editorialeimpegni e realtà

Un pagherò e un cabriolet

di Alberto Orioli

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1' di lettura

Un pagherò e un cabriolet. Il lessico del gioco d’azzardo si adatta bene alla bozza di decreto legge su reddito di cittadinanza e quota 100. Se non cambierà all’ultimo minuto resterà un testo che oscilla tra mistificazione del principio di realtà (in tema previdenziale) e velleitarismo (in tema di assegno anti povertà). Il pagherò è nel congegno del reddito di cittadinanza perché si parte dal presupposto che in tre mesi l’Italia sgarrupata dei centri per l’impiego diventi il Mississippi del lavoro che si trova con l’ok nella schermata del telefonino.

Una fiaba narrata, con più malizia che ingenuità, a uso delle elezioni europee.

Come è evidente funzionerà solo il reddito trasformato in incentivo per le imprese che vogliano assumere. Forse meno fiabesco, ma semplice e diretto al punto. Il resto rischia di essere solo lavoro sommerso.

Il cabriolet, l’assegno scoperto vero e proprio, è invece l’operazione di quota 100: azzerare 5 anni di età pensionabile nel secondo Paese più vecchio del mondo, con aspettative di vita in crescita, garantisce solo l’aumentare del disavanzo previdenziale che già oggi è di 1.300 euro a testa (neonati inclusi), con un esborso totale di 21 miliardi nei primi tre anni.

E se poi, come potrebbe essere, questo ribaltone previdenziale rimarrà solo un’una tantum, un’icona passeggera da esporre nelle teche del Governo del cambiamento per poter dire «ci avevamo provato», lascerà sul campo solo una grande confusione tra diritti e aspettative e disillusioni.

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