Svizzera

Un ospedale che «cura con l’arte»

Sadhyo Niederberger, conservatrice dell'Ospedale cantonale di Aarau, racconta come è nata questa ricca collezione esposta nelle sale del nosocomio

di Rossana Dedola

Philipp Hänger, © KSA

4' di lettura

L'artista indipendente e curatrice artistica Sadhyo Niederberger vive e lavora nella Svizzera tedesca. Dal 1989, anno in cui ha portato a termine gli studi in Multimedia nella Haute école d’art et de design (HEAD) di Ginevra, è impegnata in progetti interculturali e multidisciplinari. Ha esposto in mostre personali e collettive, ha guidato diversi Off-Spaces e dal 2008 lavora come responsabile dell'arte nell'Ospedale cantonale di Aarau.

L'Ospedale cantonale di Aarau possiede una grande collezione di opere d'arte. Come è nata questa collezione?

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Dagli anni cinquanta primari, direttori e medici hanno cominciato a regalare all'Ospedale cantonale di Aarau delle opere dalle loro collezioni private. A queste si sono aggiunti anche affreschi, mosaici, vetrate, sculture e infine sono state commissionate grandi opere d'arte. Nell'edificio principale ci sono tre lavori dell'artista franco-tedesca Gloria Friedmann. In altri reparti, che si trovano in alti edifici, sono appese le fotografie dal grande formato di Balthasar Burkhard, il famoso fotografo morto nel 2010, oppure nell'edificio di Medicina interna opere di artisti come Niele Toroni, Richard Tuttle e Hugo Suter. Altre opere si trovano nel parco o negli altri padiglioni. E poi ci sono le opere “mobili” nei corridoi, nelle corsie, nelle camere dei pazienti, negli ambulatori, nei laboratori, negli studi dei medici e negli uffici.

All'Ospedale cantonale di Aarau l'arte è di casa

All'Ospedale cantonale di Aarau l'arte è di casa

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L'Ospedale di Aarau è un'eccezione in Svizzera?

Alle pareti di molti ospedali e cliniche private in Svizzera sono appesi dei quadri o ci sono altre opere d'arte, per esempio nell'Ospedale universitario di Zurigo sono esposte delle opere della collezione d'arte del cantone. Invece la collezione dell'Ospedale cantonale di Aarau appartiene all'ospedale, è una collezione di più di 3000 pezzi che viene ingrandita ogni anno. Ma ciò che contraddistingue il nostro ospedale sono le mostre si tengono al suo interno con artisti professionisti contemporanei.

Qual è il Suo ruolo all'interno dell'ospedale?

Mi occupo della conservazione delle opere, le compro, le appendo, le sposto, le archivio faccio l'inventario delle donazioni e poi organizzo le mostre di artisti contemporanei e dirigo diversi progetti con artisti. Da qualche mese sto portando avanti un progetto musicale che ha lo scopo di arricchire di performances musicali luoghi inusuali dell'ospedale. Prima di me si erano dedicati soprattutto alla conservazione delle opere. Lavorando lì, però, mi sono accorta che molte persone avevano una reazione negativa o di difesa nei confronti delle opere appese alle pareti dell'ospedale, avevano l'impressione che l'arte fosse qualcosa di estraneo, di elitario e che non avesse nulla a che fare con loro; altri invece si erano abituati semplicemente al fatto che i loro reparti erano abbelliti da opere d'arte. Ho capito che dovevo coinvolgere il personale nella scelta delle opere. Ora se bisogna mettere nuove opere in un reparto faccio venire tutto il team di quel reparto a scegliere le opere da mettere nei loro uffici e nei corridoi.

Qualche anno fa, per esempio, è stato comprato un grande quadro del pittore Urs Aeschbach che è stato messo nell'ampio atrio di Ginecologia. Mentre lo stavo appendendo ho notato che il personale reagiva in modo ambivalente. Due settimane dopo un'impiegata mi ha detto: “Senti, questo quadro non mi piace!”. “Perché non ti piace?”, “Ah, è così negativo!”. Rappresentava delle sbarre di legno rotte che avevano secondo lei una connotazione negativa. Allora le ho spiegato che invece a me il quadro comunicava esattamente l'opposto, addirittura speranza, io vedevo la luce, il cambiamento. Era completamente entusiasta. In quel momento sono passate due infermiere e lei le ha chiamate: “Ehi, venite qui. Sadhyo, spiegalo anche a loro”. E così ho detto anche a loro quale era il mio punto di vista. Alla fine eravamo almeno in dieci davanti al quadro. È rimasto appeso per qualche anno e ha dato molta gioia a medici, infermieri e pazienti prima di essere spostato. Questo episodio mi ha mostrato che la comunicazione è molto importante e che ascoltando e dialogando si può trovare un modo per comprendere un'opera d'arte.

I medici come hanno reagito?

Molti medici sono interessati all'arte, alcuni sono dei veri collezionisti o hanno addirittura delle inclinazioni artistiche. Con loro sfondo una parta aperta e non devo fare molti sforzi per convincerli. Sento molto sostegno da parte loro e so che apprezzano il mio lavoro.

Qual è la reazione di fronte alle opere che sono esposte?

Prendiamo le grandi tavole di Gloria Friedmann, I progenitori del futuro, che si trovano nell'atrio dell'edificio principale, fatte di legno carbonizzato, penne nere di corvi, terra asciutta e altri materiali. Sin dall'inizio queste tavole sono state motivo di accese discussioni, molti erano convinti che non erano adatte per delle persone comuni. Oggi le tavole sono diventate una parte integrante dell'architettura. All'esterno nel suo Labirinto giocano i bambini e alcuni visitatori o pazienti stanno a sedere nel suo Bosco di betulle del cortile interno.

Il personale e i pazienti dell'Ospedale di Aarau provengono da diverse parti del mondo; quante lingue e quante culture sono presenti?

Negli ultimi anni hanno lavorato nell'Ospedale cantonale di Aarau persone di circa 80 nazioni (il 70% con passaporto svizzero, il 16% con uno tedesco e il 14% con uno di un'altra nazionalità). I pazienti curati nell'ospedale provengono da 164 paesi (il 75% dalla Svizzera, il 24% da un altro paese, invece dell'1% la nazionalità è sconosciuta).

I visitatori come reagiscono all'arte?

In modi molto differenti. Una storia molto bella mi è stata raccontata da un amico che andava a visitare tutti i giorni la moglie gravemente malata. Doveva attraversare diversi edifici e il parco; procedeva aggrappandosi via via alle singole opere d'arte cercando di trarre forza dai quadri, si trattava di opere di pittori e artisti che conosceva. In seguito mi ha detto che non sapeva se avrebbe sopportato quel periodo così difficile senza la presenza di quelle opere.

E i pazienti?

Nel nostro ospedale in ogni camera dei pazienti c'è un'opera. Naturalmente non sempre la scelta incontra il loro gusto o perché è troppo moderna o perché è troppo antiquata. Ma per tutti è positivo che la camera sia abbellita da un'opera che li porta fuori dal mondo della malattia.

Quale influsso ha avuto la pandemia sul Suo lavoro?

Abbiamo dovuto rimandare mostre e progetti musicali e abbiamo sempre cercato di appendere negli spazi pubblici le opere adeguate. E io ho finalmente messo a posto il magazzino delle opere e dopo il primo lockdown ho organizzato un mercato delle pulci per i dipendenti dell'ospedale.

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