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Un patto per le competenze del settore Culturale e Creativo

Anche le ICC avranno il loro Pact for Skills. Presentato durante l'evento di lancio di ArtLab2022 il quadro di lavoro europeo sarà dedicato all'upskilling e re-skilling dei lavoratori culturali

di Roberta Capozucca

5' di lettura

Il rapporto tra professioni, formazione e occupazione è oggi uno dei principali topos delle ricerche sulle politiche culturali. La pandemia, che ha mostrato con chiarezza la fragilità di tutto il comparto creativo, ha messo in luce un mercato del lavoro ancora molto immaturo, con un profondo scollamento tra domanda e offerta, tra livello professionale e retribuzioni, tra formazione di base e competenze richieste. Fra le crepe di queste debolezze, negli ultimi mesi, si sono moltiplicate ricerche e progetti che indagano la situazione degli operatori culturali, alimentando il dibattito europeo su come l'aggiornamento delle competenze sia uno strumento per sostenere i processi di cambiamento in atto all'interno del settore.
In questo contesto, la Commissione Europea ha lanciato il primo Pact for Skills per le Industrie Culturali e Creative: un meccanismo di cooperazione sviluppato all'interno della European Skills Agenda e volto a far dialogare gli attori chiave della filiera, da quelli regionali a quelli europei, con l'obiettivo di trasformare le esigenze del settore culturale in percorsi di upskilling e reskllling per i suoi lavoratori.

Che cos'è il Pact For Skills

Dopo il settore dell'automotive, dell'aerospaziale, delle costruzioni e dell'agroalimentare, anche le industrie culturali e creative avranno il proprio Pact for Skills - Patto di settore sulle competenze. L'obiettivo della Commissione Europea, che di fatto l'ha inserito per la prima volta tra i 14 Ecosistemi strategici della Nuova Agenda Industriale della UE, è quello di innescare un processo di identificazione e analisi dei fabbisogni formativi del settore, sia su scala nazionale che europea, per permettere alle ICC di affermare la propria centralità nell’economia dell’Unione e dei suoi paesi membri.

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La nuova dimensione economica della cultura, che va progressivamente sostituendosi al paradigma precedente che la interpretava come un accessorio prettamente istituzionale e politico, continua a richiedere assestamenti strutturali in ogni suo ambito: dalla perimetrazione del mercato alla dimensione legislativa, dalle politiche del lavoro fino ai percorsi di studio. In tutte queste aree, oggi si scontano gli effetti di percorsi formativi non coerenti con l'evolvere dei contesti in cui si opera e che nutrono l'inadeguatezza delle attuali categorie professionali. In questa situazione di urgenza, si inseriscono le azione di coordinamento europeo del Pact For Skills: tavoli informali di lavoro in cui i principali attori di settore, dai network europei alle autorità locali, si confronteranno sui bisogni del comparto e sulla definizione di una tabella di marcia per la riqualificazione e il riconoscimento delle competenze dei lavoratori della cultura.

Il piano di lavoro, presentato in occasione dell'evento di lancio di ArtLab 2022, si basa su un processo aperto e inclusivo che coinvolgerà tutti coloro che hanno sottoscritto o vorranno sottoscrivere il Creative Pact for Skills Manifesto: un documento prodotto tra novembre 2021 e febbraio 2022 dalla Commissione Europea, insieme allo European Creative Business Network e alle sue organizzazioni associate, in cui si sottolinea in particolar modo la necessità di promuovere il riconoscimento dei titoli tra i Paesi dell'Ue, sostenendo anche in ambito culturale la diffusione delle qualifiche professionali basate sullo European Skills, Competences and Qualification (ESCO) e sullo European Qualification Framework (EQF), i quadri europei che permettono di confrontare ed equiparare le competenze professionali, e non i titoli i accademici, nei diversi Paesi.

Tra i bisogni formativi rilevati dal documento, è stata rilevata l'urgenza di intervenire sulle capacità e sulle competenze per l’ambiente digitale e la transizione verde, ma anche fortificare le competenze gestionali, finanziarie e imprenditoriali, nonché le competenze trasversali per promuovere l'innovazione intersettoriale. Certo oggi è molto difficile immaginare come dalle specificità nazionali si possa costruire un quadro europeo di competenze, soprattutto se pensiamo alla frammentazione del settore, per questo è importante pensare al Pact for Skills come una cornice dentro cui ogni paese europeo può sperimentare e costruire il proprio quadro delle competenze, fondato su bisogni, legislazioni specifiche ed esigenze territoriali. Dal lancio del partenariato europeo il 28 aprile 2022, di cui fanno parte saltanto tre organizzazioni italiane Fondazione Fitzcarraldo, Materahub e Accademia del Teatro la Scala, la partecipazione al gruppo di lavoro informale rimane aperta ma soggetta a valutazione. È possibile inviare la propria candidatura tramite la piattaforma della Commissione Europea per poi scegliere a quale Pact for Skills aderire.

E in Italia? Qualcosa si muove

Prendendo ad esempio lo stato di alcune professioni ormai entrate a pieno regime nel vocabolario del settore, ma mai pubblicamente riconosciute, come gli economisti della cultura o i progettisti culturali, sappiamo quanta fatica si faccia in Italia a parlare di nuove professioni e contestualmente di riqualificazione di quelle esistenti. Sebbene ci sia l'esigenza, e si riconosca la necessità di coinvolgere profili con competenze sempre più trasversali, nelle selezioni pubbliche si continuano a prediligere profili che, almeno sulla carta risultano chiusi, verticali e definiti. Basti pensare all'ultimo mega-concorso del MiC, risalente allo scorso dicembre, in cui la selezione di 250 profili è stata fatta sulla base del titolo accademico universitario e non delle ulteriori esperienze trasversali; si selezionavano nello specifico bibliotecari, archivisti, architetti, storici dell'arte, archeologi, paleontologi, biologi, chimici, demoetnoantopologi, restauratori, statistici, ingegneri, fisici e geologi. Nulla a che vedere, insomma, con l'accellerazione dell'ibridazione delle competenze e della trans-disciplinarità di cui parla proprio il Creative Pact for Skills della Commissione Europea.

Contestualmente alle critiche, bisogna dare evidenza che anche all'interno del Ministero qualcosa sta muovendo. Nell'ambito del PNRR sono state infatti pubblicate le linee di indirizzo della Missione 3 “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” - Componente 1 “Turismo e Cultura 4.0”, al cui interno è collocata l'azione 3 dal titolo “Capacity building per gli operatori della cultura per gestire la transizione digitale e verde”. L'intervento, di competenza della Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC, prevede un investimento di 155 milioni di euro a sostegno della ripresa dei settori culturali e creativi attraverso azioni di aggiornamento professionale e strutturale proprio nell'ambito green e digitale.

Il programma è articolato in due linee d'azione; la prima (Azione A1 e B1) ha l'obiettivo di realizzare 80 interventi formativi, di cui 40 in ambito digitale e 40 in ambito green per un investimento totale di 20 milioni di euro. I soggetti chiamati a realizzare le attività, che potranno presentare una proposta progettuale, sono organizzazioni pubbliche o private, partenariati stabili o partnership tra più soggetti del settore in possesso di competenze ed esperienza sia nel campo della formazione che in quello della produzione culturale, innovazione digitale, dell'ambiente, della gestione culturale. Rispetto agli interventi di miglioramento dell'ecosistema, i destinatari delle azioni A2 e B2 sono micro e piccole imprese, organizzazioni profit e no profit e soggetti del Terzo Settore costituiti entro il 31/12/2020 ed operanti nell'ambito delle industrie culturali e creative sull'intero territorio nazionale. In questa linea d'intervento, le agevolazioni sono concesse sotto forma di contributo a fondo perduto e nella misura massima dell'80% della spesa del progetto ammissibile, ai sensi e nei limiti del Regolamento de minimis per gli aiuti di Stato. Il contributo massimo riconoscibile sarà di 75.000 €. I progetti dovranno concludersi entro 18 mesi dalla sottoscrizione del provvedimento di ammissione e non oltre giugno 2026. La procedura è di tipo valutativo con graduatoria, fino ad esaurimento delle risorse.

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