Germania

Un pacchetto di misure per gli obiettivi sul clima

Il programma si propone di agire su emissioni, edilizia privata, mobilità, industria e politica energetica. Fermento anche sul fronte Csr

di Roberta Miraglia


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Un impianto fotovoltaico a Bad Arolsen in Assia

3' di lettura

La sostenibilità, soprattutto ambientale, è prassi radicata in Germania ma con la recente affermazione elettorale dei Verdi ha fatto un ulteriore passo avanti. A settembre la Commissione ministeriale federale per la tutela dell’ambiente ha lanciato un ampio pacchetto di misure volte al raggiungimento degli obiettivi nazionali fissati per il 2030 in materia di climate change. Il programma si propone di agire su una serie di aree strategiche: emissioni di CO2, edilizia privata, mobilità, industria e politica energetica.

Il pacchetto - spiega Jörg Buck, Consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (AHK Italien)- introduce un Trading System per le emissioni di CO2 nazionale per i settori della mobilità e dell’energia termica, sulla base del quale le aziende che si trovano a dover sforare i propri limiti di CO2 possono acquistare quote extra di emissioni da operatori più virtuosi (che invece sono stati al di sotto delle proprie quote); tra il 2021 e il 2025 è previsto un sistema incrementale con un prezzo fisso annuale (da 10 euro a tonnellata nel 2021 fino a 35 euro nel 2025). In generale, entro il 2030 si mira a ottenere il 65% dell’energia elettrica su base rinnovabile.

Per quanto riguarda la mobilità elettrica, agli incentivi diretti e fiscali si accompagnerà una campagna di costruzione di punti di ricarica, con l’obiettivo di un milione di colonnine pubbliche entro il 2030. Per l’industria è infine prevista una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 48 milioni di tonnellate entro il 2030.

«L’attitudine tedesca è di avere una forte commistione tra gli investimenti pubblici e il settore privato - osserva Buck -; spesso sono proprio le imprese che, anche partendo da fondi statali, diventano agenti del cambiamento sociale tanto che, a quanto ci risulta, in Germania per ogni euro di investimento pubblico destinato al privato ne ritornano due allo Stato, quasi il doppio della media europea». I temi della sostenibilità hanno innescato cambiamenti epocali in settori nevralgici per l’economia tedesca come l’automotive, la chimica e l’energia. «Basti pensare al complicato processo di trasformazione dell’auto - prosegue - che coinvolge pubblico e privato e che non può avere una risoluzione a breve perché prosegue su più fronti: un diesel sempre meno inquinante, l’elettrico, l’idrogeno fino al concetto stesso di mobilità che, ad esempio nei grandi centri urbani, non può più prescindere dal car sharing o dall’intermodalità».

Anche sul fronte della sostenibilità sociale (Csr) la Germania sta studiando soluzioni innovative dopo aver avviato un tavolo di confronto dieci anni fa. «Nel 2009 è stato creato il National Csr Forum» ricorda Rita Santaniello, partner dello studio legale tedesco Rödl & Partner. Il Forum a livello federale riunisce 41 esperti provenienti da settori diversi due volte l’anno per discutere di questioni legate a Csr e sostenibilità. Come piattaforma multi-stakeholder ha avuto un ruolo chiave nella preparazione del cosiddetto National Action Plan on Business and Human Rights per la Germania, nel 2016.

«L’approccio del Governo tedesco - spiega Santaniello - corrisponde alla cosiddetta “Corporate self-commitment strategy”: il governo monitora gli sviluppi volontari adottati dalle varie aziende, prima di decidere come agire. L’obiettivo è che entro il 2020 metà delle imprese con più di 500 dipendenti istituisca al proprio interno meccanismi di due diligence sui diritti umani (Hrdd processes)». E il Governo rilancia e discute di un disegno di legge del ministero della Cooperazione economica e dello Sviluppo (Bmz) che - sottolinea Svenja Bartels, partner di Rödl & Partner - obbligherà le aziende a costituire meccanismi di compliance interni per la protezione dei diritti umani. Dovrebbero essere obbligate: le aziende di una certa dimensione; le imprese il cui business rientra in settori ad alto rischio (industria estrattiva, agricoltura, silvicoltura, pesca, moda, elettronica, food); le aziende che operano in contesti ad alto rischio (teatri di guerra).

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