. Vivere in modo meglio distribuito e razionale, utilizzo di IT per decentrare. Decongestioniamo le metropoli e resuscitiamo piccole città, paesi e campagne. Questa pandemia ha dimostrato che è possibile un modo più intelligente di lavorare, produrre, distribuire e vivere, lontano da metropoli congestionate.
All’uso della tecnologia, al rilancio delle infrastrutture e degli incentivi pubblici, dovrebbe ora seguire una politica di decentralizzazione e distribuzione territoriale di imprese e popolazione, con miglioramenti in standard e costo della vita. Questo favorirebbe l’equilibrio del territorio e la riduzione dell’inquinamento. Una moltitudine di cittadine semiabbandonate risorgerebbe come pure il tasso di natalità, elemento fondamentale per qualsiasi nostro futuro.
3. Perimetro pubblico: definire ciò che è di pubblico interesse. Quali sono le cose di base che devono essere pubbliche e le condizioni di parità per una sana concorrenza fra imprese? Quali sono le cose che il settore privato non può fare o raggiungere (curare una pandemia; creare l'Internet; il GPS; importanti infrastrutture...). Assistenza sanitaria (vecchiaia e natalità), istruzione, trasporti, acqua, servizi pubblici, difesa: i loro valori non derivano sono dalla loro valutazione finanziaria di breve termine: sono fondamentali per qualsiasi società. Se li valutiamo correttamente, dimostriamo che sono di pubblico interesse e dovremmo utilizzare i frutti da loro generati (vedi il lavoro sul ruolo dello Stato Imprenditoriale della Prof.ssa M. Mazzucato, UCL).
Per finire, che la legge antitrust entri in vigore: Amazon, Apple, Facebook, Google, devono essere scorporate e pagare la loro giusta quota di tasse (vedasi analisi del Prof. S.Galloway, NYU Stern). Solo in Italia, secondo alcune stime, 100 miliardi di euro vengono elusi in questo modo ogni anno.
In conclusione, adesso è il momento di agire.

L’impatto di queste tre misure farebbe una differenza immediata. Incentiverebbe gli investitori a collocare vasti capitali disponibili in Pmi che non hanno bisogno di più debito ma di un’appropriata iniezione di capitale e di un mercato in cui si rispettino regole condivise. Le nostre comunità ne sarebbero rigenerate, si creerebbero molti posti di lavoro, una ricchezza più distribuita, e la rinascita delle Pmi, vero motore economico e sociale. I confini non contano ed è necessaria la cooperazione tra tutte le parti. Lo meritiamo, lo dobbiamo a tutti coloro che sono morti e si sono sacrificati per salvare le nostre vite, e alle generazioni a venire.
* Carlo Resta è il Chief Executive Officer di Officina Per Imprese Ltd.

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