Danza

Un’ora squisita in punta di piedi

Debutta con un pezzo ispirato a Beckett, ballato da Alessandra Ferri, il nutrito programma
coreutico che ospita un «Don Giovanni» femminista e gli omaggi a Stravinsky e alla «Vita nuova»

di Roberto Giambrone

 Alessandra Ferri ne «L’heure exquise»

3' di lettura

Una chicca del repertorio novecentesco inaugurerà il 4 giugno la sezione danza di Ravenna Festival: L’heure exquise , che Maurice Bejart aveva creato nel 1998 per Carla Fracci, mancata giovedì (vedi il ricordo a pag. XVI), e Micha Van Hoecke e che quest’ultimo rimonta adesso, insieme a Maina Gielgud, per Alessandra Ferri e Carsten Jung. Un pezzo di teatrodanza ispirato al tragicomico Giorni felici di Samuel Beckett, nel quale la protagonista, seppellita fino alla vita (e poi fino al collo nel secondo atto) in una montagna di terra, fa i conti con la sua monotona e assurda esistenza. Nella versione coreografica, la protagonista – una ballerina agée , come la definisce la stessa Ferri – è seppellita da una montagna di scarpette a punta che diventano un enorme tutù; a farle da partner, nel ruolo che fu di Van Hoecke, sarà Carsten Jung, ex solista e principal dell’Hamburg Ballet.

La rassegna proseguirà l’11 giugno con un “classico” della nuova scena italiana, cresciuta in bilico tra danza e teatro: La rivolta degli oggetti (1976) di Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari e Alessandra Vanzi, spettacolo cult de La Gaia Scienza ricostruito e adattato per un terzetto di giovani interpreti nell’ambito del progetto RIC.CI. Un manifesto delle neoavanguardie che, ispirandosi a Majakovskij, sovverte le regole del teatro di tradizione.

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La compagnia Aterballetto dominerà la scena il 22 e 23 giugno con Don Juan di Johan Inger. Partendo dal Burlador di Tirso de Molina e dall’opera di Mozart-Da Ponte, ma anche da una riscrittura “femminista” di Suzanne Lilar, il coreografo svedese rivisita il mito del grande seduttore ponendo al centro della sua “disfunzione” compulsiva il rapporto irrisolto con la madre. Don Juan è un esemplare modello di balletto narrativo, che alterna la festosità delle scene corali alle ombre che si agitano nell’animo malato del protagonista. MM contemporary dance company sarà protagonista a Ravenna il 7 luglio per danzare nella María de Buenos Aires, l’opera-tango di Astor Piazzolla riproposta in una nuova edizione per i 100 anni dalla nascita del musicista. Nella torbida vicenda dell’operaia Maria, “nata un giorno che Dio era ubriaco” e sedotta dall’anima nera della metropoli argentina, il tango scandisce l’alternarsi di vita e di morte, di poesia e violenza.

Un altro anniversario che Ravenna celebrerà è quello dei 50 anni dalla morte di Stravinsky, al quale il 10 luglio sarà dedicata una serata di musica e danza curata da Daniele Cipriani. Vladimir Derevianko, nei panni del compositore russo, guiderà il pubblico nel variegato Stravinsky’s love, che vedrà alternarsi in scena Sergio Bernal, ex membro del Balletto Nazionale di Spagna, Ashley Bouder del New York City Ballet, Davide Dato dell’Opera di Vienna, Simone Repele e Sasha Riva del Ballet du Grande Théâtre de Genève, per una serie di omaggi e citazioni che spazieranno dall’Histoire du soldat a Pulcinella, da L’uccello di fuoco a Petruška.

Ispirato alle “visioni” dantesche sarà il Paradiso (16-18 luglio) del gruppo Nanou e dell’artista visivo Alfredo Pirri, con le coreografie di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci, “un campo lungo cinematografico” nel quale la danza entrerà in sinergia con le immagini e lo spazio.

Nella sezione “Giovani artisti per Dante”, Irene Catani (dal 14 al 20 giugno) danzerà nello spettacolo Io son dolce sirena di Ilenia Biffi, mentre Carlo Massari (dal 21 al 27 giugno) guiderà i danzatori della C&C Company nell’opera Incipit, che unirà musica e danza per trasmettere il pensiero della Vita nuova.

La danza tornerà a Ravenna il primo settembre con Metànoia, un trittico dedicato alla Commedia dantesca ideato e interpretato da Sergei Polunin, che firma le coreografie insieme a Ross Freddie Ray e Jiří Bubeníček; una lettura junghiana dell’opera di Dante nella quale il celebrato danzatore russo, seguendo il principio dell’autoguarigione attraverso la crisi, sovrappone il viaggio iniziatico del poeta fiorentino alla propria autobiografia.

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