innovazione sociale

Un passaporto digitale per le non profit

di Alessia Maccaferri


3' di lettura

Da domani le organizzazioni del terzo settore avranno una chance in più di innovazione: iscrivendosi alla piattaforma di Italia non profit, saranno indicizzate efficacemente sul web, avranno la possibilità di accedere ai bandi riducendo burocrazie ed errori e potranno integrare i propri dati sulle piattaforme di crowdfunding. “Il passaporto digitale vuole offrire gratuitamente opportunità di trasformazione digitale e normativa, sfide che il terzo settore è costretto ad affrontare” spiega Giulia Frangione, amministratore della startup a vocazione sociale e società benefit, Italia non profit.

L’esigenza di fondo è valorizzare le tantissime organizzazioni non profit, che spesso con pochi mezzi e di piccole dimensioni, hanno poco tempo e poche competenze da investire sul digitale, su strumenti di raccolta fondi o da dirottare in lunghi e talvolta farraginosi bandi di enti filantropici.

Da quando è nata un anno fa la piattaforma è diventata uno dei punti di riferimento del settore. Da gennaio circa 180mila utenti unici hanno visitato il sito cercando orientamento per il volontarito ma anche informazioni su enti e associazioni da contattare o a cui donare. Già 2.100 organizzazioni si sono registrate mettendo a disposizione degli utenti i propri dati ma la piattaforma contiene anche dati - raccolti da fonti pubbliche - su altre 150mila organizzazioni non profit.

Un patrimonio che ora viene messo a sistema, rendendo la piattaforma una sorta di information hub del dato, a vantaggio sia delle non profit che degli utenti/donatori. Una direzione, quella digitale, che è anche dettata dalla Riforma del Terzo settore, che ora rende obbligatoria l’iscrizione a un registro nazionale digitale.

Il passaporto digitale di Italia non profit è un cruscotto di informazioni suddivise in 40 campi differenti, non solo la classica anagrafica ma informazioni su bilanci, governance, iscrizione a registri, attività prevalenti, beneficiari, terriotri serviti ecc. Compilare questo form - operazione che l’ente farà dunque una sola volta - spinge le non profit a mettere in ordine i propri dati e a standardizzare le informazioni, rendere chiara la propria mission e definirsi meglio scegliendo tra diversi tag. I primi dieci campi corrispondono peraltro a quelli richiesti dal registro nazionale. Inoltre ogni ente può decidere cosa rendere pubblico ed eventualmente può dichiarare con un logo la propria totale trasparenza (nel caso in cui decidesse di mettere online tutte le informazioni). Di per se stesso il passaporto digitale per le non profit diventa un modo più accurato e di valore reputazionale per presentarsi ai donatori, alle aziende, agli enti erogatori (siano fondazioni d’impresa, di origine bancaria o istituzioni pubbliche).

Ma l’aspetto più innovativo del progetto è l’integrazione. Verranno infatti indicizzate sui motori di ricerca direttamente le informazioni degli enti, riuscendo di fatto ad avere sul web una maggiore visibilità, insperata per chi non ha una figura seo o risorse da investire. L’altra integrazione forte riguarda le piattaforme di crowdfunding e i bandi. La piattaforma GuideStar Usa ha calcolato che il 40% delle organizzazioni impiega tra le 5 e le 10 ore per presentare una richiesta di finanziamento. Accedendo con Italia non profit - dopo aver compilato il passaporto digitale - si autocompilano i campi ricorrenti (per esempio l’anagrafica), arrivano alert per aggiornare i dati, per esempio di bilancio. E si riduce il rischio di errori formali. Con evidenti vantaggi in termini di efficienza e di efficacia.

Il vantaggio poi è anche per gli enti di erogazioni. Da un lato ricevono un dato che è stato in un qualche modo validato da un ente terzo. E dall’altro acquistando la “suite” di Italia non profit - su questo pilastro si basa la sostenibilità della startup - hanno uno strumento che ambisce a diventare uno standard e che è progettato non da sviluppatori software ma da persone che hanno disegnato il servizio declinandolo sul terzo settore e le sue caratteristiche specifiche. Tra i primi attori della filantropia a offrire agli enti la possibilità di accedere loggandosi a Italia non profit c’è Only the Brave Foundation (fondazione del gruppo Otb creata 10 anni fa da Renzo Rosso) che ha aperto il bando Brave Actions for a better world e che ha utilizzato strumenti e procedure digitali in favore della trasparenza, accesibilità e data integration.

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